Mercoledì 13 maggio, a Oraio, tra i monti di Myki, si è tenuta la commemorazione dei 65 soldati greci musulmani caduti nella Seconda Guerra Mondiale, organizzata dal Comando Militare Supremo della Tracia. Per la prima volta, la cerimonia annuale ha visto la partecipazione del Ministro della Difesa greco, Nikos Dendias.
Il discorso di Dendias
Dalla piazza centrale del villaggio, il ministro ha rivolto un messaggio di unità e uguaglianza a tutti i cittadini greci di fronte allo Stato. Dendias ha sottolineato che lo Stato greco onora “coloro che hanno perso la vita difendendo la Grecia e che costituiscono parte inscindibile della nostra memoria e tradizione nazionale collettiva”.
Il ministro ha definito la Tracia “un luogo d’incontro, un crocevia di civiltà” e un “esempio di convivenza armoniosa per l’Europa”, e ha evidenziato che la minoranza musulmana greca “è parte integrante del carattere di questa regione, una componente inscindibile e preziosa dell’identità stessa della Grecia. Un Paese europeo la cui coesione nazionale non si crea attraverso l’esclusione, bensì attraverso l’inclusione, l’uguaglianza di fronte alla legge, il riconoscimento e la fiducia. Con la certezza che chiunque abbia servito questa patria, chiunque sia morto per essa, appartiene senza dubbio al suo abbraccio e alla sua tradizione”.
I greci musulmani oggi
Con il Trattato di Losanna del 1923, lo Stato greco ha riconosciuto l’esistenza di una minoranza musulmana in Tracia, ma non la considera una minoranza etnica. Grazie a tale riconoscimento, i musulmani della Tracia (così come i cristiani di Istanbul) furono esentati dallo scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia successivo alla guerra greco-turca (1919-1922).
In Tracia occidentale vivono oggi circa 130.000-150.000 cittadini greci di confessione musulmana. La minoranza ha un rappresentante al Parlamento di Atene, 235 scuole elementari bilingui (in greco e in turco) e due scuole superiori, a Xanthi e a Komotini – stessi comuni in cui sono presenti anche due scuole teologiche.
Nonostante le belle parole del ministro Dendias – rivolte forse anche ad oliare le buone relazioni con la Turchia – per i musulmani di Grecia restano aperte varie questioni di libertà religiosa.
In primis, la nomina dei muftì, competenti anche su diritto di famiglia e successioni sulla base della sharia – e dal 1985 di nomina statale, in violazione del trattato di Losanna. I musulmani greci hanno quindi iniziato ad eleggere i propri muftì, che il governo greco ha multato per esercizio abusivo del ministero religioso. Nel 2002, un caso alla Corte europea dei diritti umani a Strasburgo ha confermato che il governo greco aveva violato la libertà dei muftì eletti. Dal 2018, a seguito del caso Molla Sali a Strasburgo, l’applicazione della sharia tra i musulmani greci è divenuta facoltativa.
Pesa inoltre anche l’ombra dell’ex articolo 19 del Codice di cittadinanza, che permetteva al governo greco di revocare la cittadinanza di cittadini etnicamente non greci che avessero abbandonato il paese. Secondo le statistiche ufficiali, 46.638 greci musulmani della Tracia e del Dodecanneso hanno perso la cittadinanza greca dal 1955 al 1998, quando la legge è stata abolita, ma non retroattivamente.
Infine, resta controversa la terminologia usata per riferirsi alla minoranza musulmana nella Tracia greca. Il governo di Ankara insiste sul nome di “minoranza turca“, mentre Atene evita di utilizzare termini etnici per la minoranza musulmana, evidenziando la compresenza (oltre al gruppo turcofono) di musulmani di etnia greca, pomacchi (bulgari) e rom. Alcune organizzazioni locali che si rifanno all’identità turca, come l’Unione turca di Xanthi e l’Associazione delle Donne Turche dei Rodopi, sono state bandite per aver usato tali termini etnici. Nel 2008 la Grecia è stata di nuovo condannata a Strasburgo per violazione della libertà di associazione, ma le autorità si sono rifiutate di legalizzare tali organizzazioni.
Foto: Amna.gr
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