Sit - in della diaspora serba a Roma in sostegno alle proteste studentesche

La diaspora serba in piazza, sit-in anche a Roma

La protesta degli studenti serbi contro il governo del presidente Aleksandar Vučić non si è mai limita ai soli confini del paese. L’ultimo esempio di ciò ci è arrivato il 9 maggio scorso quando in tutto il mondo, ma soprattutto in varie città europee, molti cittadini della diaspora si sono riuniti nelle piazze per ricordare le vittime di Novi Sad e chiedere ancora una volta maggiore trasparenza e democrazia per il loro paese.

“La diaspora decide, gli studenti vincono”. Questo il motto che ha unito migliaia di serbi, sparsi per il mondo, ma desiderosi di partecipare alle proteste in corso nel loro paese da circa 18 mesi. A Roma il sit-in si è tenuto a Largo Torre Argentina e le persone presenti erano circa 30: studenti, lavoratori, ma anche famiglie in vacanza in Italia.

Dietro lo striscione con lo slogan, tante bandiere e due piccoli cartelli con scritti i nomi delle 16 vittime del disastro di Novi Sad, il tragico evento che ha fatto esplodere le proteste contro il governo del presidente Vučić. Moltissimi i passanti, romani e non, che si sono fermati per chiedere notizie o per saperne di più sulla natura della protesta.

Il ricordo delle vittime e la Vittoria della diaspora

Sedici le vittime del crollo della pensilina e sedici sono stati anche i minuti di silenzio all’inizio del sit-in; poi Marija, una delle organizzatrici, ha letto un testo diretto e dedicato ai membri della diaspora, coloro che «provengono dalla Serbia e non rinunciano ad essa».

Nei prossimi giorni Vučić dovrebbe annunciare la data delle elezioni anticipate, ma molti dei presenti in piazza si aspettano da lui un trucco elettorale, ovvero scegliere una data estiva per scoraggiare il voto. Ciò che però preoccupa ancor di più sono i brogli e le pressioni che il governo da anni mette in atto contro le opposizioni per vincere le elezioni, sia locali che nazionali. Se per chi vive in Serbia si tratta di violenze e intimidazioni durante il giorno del voto, per chi vorrebbe votare a distanza c’è il forte timore di brogli e la necessità di controllare il processo di voto che si tiene in ambasciata. Tatjana, una delle organizzatrici dell’evento, proprio per la paura di brogli il giorno del voto sarà presente in ambasciata a controllare la regolarità del voto. «Non possiamo permettere che il voto della diaspora sia truccato».

Anche la scelta del giorno per il sit-in non è casuale, il 9 maggio in Serbia, come in altri paesi dell’est europeo, è il giorno della vittoria sul nazifascismo ed il tema della vittoria ricorre anche nel discorso tenuto in piazza: «Oggi affermiamo che la Vittoria non appartiene solo al passato. La diaspora non sarà osservatrice passiva e nostalgica, ma partecipante attiva alla vita politica della Serbia».

L’impegno organizzativo e lo scetticismo sull’UE

Il sit-in romano nasce dalla forza di volontà e dall’impegno di quattro ragazze che, mettendosi in contatto con altri membri della diaspora in Italia e in Europa, hanno organizzato questa giornata di protesta da svolgere in maniera coordinata a livello internazionale.

Ci sono state manifestazioni o sit-in a Milano, Parigi, Londra, Dublino, ma anche a Vienna e Praga e a Miami, negli Stati Uniti. «Un sit-in segreto è stato organizzato anche in Qatar dove è vietatissimo, ma la forza di volontà degli organizzatori ha superato anche questo ostacolo» ci racconta una delle organizzatrici, che lavora a Roma.

La diaspora serba in Italia è composta da circa 70.000 persone, di cui nel Lazio circa 2.000. La diaspora copre ogni età, ma le generazioni più vicine alle proteste studentesche sono quelle più giovani  a cui piacerebbe un giorno tornare a casa e vivere in un paese più democratico e meno corrotto.

Dall’Italia lo sguardo verso la Serbia non può che essere in relazione all’Unione Europea, ma sull’argomento adesione all’UE tra i presenti regna grande scetticismo. Di questo tenore è anche la reazione alle recenti elezioni ungheresi vinte da Peter Magyar ai danni di Viktor Orbàn, al potere a Budapest negli ultimi 16 anni. A riguardo una delle organizzatrici commenta: «Vučić purtroppo è molto abile nel mantenersi in equilibrio tra Russia, Stati Uniti ed Europa e non sarà semplice modificare questo status quo».

Tuttavia, anche se l’adesione formale di Belgrado all’UE dovesse continuare a rimanere un miraggio, l’interesse dei passanti romani verso la questione serba, così come l’accoglienza ricevuta in Croazia, ormai un anno fa, dai 21 studenti serbi che a passo di corsa raggiunsero Bruxelles, sono sintomi inequivocabili di appartenenza allo stesso continente, quello europeo.

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Chi è Andrea Mercurio

Ho 26 anni, sono laureato in Scienze Politiche, amo scrivere in ogni modo e in ogni forma. Sono appassionato di Storia e Attualità, da qualche anno mi sono interessato in particolare ai Balcani.

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