Le elezioni del 12 aprile hanno sancito la vittoria di Péter Magyar e un cambio di regime in Ungheria. Nei Balcani, l’atteso addio a Viktor Orbán incrina un asse tra gli autocrati della regione, come il presidente serbo Aleksandar Vučić e l’ex presidente della Republika Srpska Milorad Dodik. Tuttavia, nell’immediato l’uscita di scena di Orbán non collasserà un sistema di potere ben radicato e ramificato.
L’uomo che metteva d’accordo Mosca, Washington e Pechino
La longa manus di Orbán in Bosnia ed Erzegovina tra separatismo e affari milionari
In Bosnia, per oltre un decennio le minacce separatiste dell’ex presidente della Republika Srpska Milorad Dodik hanno trovato in Orbán un fido alleato e uno scudo efficace. Come nel caso dell’Ucraina, l’Ungheria ha sempre impedito che si raggiungesse l’unanimità sulle sanzioni UE nei confronti di Milorad Dodik – come sottolineato dalla stessa Commissaria all’allargamento, Marta Kos, lo scorso anno.
Alla vigilia della sentenza che ha poi condannato Dodik a 6 anni di interdizione dai pubblici uffici, è stato reso noto come le forze speciali ungheresi fossero presenti a Banja Luka. Sebbene non vi fosse chiarezza sullo scopo della loro presenza, non è da escludere che Orbán potesse voler replicare un’esfiltrazione simile a quella dell’ex premier macedone Nikola Gruevski.
Sfruttando l’appoggio del governo Dodik, Orbán ha concluso affari multimilionari dai contorni opachi nel settore energetico nell’entità serbo-bosniaca, come quelli riguardanti un parco fotovoltaico nei pressi di Trebinje. Il progetto faceva parte di un piano d’investimento tedesco nella regione, in seguito saltato a causa della politica secessionista di Dodik. L’Ungheria si è inserita nel finanziare 140 milioni di investimenti ottenendo concessioni senza trasparenza. Lo stesso è avvenuto nel settore minerario, dove è emersa la longa manus ungherese dietro il controverso sito minerario di Lopare, nel nord del Paese.
Il “modello Orbán” nei Balcani occidentali sarà duro a morire
Nei suoi 15 anni al potere Orbán ha elaborato un manuale d’istruzioni per autocrati locali. Smantellando l’indipendenza della stampa, accentrando tutto il potere dello Stato nelle proprie mani o in quelle di una cerchia di fedelissimi, Orbán ha rappresentato e continua a rappresentare un modello a cui ispirarsi nei Balcani.
Il rischio è che all’interno della regione siano già pronti dei degni eredi del premier uscente ungherese. In Slovenia, si attende il ritorno al potere dell’ex premier e orbanista Janez Janša, dopo il fallimento dei negoziati per una coalizione di centrosinistra. In Bulgaria – e a Bruxelles – tutti gli occhi sono puntati sull’ex presidente Rumen Radev, ora primo ministro, verso cui rimangono forti incognite sulla sua posizione nei confronti della Russia e sulle prossime mosse politiche. Rimangono infine dubbi sulla sorte dell’ex premier macedone Nikola Gruevski su cui pende una condanna a due anni di reclusione per cui Skopje ha presentato diverse richieste di estradizione a Budapest.
Foto: CGTN.com
—
Hey! Lo sai che East Journal e Memorial Italia stanno organizzando un festival?
Si chiama KRONIKA: Voci di Яesistenza da Est, il 6-7 giugno a Bologna.
Se ti va di supportare il progetto, puoi farlo su Go Fund Me.
Grazie!
East Journal Quotidiano di politica internazionale