MONTENEGRO: Progressi e ostacoli, adesione all’UE sempre più vicina?

Negli ultimi mesi, il Montenegro ha impresso una significativa accelerazione al proprio percorso di adesione all’Unione Europea, candidandosi a diventare il prossimo stato membro dei Balcani occidentali. Il processo è oggi entrato in una fase cruciale, tra progressi concreti nei negoziati e persistenti criticità politiche e istituzionali.

Un’accelerazione reale nei negoziati

Era il 4 novembre scorso quando la Commissione europea presentò il pacchetto allargamento per l’anno 2025, il primo dell’attuale esecutivo entrato in carica a dicembre. Per quanto riguarda i Balcani occidentali, il pacchetto confermava Montenegro e Albania come i paesi più avanzati nel percorso di adesione, evidenziando al contempo il sostanziale stallo degli altri candidati.

Mentre Albania e Serbia si sono recentemente “alleate” (!) per proporre alla Commissione europea un nuovo modello di adesione “parziale”, il segnale più evidente della forte accelerazione del Montenegro per entrare a far parte dell’UE arriva dai negoziati tecnici. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, Podgorica ha chiuso provvisoriamente numerosi capitoli negoziali, arrivando a superare la dozzina su un totale di oltre trenta. In particolare, la conferenza di adesione del 26 gennaio ha segnato un ulteriore passo avanti con la chiusura del capitolo sul controllo finanziario, mentre pochi mesi prima erano stati completati altri cinque capitoli chiave, tra cui quelli su capitali, agricoltura e diritto societario.

Obiettivo 2026–2028: una roadmap ambiziosa

Forte di questo primato, il governo montenegrino ha fissato un obiettivo chiaro: chiudere tutti i capitoli negoziali entro la fine del 2026 e completare l’adesione entro il 2028. A tal proposito il capo negoziatore del Montenegro Predrag Zenović si dichiara convinto che l’allargamento è “una delle soluzioni alle complessità del mondo contemporaneo”, confessandosi estremamente fiducioso per il traguardo da raggiungere. 

Anche le istituzioni europee sembrano convergere sulle tempistiche: se il ritmo delle riforme verrà mantenuto, i negoziati potrebbero effettivamente chiudersi entro il 2026, aprendo la strada alla ratifica e all’ingresso nei due anni successivi. Una prospettiva che si inserisce in un contesto geopolitico favorevole: dopo anni di stallo, l’UE ha rilanciato la politica di allargamento, anche alla luce delle tensioni internazionali e della volontà di stabilizzare l’area balcanica.

I nodi ancora da sciogliere

Nonostante i progressi, il percorso resta tutt’altro che concluso. Persistono infatti serie criticità su vari fronti: primo fra tutti lo Stato di diritto e la corruzione, temi centrali nei capitoli 23 e 24 (e problema endemico di tutta la regione, vedasi le gigantesche proteste in Serbia).

Altro nodo importante da sciogliere per il Montenegro riguarda l’instabilità politica interna, con le relative crisi di governo. Non da meno, a ostacolare il percorso di adesione contribuisce il peso delle forze politiche filo-russe e le tensioni con alcuni paesi membri dell’UE, Croazia in primis. Insomma, aspetti non proprio secondari: secondo diversi analisti, senza un’accelerazione anche sul piano politico e istituzionale il calendario resta ambizioso e difficilmente sostenibile.

Un test per l’Europa

Per l’UE l’adesione del Montenegro rappresenta anche un banco di prova: da un lato dimostrerebbe la credibilità della politica di allargamento, dall’altro richiederebbe un equilibrio tra rigore nei criteri e necessità geopolitiche. Non a caso, Bruxelles insiste su un principio fondamentale: l’ingresso deve avvenire sulla base del merito e del rispetto delle riforme, non solo per ragioni strategiche.

In altre parole: la vicinanza del Montenegro all’UE è oggi più tangibile che mai, ma il traguardo resta condizionato da riforme ancora incomplete e da un contesto politico fragile. Resta da vedere se il paese riuscirà a mantenere lo slancio riformatore: se sì, il 2028 potrebbe segnare una nuova tappa nell’allargamento europeo. Altrimenti, il rischio è che l’ennesima promessa di integrazione si trasformi in un ulteriore rinvio.

Foto: Vijesti.me

Chi è Paolo Garatti

Appassionato di Storia balcanica contemporanea, ha vissuto a Sarajevo e Belgrado per qualche tempo. Laureato in Filologia moderna presso l'Università degli studi di Verona, viaggia da solo ed esplora l'Est principalmente in treno

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