Il 7 marzo Diritto e Giustizia (PiS) ha indicato chi sarà il primo ministro in caso di vittoria alle elezioni parlamentari del 2027: è Przemysław Czarnek, della corrente più estremista di un partito già marcatamente di destra. È una scelta discussa, motivata dalla necessità del PiS di uscire da un periodo di grande difficoltà nei sondaggi.
Un ex ministro molto discusso
Przemysław Czarnek (pronuncia pjemisuav ciarnek, con la j alla francese) è una figura storica del partito, ed è stato ministro dell’educazione dall’ottobre 2020 fino alla vittoria del campo largo di Tusk tre anni dopo. In quel ruolo si rese noto, anche al di fuori dei confini polacchi, per la battaglia dai toni feroci contro quella che chiama “ideologia LGBT” nel tentativo di eradicarla da scuole e università. Arrivò a dire che questa ideologia condivide le stesse radici del nazismo, e che le persone queer sono “deviati che non dovrebbero avere gli stessi diritti delle persone normali”, obbligando il presidente del partito Kaczyński a prenderne le distanze. Da quel momento in poi si è ritagliato i panni di conservatore anche all’interno del partito. Czarnek proverà quindi a prenderne le redini iniziando con grande anticipo la campagna elettorale: le elezioni non avranno luogo prima dell’autunno del prossimo anno.
Il momento di difficoltà di Diritto e Giustizia
La scelta di Czarnek e le tempistiche possono essere spiegate dall’evidente momento di difficoltà del partito. I sondaggi mostrano una continua discesa dal settembre 2025: prima di allora il dato sull’approvazione era stabile intorno al 32%, mentre oggi è al 25%. Non era così basso dal 2012, ed è lontano dal 35% con cui il PiS ha comunque perso le parlamentari del 2023. E seppure questi dati non rappresentino ancora una disfatta annunciata, a far particolare rumore è la spaccatura all’interno del partito: diverse fazioni hanno infatti cominciato ad attaccarsi pubblicamente sui social. Kaczyński tenta di calmare le acque minacciando di espellere gli insubordinati, ma questa situazione deriva anche dai problemi di salute e dai segni dell’età accusati negli ultimi mesi, che ne inficiano la leadership.
Secondo un editoriale di Daniel Tilles, si è rivelato un problema anche l’elezione a presidente di Karol Nawrocki, nel maggio 2025. Nawrocki, pur essendo stato sostenuto dal PiS, non ne ha mai fatto parte. Grazie ai suoi modi e al suo carattere, è difficile considerarlo un uomo strettamente legato al partito. Così, nell’ultimo anno è diventato più leader dell’opposizione che del PiS, quasi mettendo in ombra Kaczyński e i suoi.
La crescita di due partiti di destra
Più a destra del PiS ci sono due partiti estremisti che beneficiano della situazione. Uno è Confederazione, una coalizione di partiti radicali che stabilmente si aggira intorno al 13%, mentre a raccogliere la maggior parte dei voti dispersi dal PiS è il KPP di Grzegorz Braun. Il KPP vive un’eccezionale crescita da quando, alle presidenziali del 2025, l’insubordinazione del suo leader lo fece escludere da Confederazione (Braun si candidò autonomamente nonostante il partito avesse appoggiato Sławomir Mentzen), e oggi raccoglie il 9% dei consensi.
Braun rimane un leader molto controverso, troppo pure per Kaczynski, che in passato ha escluso una possibile alleanza. Il suo partito è monarchico già nel nome (Konfederacja Korony Polskiej) e con una marcata connotazione cristiana, al limite del messianico. Le sue posizioni sono anti-israeliane ma anche apertamente antisemite (era diventato virale il video in cui Braun si accaniva con un estintore su una menorah in Parlamento), anti-europeiste, anti-ucraine, anti-americane e filo-russe. Le ultime due caratteristiche basterebbero a rendere il KPP difficilmente compatibile con le politiche del PiS, che però senza una ripresa non potrebbe far altro che rivolgersi a questi due partiti per formare una maggioranza. Una condizione che spiegherebbe la scelta di Czarnek: è un leader che può comunicare con Mentzen e Braun e rivolgersi all’elettorato più conservatore.
Seguendo questa logica, il PiS corre il rischio di allontanare i suoi alleati ed elettori più moderati. La scorsa settimana Kaczynski ha espulso dal gruppo parlamentare un senatore, Jacek Włosowicz, che aveva criticato il partito denunciando la svolta nazionalista. Włosowicz era uscito dal partito nel 2011, ma era stato eletto alle elezioni parlamentari del 2023 sostenuto dal PiS.
foto: Grzegorz Krzyzewski / Fotonews /