L’Ungheria di Orbán a rischio caos

Dal comizio di Győr ai servizi segreti contro il partito di Magyar. L’Ungheria è in fermento mentre Bruxelles attende.

Da BUDAPEST – La letteratura, si sa, è vera. Più vera della realtà. E guardando le immagini di un Viktor Orbán stanco e stizzito, che in comizio a Győr veniva contestato dai sostenitori del partito all’opposizione TiSza che gridavano “carcere, carcere”, mi è venuta alla mente una delle pagine più mordaci della letteratura moderna ungherese. L’autore, Dezső Kosztolányi, racconta nell’incipit al romanzo la fuga di Béla Kun, storico leader comunista ungherese, che un pomeriggio di agosto del 1919 scappa da Budapest a bordo di un aereo monoposto stracarico di gioielli e di pietre preziose, lasciando l’intero paese nel caos.

Il comizio elettorale

Il comizio di Győr di venerdì 27 marzo verrà ricordato come l’evento spartiacque di questa movimentata campagna elettorale. Primo, perché Orbán ha perso il suo collaudato à plomb. Secondo perché tra gli astanti vi erano anche numerosi uomini vestiti di nero che hanno usato gas lacrimogeni e manganelli contro i contestatori anti FiDeSz. Della polizia nessuna traccia. Ecco perché la mattina dopo in un video su Facebook il candidato premier Péter Magyar ha rivolto un appello alle forze dell’ordine affinché vigilino sul paese. Sempre venerdì a Kálló, a nordest di Budapest, la manifestazione del partito di estrema destra Mi Hazánk guidato da László Toroczkai ha sfiorato lo scontro con la locale comunità rom.

Il rischio caos non è mai stato così alto come in questi giorni.

Che Orbán in un’ipotetica sconfitta elettorale scappi dal paese, non è una situazione così remota. Sua figlia Ráhel, con il marito István Tiborcz, vive negli Stati Uniti già da agosto scorso. I fedelissimi del premier, che in questi anni hanno cumulato enormi ricchezze coi soldi pubblici, Ádám Matolcsy e Lőrinc Mészáros, hanno da tempo società offshore i cui capitali sono ben sicuri all’estero. Del Béla Kun di Kosztolányi a Orbán manca solo il ghigno, ma non è detto che non spunti fuori nei prossimi giorni.

I servizi segreti ungheresi

La società ungherese è in pieno fermento. Ma le acque che si agitano di più sono quelle del sottobosco dei servizi segreti. Esiste in Ungheria dal 2010 un centro antiterrorismo (Terrorelhárítási központ) allo scopo di garantire la sicurezza nazionale. Non importa se di reti criminali o di singoli individui, le sue principali mansioni ruotano attorno alla prevenzione, rilevazione e neutralizzazione di atti terroristici. Dal 2022 poi l’Intelligence non è più alle dipendenze del ministero degli Interni, ma direttamente dell’ufficio del Primo ministro.

A rivelare attività sospette all’interno degli apparati di sicurezza è stata la testata giornalistica Direkt36 che ha raccolto la testimonianza di un investigatore di polizia, Bence Szábó, su come i servizi segreti lavorano per rovesciare il partito avversario. Si tratta di una strategia che va a colpire i sistemi informatici di TiSza. Nel novembre 2025 i dati personali di 200 mila utenti della app TiSzaVilág sono stati hackerati e resi pubblici, così come nel 2021 lo spyware Pegasus, acquistato dallo Stato ungherese, aveva colpito giornalisti e politici dell’opposizione.

La posizione dell’Ue

Intanto Bruxelles attende. “Meglio aspettare il 12 aprile”, ha commentato il presidente del Consiglio europeo António Costa interpellato sul veto di Orbán al prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina di Zelenskij. Si tratta di una strategia rischiosa. Da una parte perché perdere tempo, senza avere la sicurezza che Magyar vinca le elezioni e le vinca con almeno 3-5 punti percentuali di scarto per poter consolidare la sua presenza in Parlamento, equivale a mettere l’Ucraina a rischio bancarotta. Dall’altra perché l’avversario di Orbán è un fervente nazionalista e non è detto che condividerà tutte le azioni politiche dell’Ue.

Un “aspetta e spera” che non sembra di buon auspicio.

Foto: Telex.hu

Chi è Simona Nicolosi

Dottorata in Storia d’Europa presso l’Università di Roma, Sapienza (2010) ha all’attivo tre monografie e numerosi articoli sulla storia e sulla letteratura ungherese nell’età moderna e contemporanea. Guardando ad est (Roma, 2013) è il titolo della monografia dedicata alla politica estera italiana e ai progetti politici di confederazione danubiana. Le edizioni ungheresi del capolavoro di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene analizzate dal punto di vista storico e linguistico sono state l’argomento del volume dal titolo L’eredità del Beccaria in terra magiara (Roma, 2018). Abilitata all’insegnamento universitario, ha insegnato Storia delle Relazioni Internazionali nel dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università della Calabria e History of Europe all’Università estiva di Marburg, in Germania. Presso l’Università degli studi di Szeged in Ungheria sta svolgendo il suo secondo PhD sul tema della Postmemoria (2023-2027)

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