A inizio aprile, la Polonia ha deportato a Kabul tre richiedenti asilo afghani, nonostante l’ordine della Corte europea dei diritti dell’uomo di sospendere il volo.
Le autorità polacche avevano programmato il rimpatrio di nove migranti afghani per il 10 aprile. Tuttavia, la Corte di Strasburgo ha emesso un provvedimento provvisorio d’urgenza che imponeva alla Polonia di sospendere l’operazione, citando preoccupazioni per la sicurezza delle persone in caso di rimpatrio in Afghanistan. Nonostante fossero state informate della decisione della Corte due ore prima della partenza dell’aereo, le autorità polacche hanno proceduto comunque a deportare a Kabul tre persone (nessuno dei quali con precedenti penali), mentre i restanti rimpatrii sono stati sospesi. Il fatto è stato reso noto a fine aprile da OKO.press. Secondo i giuristi, si tratta di una gravissima violazione dei principi di leale cooperazione tra la Polonia e la Corte di Strasburgo.
Diritto d’asilo sospeso da oltre un anno
A marzo 2025 la Polonia ha sospeso il diritto di asilo, imponendo restrizioni temporanee alla protezione internazionale al confine con la Bielorussia. Il governo ha prorogato più volte i “60 giorni” di sospensione, di fatto arrestando le domande di asilo per oltre un anno. Il premier polacco Donald Tusk ha affermato che i rischi per la sicurezza al confine bielorusso giustificavano tali misure.
“Ho provato oltre un miliardo di volte a mettermi in salvo”, ha affermato un ventenne afghano ad Associated Press, al telefono da un centro di detenzione nella Polonia orientale, raccontando come i talebani abbiano ucciso suo padre e lo abbiano arrestato e picchiato. Il resto della sua famiglia resta nascosta in Afghanistan. Tuttavia, le autorità polacche “non si sono curate” della sua richiesta d’asilo.
Come tanti altri afghani, il giovane ha attraversato il confine tra Bielorussia e Polonia ed è poi riuscito a raggiungere la Germania, da dove è stato rinviato in Polonia secondo il Regolamento Dublino dell’UE. Ma anziché valutarne la domanda d’asilo, le autorità polacche hanno deciso direttamente di espellerlo, poiché era entrato dal confine bielorusso.
Il giovane intervistato dall’AP è tra i circa 120 afghani detenuti in Polonia. Un suo amico, a suo dire, sarebbe stato deportato in Afghanistan dalla Polonia, e da allora la sua famiglia non ha più avuto sue notizie. Secondo gli operatori umanitari, buona parte degli afghani detenuti in Polonia aveva lavorato con il precedente governo afghano alleato degli Stati Uniti, o con le truppe NATO, prima del ritiro americano e della caduta del paese nelle mani dei talebani nell’agosto 2021.
Le critiche delle organizzazioni per i diritti umani e del Consiglio d’Europa
Il Difensore civico polacco e l’UNHCR hanno criticato la sospensione del diritto di asilo da parte della Polonia, affermando che sia incompatibile con il diritto internazionale e le Convenzioni di Ginevra sui diritti dei rifugiati, che obbligano i paesi di accoglienza a esaminare la richiesta di protezione di ogni singolo individuo.
Le organizzazioni per i diritti umani affermano che la Polonia abbia esteso la portata della misura non solo ai migranti fermati al confine, ma alle persone trovate in tutto il paese, purché siano entrate dal confine bielorusso. In pratica, tutti gli afghani sono esclusi dal diritto di chiedere asilo, indipendentemente dalle loro circostanze individuali.
Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, ha scritto al governo polacco a inizio aprile ed espresso la sua preoccupazione. “A questo proposito, prendo atto delle informazioni relative al recente rimpatrio in Afghanistan di un gruppo di cittadini afghani dalla Polonia, ai quali non è stata data la possibilità di presentare domanda di asilo”, ha scritto O’Flaherty.
Questa zona grigia giuridica ha messo a disagio anche Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere. I suoi osservatori si sono ritirati da un volo organizzato dal governo polacco verso il Pakistan lo scorso anno, dopo aver appreso che le autorità polacche non avevano valutato correttamente le domande di asilo delle persone rimpatriate. “Dobbiamo assicurarci che le persone rimpatriate abbiano seguito l’intera procedura di asilo prevista dal diritto dell’UE”, ha dichiarato Krzysztof Borowski, portavoce di Frontex. Secondo l’Agenzia europea per l’asilo (EUAA), il 65% dei richiedenti afghani ottiene asilo nei paesi europei, in media.
Le critiche di accademici e difensori dei diritti umani
Tomasz Sieniow, professore all’Università Cattolica di Lublino e direttore dell’Istituto per lo Stato di Diritto, ha denunciato la condotta delle autorità polacche, in spregio delle decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo. Secondo Sieniow, “la violazione del principio di leale cooperazione con la Corte europea dei diritti dell’uomo nei casi di migrazione è diventata la specialità della casa polacca”.
Il professore ricorda tre casi alla Corte di Strasburgo, tra il 2024 e il 2026, in cui il rappresentante del governo polacco avrebbe presentato false dichiarazioni, affermando ad esempio che i rifugiati avrebbero potuto entrare in Polonia con il treno da Mosca (in realtà fermo dal 2020) o ai valichi di frontiera con la Bielorussia (quando solo quello di Terespol era in realtà aperto). Inoltre, nel caso A.K., la Polonia ha prima fornito assicurazioni diplomatiche che non avrebbe espulso il cittadino tagiko, per poi tentare di deportarlo, fortunatamente senza successo. Infine, il governo polacco ha cercato di giustificare i respingimenti alla frontiera a Terespol, e non ha dato seguito alle misure provvisorie stabilite dalla Corte – talvolta arrivate solo mezz’ora prima che i rifugiati venissero respinti da Terespol in territorio bielorusso.
Tutti questi episodi si sono verificati durante il mandato dell’attuale governo polacco, sottolinea Sieniow – un governo che si vanta di aver ripristinato lo stato di diritto e di aver restaurato la posizione della Polonia all’interno delle istituzioni europee. “Il governo cerca di distogliere l’attenzione da questo problema accusando la Corte di proteggere i criminali, mentre le persone coinvolte non avevano commesso alcun reato e, a nostro avviso, erano vittime di azioni illegittime da parte delle autorità polacche. Non abbiamo dubbi che, nel caso dei tre cittadini afghani rimpatriati, la Polonia fosse determinata, per ragioni del tutto irrazionali, a portare a termine l’espulsione a tutti i costi.”
Il professor Sienow si chiede fino a quando la Corte europea dei diritti dell’uomo e le istituzioni del Consiglio d’Europa continueranno a tollerare le violazioni dei diritti uomini e il disprezzo per il dovere di leale cooperazione con la Corte. In tal senso, la lettera di Michael O’Flaherty potrebbe essere il primo segnale di un cambiamento, volto al “ripristino dello stato di diritto per i richiedenti asilo in Polonia”.
Foto: Protesta a Cracovia, agosto 2021 [Jakub Porzycki/Agencja Gazeta]
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