Protagonista indiscusso della vita religiosa e politica del Paese, capace di consolidare la Chiesa come uno dei principali pilastri di legittimazione simbolica dell’ordine post-sovietico georgiano, il Catholicos-Patriarca di tutta la Georgia, Ilia II, è morto il 17 marzo. Quale eredità e quale futuro dopo di lui.
Considerata una delle prime nazioni cristiane al mondo, per aver adottato il Cristianesimo come religione di Stato nel IV secolo, la Georgia vede nella fede ortodossa uno degli elementi fondanti della propria identità e cultura. Neanche la secolarizzazione forzata bolscevica è riuscita a scalfirne la rilevanza, che rimane impressa nella pietra delle monumentali “Cronache della Georgia”, in cui narrativa nazionale e biblica si intrecciano materialmente, oltre che simbolicamente.
Ilia II, nato Irakli Ghudushauri-Shiolashvili, è stato eletto Catholicos-Patriarca di Tutta la Georgia il 23 dicembre 1977. Erede di un’istituzione allora ancora marginale, con lui la Chiesa seppe rispondere alle esigenze storiche e sociali del periodo di transizione in maniera ben più efficace della comunità intellettuale e politica, rafforzando e poi cingendo indissolubilmente quel legame fra nazione e fede.
Lo ricordano il Presidente Kavelashvili e il primo ministro Kobakhidze nei giorni dei suoi funerali, e nell’anniversario della riacquisizione dell’autocefalia, a pochi giorni di distanza: “Quella che stiamo vivendo è un’era che possiamo chiamare senza esitazione ‘la Georgia del Patriarca‘ — non solo un’epoca storica, ma la celebrazione di ciò che siamo come nazione.” “Con la dichiarazione di autocefalia la nazione georgiana ha ristabilito la giustizia storica. Ma è stato grazie al Patriarca che quella vittoria è diventata piena e definitiva.“
Ilia ha fatto la Storia
Già dal 1987 la mano del Patriarcato ha cominciato ad allungarsi per far propri certi simboli nazionali. In quell’anno Ilia II contribuì infatti alla canonizzazione di Chavchavadze, intellettuale del XIX secolo, considerato il padre della nazione georgiana, con cui diede inizio q uel processo di mutua sacralizzazione del nazionale e nazionalizzazione del sacro, che ne avrebbe caratterizzato l’intero Patriarcato.
Lo confermano gli eventi, del 9 aprile 1989. Mentre la folla in protesta contro il regime sovietico riempiva le strade di Tbilisi, fu di nuovo Ilia II a lanciare un appello diretto ai manifestanti, offrendo rifugio nella chiesa di Kashveti per sottrarli alla repressione imminente. Un appello che rimase inaccolto, lasciando dietro di sé 21 morti e una delle memorie collettive più dolorose del Paese, consolidando al contempo la reputazione della Chiesa e, in particolare, del Patriarca come difensori del popolo.
Dall’indipendenza in poi, nessun leader, vecchio o nuovo, vittorioso o sconfitto, è poi riuscito a prendere decisioni senza consultarsi con il Patriarcato (e viceversa). Fra fasi definite di “tandem“, come con Shevardnadze, e governi che cercavano di ridimensionarne il ruolo, Ilia II è rimasto l’interlocutore privilegiato di tutti. Mediatore nei momenti di crisi, e garante di una legittimazione simbolica reciproca che è andata rafforzando tanto l’autorità della Chiesa quanto quella statale, Ilia II ha sempre portato avanti una narrativa di unità nazionale, riuscendo a scongiurare quella frattura che sarebbe stata inevitabilmente anche sociale.
L’ortodossia salverà il mondo: l’eredità di Ilia II
In un contesto come quello georgiano, attraversato da profonde divisioni strutturali – etniche, sociali, politiche… – l’unità è considerata condizione necessaria per il progresso, la pace e la prosperità. Di conseguenza, nel ripensare l’eredità delle proprie figure pubbliche i georgiani non è raro facciano riferimento alla distinzione fra gamaertianeblebi, gli “unificatori”, e gamtishvelebi, i “divisori”.
Da questa prospettiva, Ilia II viene oggi ricordato e celebrato principalmente come unificatore. Non solo per il ruolo che abbiamo visto aver avuto nei momenti più complessi della storia georgiana, ma anche per aver elaborato una dottrina capace di dare coesione a una società profondamente divisa, fondata sulla triade Dio–Patria–Uomo, e sull’armonia fra di loro, facendo della Chiesa il principale elemento di tenuta simbolica del paese. Un’influenza che i numeri confermano, con un indice di approvazione personale fra il 91 e il 96%, Ilia II era di gran lunga la figura pubblica più amata della Georgia.
Allo stesso tempo, va notato come, in molte occasioni, questa dottrina sia stata utilizzata anche per sostenere una posizione critica contro “l’imperialismo culturale occidentale” finendo per convergere con certe retoriche dell’estrema destra georgiana e con la promozione russa di un’identità cristiana condivisa contro il secolarismo occidentale. Una convergenza diventata particolarmente evidente a seguito degli eventi del 5 luglio 2021, quando, in occasione del Tbilisi Pride, la Chiesa organizzò una preghiere collettiva [nei luoghi predisposti all’organizzazione del pride] a cui seguì una violenta aggressione contro i media da parte di gruppi di estrema destra, con alcuni sacerdoti che non solo erano presenti ma hanno apertamente incitato alla violenza “in nome di Dio, della nazione e la purezza”.
Da allora, il ruolo unificatore della Chiesa sembra aver perso “l’immunità contro le critiche“ di cui godeva dall’89 e, sotto questa nuova luce, altre ombre si sono andate allungando dietro la COG: dalla corruzione finanziaria alla mancanza di trasparenza, fino agli scandali di natura sessuale, emersi con particolare evidenza anche a partire dal cosiddetto ‘Caso del Cianuro‘, quando un alto prelato tentò di avvelenare lo stesso Ilia II, svelando le profonde fratture interne alla gerarchia ecclesiastica.
Chi dopo Ilia?
Il nuovo Catholicos-Patriarca sarà eletto dal Santo Sinodo, composto da 39 vescovi, entro due mesi dalla morte di Ilia II, con una maggioranza di almeno 20 voti. Il favorito è già noto: si tratta del metropolita Shio Mujiri, che Ilia II aveva designato come locum tenens già nel 2017, citando il proprio stato di salute.
Shio ha studiato in Russia, ha trascorso molti anni a Mosca ed è considerato un conservatore radicale, favorevole a un rafforzamento dei legami con la Chiesa Ortodossa Russa. È strettamente associato all’ambiente di Sogno Georgiano ed è noto per i suoi rapporti amichevoli con Ivanishvili, preoccupando molti sul futuro rapporto fra Chiesa e Stato, che potrebbe farsi ancora più stretto e conservatore, privando la società georgiana di un’istituzione che possa ancora essere capace di quella mediazione e unificazione, di cui era stato capace Ilia II.
Fonte foto: https://www.culture.gov.ge/siakhleebi/utsmindesisa-da-unetaresis-ilia-ii-is-dakrdzalvis-tseremonia
East Journal Quotidiano di politica internazionale