Aveva minacciato di “cancellare un’intera civiltà” se, allo scadere dell’ultimatum, il governo iraniano non avesse accettato la tregua. E la tregua è arrivata. Così Donald Trump ha potuto comunicare nella notte di aver raggiunto un cessate il fuoco che ottempera a tutti gli obiettivi militari della Casa Bianca. Ma è proprio così?
Cosa c’è scritto nella proposta iraniana
Il presidente americano ha affidato a Truth, il social media di sua proprietà, l’annuncio della tregua, spiegando di aver accettato la proposta iraniana come “valida base per un negoziato”. Andiamo allora a vedere cosa c’è scritto. Si tratta di un piano in dieci punti in cui il governo iraniano chiede anzitutto la revoca delle sanzioni; il controllo sullo Stretto di Hormuz e il conseguente diritto di chiedere tariffe sulle navi in transito; lo sblocco di asset congelati del valore di decine di miliardi di dollari e, soprattutto, il ritiro militare americano dalla regione. Questa è la base negoziale accettata dalla Casa Bianca. Difficilmente tutti i punti verranno tradotti in realtà, ma è chiaro che “a dare le carte” non è Washington. C’è un punto i cui contorni restano poco chiari: l’arricchimento dell’uranio. Teheran non lo rivendica, e Washington potrà dire di aver raggiunto il proprio obiettivo. Tuttavia, gli scopi dell’aggressione israelo-americana all’Iran non erano solo quelli.
Il regime iraniano esce rafforzato
L’Iran era lontanissimo dalla realizzazione di un ordigno nucleare, i siti di arricchimento dell’uranio erano già stati bombardati durante la guerra dei dodici giorni, nel maggio 2025. Più realisticamente, l’obiettivo di Washington era il cambio di regime a Teheran o, almeno, il controllo dello Stretto di Hormuz. La massiccia e indiscriminata campagna di bombardamenti aerei sull’Iran non ha prodotto i risultati sperati: il regime ne è uscito persino rafforzato. Anzi, la guerra ha contribuito a soffocare il grido di rivolta che, negli scorsi mesi, era salito dalla società iraniana, protagonista di proteste che il regime aveva represso nel sangue.
L’accordo proposto è sfavorevole a Washington perché – qualora accettato – legittimerebbe il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz. Un controllo fin qui operato de facto, ma che Teheran vuole vedere adesso riconosciuto a livello internazionale. In qualche modo, attraverso contorsioni retoriche e distorsioni mediatiche, la Casa Bianca e i suoi accoliti cercheranno di convincere l’opinione pubblica occidentale che la guerra è vinta e gli obiettivi sono stati raggiunti. Bisognerà aprire bene gli occhi. Anche perché l’Europa rischia di pagare il conto.
Obiettivi occulti?
La guerra contro l’Iran sembra avesse anche altri obiettivi, oltre a quelli già enunciati. Obiettivi meno evidenti, che forse sono stati raggiunti, vale a dire indebolire e rallentare l’economia cinese, da un lato, ed europea, dall’altro. La Cina è il più grande importatore mondiale di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. E per quanto Pechino sembra aver retto il colpo, sicuramente il colpo è arrivato. Come è arrivato all’Europa, già indebolita e spossata dal conflitto russo-ucraino. Un’Europa percepita dagli Stati Uniti come un competitor da ridurre a più miti consigli. Un’Europa che, ancora una volta, ha mostrato la propria nullità politica e diplomatica, appoggiando goffamente l’aggressione americana e fingendo che a causare la guerra fosse stato il governo iraniano. Un’Europa spettatrice, costretta a pagare il conto dei pasticci a stelle e strisce, che segue il pifferaio di Washington senza sapersi opporre. Fino a quando?
East Journal Quotidiano di politica internazionale