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Kyiv e i castagni: tra storia e simboli

Quando si parla di Kyiv, il pensiero corre subito alla Rus’, oppure, inevitabilmente, negli ultimi anni, alla guerra. Eppure, come tutte le città, Kyiv non è fatta solo di storia solenne e pagine drammatiche, ma vive anche di simboli quotidiani, piccoli dettagli che raccontano la sua identità con leggerezza.  Ad esempio, uno dei simboli più celebri sono i castagni in fiore che ogni primavera ne ridisegnano il volto. Nel giorno in cui la capitale ucraina celebra se stessa, vale la pena fermarsi proprio su questi elementi: quelli che non finiscono nei manuali, ma restano impressi nella memoria di chi la attraversa.

Uno dei simboli più amati? I castagni…

Non è un caso che il giorno della capitale ucraina viene celebrato l’ultima domenica di maggio. Questo è il momento in cui Kyiv si riempie dei fiori bianchi e rosa di castagni, trasformandosi in galleria a cielo aperto. Non è solo una questione botanica: il castagno è entrato nell’immaginario cittadino, compare nei souvenir, nelle canzoni, persino nei dolci. Infatti, il castagno viene rappresentato in un altro simbolo della città: la Kyiv Tort. Il castagno è un simbolo gentile, quasi domestico, che racconta una Kyiv diversa da quella che ci si aspetta.

Storia o leggenda?

Nonostante il castagno arrivi dalla Grecia, Kyiv lo ha fatto suo, intrecciandolo con la propria storia fino a trasformarlo in leggenda. La più famosa risale alla metà dell’Ottocento e ha come protagonista lo zar Nicola I di Russia. Si racconta che nel 1842 il governatore della città, Dmytro Bibikov, fece piantare dei castagni lungo il viale che allora portava il suo nome, in occasione della visita imperiale. Ma allo zar quei nuovi alberi non piacquero affatto e ordinò che venissero immediatamente sradicati e sostituiti con più austeri pioppi piramidali. Tuttavia, i castagni estirpati non andarono perduti: i cittadini li portarono via e li ripiantarono un po’ ovunque, nei cortili, nei giardini, lungo le strade. Il processo si consolidò poi con la piantumazione dei castagni lungo Chreščatyk durante la ricostruzione della città dopo la Seconda guerra mondiale.

Così, quasi per dispetto, Kyiv si riempì di castagni e da allora non ha più smesso di fiorire. Tuttavia, non si tratta solo di alberi. I cittadini hanno iniziato ad utilizzarlo la foglia del castagno un po’ ovunque: sui souvenir, sugli edifici e, persino, sullo stemma. Uno degli esempi più noti è la Casa con serpenti e castagne, in Velyka Zhytomyrska 32. Oggi in restauro, l’edificio presenta una facciata in cui il castagno intrecciato a due serpenti viene talvolta interpretato come una sorta di albero del mondo. Lo status ufficiale del castagno come simbolo di Kyiv fu riconosciuto nel 1969, quando venne adottato un nuovo stemma della città, opera di Florian Yuryev e Boris Dovgan. Infatti, nello stemma di Kyiv compare la foglia di castagno, semplice e riconoscibile, quasi a voler raccontare un’identità che nasce dal basso, dalla vita quotidiana. E anche se dopo aver ottenuto l’indipendenza, nel 1995 lo stemma viene sostituito con quello pre-sovietico raffigurante l’arcangelo Michele, la foglia del castagno continua tuttora ad essere il simbolo di Kyiv.

Un inno al… castagno

Effettivamente, i castagni compaiono spesso nella musica dedicata alla città, diventando un simbolo immediato e riconoscibile, quasi quanto le sue colline o il Dnipro. Il cantante Pavlo Zibrov, ad esempio, li mette al centro di una delle sue canzoni più note, trasformandoli in un’immagine familiare e affettuosa. E poi c’è il celebre “Valzer di Kyiv”, scritto da Andriy Malyshko e musicato da Platon Maiboroda, dove i castagni diventano quasi una metafora dell’amore: delicati, stagionali, eppure sempre pronti a tornare. Così, tra parole e melodie, Kyiv continua a raccontarsi anche attraverso i suoi alberi — che non fanno rumore, ma riescono comunque a farsi ascoltare.

Quindi oggi, mentre i kyiany (gli abitanti di Kyiv) e i visitatori della capitale celebrano la città, magari davanti a una fetta di Kyiv tort o a una sosiska v tisti alla celebre Perepichka, chi è lontano può solo partecipare a distanza, cantando la celebre “Jak tebe ne liubyty, Kyieve miy?” (come non amarti, Kyiv mia?).

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Chi è Sofiya Stetsenko

Laureata al MIREES (Università di Bologna). Nata in Ucraina e cresciuta in Italia, è appassionata di politica e questioni energetiche nello spazio post-sovietico. E' coautrice di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022)

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