Alla pesante sconfitta subita in Ungheria dalla coalizione Fidesz-KDNP, si è aggiunto il calo dei consensi fra gli elettori all’estero.
Preso atto della vittoria schiacciante di Peter Magyar e di Tisza in patria, Viktor Orbán ha dovuto registrare un trend negativo anche tra le minoranze ungheresi dei paesi limitrofi. Gli elettori all’estero in passato si erano dimostrati fedelissimi del governo, mentre ora il consenso, seppur ancora maggioritario, è diminuito di circa dieci punti percentuali.
Il voto postale in Ungheria
Nel sistema elettorale ungherese, i cittadini che si trovano fuori dai confini nazionali hanno il diritto di esprimere il proprio voto alle elezioni.
Chi vive all’estero, ma ha mantenuto la residenza in Ungheria, può votare sia per i collegi uninominali che per le liste di partito. Deve farlo personalmente, presso le rappresentanze diplomatiche.
Chi invece non ha più (o non ha mai avuto) la residenza può votare per posta ed esprimere la propria preferenza solo per le liste.
Questo secondo gruppo è composto per la maggior parte dalle comunità ungheresi che, in seguito al Trattato di Trianon del 1920, si sono trovate a vivere in altri Stati nazionali. I gruppi più consistenti sono quelli della regione storica della Transilvania (Romania), della Vojvodina (Serbia), della Slovacchia e dell’Ucraina.
Nel 2010 il primo governo Orbán ha facilitato l’accesso alla cittadinanza per le comunità della diaspora, una decisione che per tanti ungheresi oltre confine ha rappresentato una svolta epocale. Una misura simbolica che leniva il lungo trauma della separazione.
Sebbene per molti la cittadinanza ungherese fosse per lo più una questione emotiva e identitaria, nel 2012 il governo Orbán ha offerto ai “nuovi” concittadini anche la possibilità di iscriversi ai registri elettorali e votare per posta alle elezioni parlamentari. Un diritto che è stato esercitato per la prima volta alle elezioni politiche del 2014.
Il voto postale nel 2026
Nelle passate elezioni i voti postali avevano convogliato un consenso molto elevato per la coalizione Fidesz-KDNP. Sebbene questo abbia avuto un impatto limitato in termini di seggi parlamentari, il diritto di voto degli ungheresi oltreconfine è stato molto criticato dalle opposizioni per scarsa trasparenza rischio di brogli. La durata decennale della registrazione alle liste elettorali e le modalità di raccolta delle schede elettorali sollevano infatti dubbi sull’integrità del voto.
Quest’anno però il sostegno a Fidesz nel voto postale è sceso all’84%, un dato sensibilmente ridimensionato rispetto al 94% del 2022, il 96% del 2018 e il 95% del 2014.
È importante sottolineare che i risultati non sono rappresentativi dell’intera popolazione delle comunità ungheresi, ma solo di coloro che, una volta registrati, hanno effettivamente votato. Ad esempio del milione di ungheresi di Transilvania solo un terzo è iscritto alle liste elettorali, e solo in 206.960 hanno votato.
Tuttavia, il dato del calo del consenso per il partito di Orbán, unito a quello di un generalizzato aumento delle registrazioni al voto per posta, suggeriscono che anche oltre i confini nazionali è cresciuto il desiderio di un cambiamento.
Equilibri futuri
Il legame tra le comunità della diaspora e l’Ungheria non è però solo identitario o politico. Negli anni il governo di Budapest ha stanziato ingenti risorse per la promozione della cultura ungherese tra le minoranze. I finanziamenti, destinati alla costruzione di scuole, centri culturali, biblioteche e persino ospedali e ospizi per anziani, sono stati gestiti per lo più dai maggiori partiti che rappresentano gli ungheresi all’estero, come la Romániai Magyar Demokrata Szövetség (RMDSZ) in Romania e la Vajdasági Magyar Szövetség (VMSZ) in Serbia, entrambi alleati di Fidesz.
Durante la campagna elettorale, Péter Magyar si è più volte rivolto ai connazionali oltre confine, promettendo che i loro diritti (incluso quello di voto) e il rapporto con l’Ungheria non sarebbero stati toccati. Nelle intenzioni del nuovo premier c’è anche quella di mantenere gli stanziamenti economici a patto che vengano gestiti in modo più trasparente, senza le dinamiche clientelistiche degli ultimi anni.
Anche per i partiti che rappresentano le minoranze ungheresi, dunque, la sconfitta di Fidesz apre una fase di incertezza.
Magyar, comunque, ha dimostrato fin da subito un atteggiamento aperto al dialogo. Appena dopo la comunicazione del risultato elettorale il premier eletto ha avviato contatti con i leader delle minoranze ungheresi all’estero e ha dichiarato di volerli incontrare di persona prima di formare il nuovo governo.
Il primo incontro, con Kelemen Hunor dell’RMDSZ, si è tenuto il 21 aprile a Budapest. Nonostante il rapporto tra i due leader fosse stato molto teso durante la campagna elettorale, Magyar ha dichiarato che il colloquio ha portato all’accordo su diverse questioni, dal rapporto tra i due partiti, ai diritti della comunità ungherese in Romania a questioni locali. Tuttavia il quotidiano transilvano Transtelex ha riportato che il commento di Hunor, in seguito alla riunione, è stato molto meno entusiasta e più cauto di quello di Magyar, suggerendo che la convivenza futura potrebbe essere più complessa di quanto il nuovo premier immagini.
Foto: HGV