ROMANIA: Il conflitto nel Golfo passa anche dalla Romania

Una settimana dopo l’inizio dei bombardamenti sull’Iran e sui Paesi del Golfo suoi alleati, gli Stati Uniti hanno chiesto alla Romania di poter utilizzare le loro basi militari a supporto delle operazioni in Medio Oriente.

Il parlamento rumeno ha convalidato giorno 11 marzo la decisione del Consiglio Supremo di Difesa del Paese (CSAT) votando a larghissima maggioranza a favore dell’autorizzazione agli americani di utilizzare le basi militari sul territorio della Romania (272 voti a favore, 18 contrari e 5 astensioni). La richiesta degli americani si basa sugli accordi bilaterali Romania-USA seguiti alle pratiche di integrazione euro-atlantica della Romania e alla firma della Dichiarazione Congiunta sul Partenariato Strategico per il XXI Secolo tra la Romania e gli USA, un documento importante per i rapporti tra i due stati.

I primi aerei dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti sono arrivati in Romania il 13 marzo presso la Base Aerea 90 “Comandor Aviator Gheorghe Bănciulescu”, vicino a Otopeni, nel distretto di Ilfov, dove si trova anche l’aeroporto civile Henri Coandă.
La Base Aerea 90 è una delle principali infrastrutture delle Forze Aeree Romene ed è tradizionalmente utilizzata per il trasporto aereo strategico e per missioni logistiche. Qui gli Stati Uniti hanno parcheggiato cinque Boeing KC-135 Stratotanker partiti dalla base aerea di Ramstein, in Germania, e che sono poi stati ulteriormente spostati sulle coste del Mar Nero presso la base militare Mihail Kogălniceanu. In Romania arriveranno, inoltre, circa 500 militari americani: le attrezzature e le truppe saranno dispiegate temporaneamente sia nella base di Mihail Kogălniceanu sia in quella di Câmpia Turzii, in Transilvania.

Il Boeing KC-135 Stratotanker è una variante militare del Boeing 707 ed è concepito specificamente per le esigenze del rifornimento in volo: l’aereo può trasportare, infatti, fino a 90 tonnellate di carburante, quasi tutta la quantità trasferibile ad altri velivoli. L’elemento distintivo di questo aereo è il sistema “Flying Boom”, un braccio telescopico situato nella coda dell’aereo e controllato da un operatore specializzato che consente di pompare carburante a velocità di trasferimento molto elevate. Oltre che servire da cisterna volante, questo Boeing può anche trasportare decine di tonnellate di equipaggiamento militare ed evacuare fino a 44 pazienti in missioni mediche. Senza il KC-135, il raggio d’azione degli aerei moderni sarebbe limitato dalla ridotta capacità dei serbatoi interni, mentre lo Stratotanker trasforma missioni di poche ore in operazioni di lunga durata, permettendo a bombardieri e caccia di attraversare oceani senza dover atterrare.

L’autorizzazione a installare e utilizzare capacità militari USA nelle basi in Romania ha una durata limitata a 90 giorni, periodo che può essere esteso solo dopo avere presentato una nuova richiesta. La decisione relativa all’ingresso e allo stazionamento di forze armate straniere sul territorio nazionale viene presa dal Presidente della Repubblica su proposta del Primo Ministro e previa consultazione del CSAT. Secondo la legislazione rumena, il Parlamento viene informato solo successivamente ma comunque entro 5 giorni dalla decisione del presidente. Il fatto che sia stata richiesta la pronuncia in parlamento, la scorsa settimana, potrebbe indicare che il presidente Dan voglia assicurarsi un ampio sostegno politico per la decisione, ma potrebbe anche significare che l’equipaggiamento militare che sarà dispiegato potrebbe uscire dall’ordinario.
I voti contrari alla decisione del CSAT sono arrivati dai parlamentari d’estrema destra AUR, che si sono lamentati di non avere avuto il tempo necessario a studiare la documentazione inviata dalle autorità americane e, inoltre, di non avere avuto accesso a quella parte di documentazione che è stata successivamente secretata.

«Si parla di uno schieramento temporaneo di alcuni equipaggiamenti e forze militari americane in Romania. Si tratta di aerei per il rifornimento in volo, come già discusso nello spazio pubblico, di apparecchiature di monitoraggio e di sistemi di comunicazione satellitare, questi ultimi in correlazione con lo scudo di Deveselu. Sottolineo che questi equipaggiamenti sono di natura difensiva e che non sono dotati di armamento vero e proprio. In termini tecnici, si definiscono equipaggiamenti non cinetici. Essi saranno, nella misura in cui il Parlamento approverà nella seduta prevista per oggi, dispiegati sulla base dell’accordo di partenariato tra la Romania e gli Stati Uniti, ed è una collaborazione della Romania con gli Stati Uniti simile, in questi giorni, a quella che altri Paesi della Nato stanno portando avanti», ha dichiarato Nicușor Dan, dopo la riunione del CSAT della scorsa settimana.

Lo scudo a cui fa riferimento il discorso presidenziale fa parte del sistema missilistico di difesa Aegis Ashore, conosciuto come lo scudo antimissile, operativo dal 2016 presso la base militare di Deveselu, un villaggio nella contea di Olt a circa 180 chilometri da Bucarest.
La base di Deveselu è un’ex base dell’Unione sovietica messa a disposizione dalla Romania a Usa e Nato. Nella base americana si trova un potente radar, otto intercettori di missili di tipo SM-3 e equipaggiamento vario per le telecomunicazioni. SM-3 Standard è un sistema antimissile navale utilizzato dalle Forze navali americane per intercettare missili da aerei e navi di tipo intercontinentale. La difesa antimissile balistica della Nato (BMD) è una delle attività permanenti dell’Alleanza, in quanto componente della difesa aerea e antimissile integrata della Nato. La Romania ha già concesso nel 1999 il diritto di sorvolo agli aerei americani per effettuare gli attacchi in Serbia e nel 2003 la Romania ha sostenuto la guerra in Iraq anche con il dispiegamento delle proprie truppe militari.

Durante la conferenza stampa della scorsa settimana, il portavoce del ministro degli Esteri iraniano ha affermato che «Se la Romania metterà le proprie basi a disposizione degli Stati Uniti, ciò significherà partecipare a un’aggressione militare contro l’Iran», definendo questa eventualità «completamente inaccettabile dal punto di vista del diritto internazionale» e sostenendo che questo comporterebbe una «responsabilità internazionale per lo Stato romeno».

A seguito di queste dichiarazioni, il presidente Dan ha subito contattato il Segretario Generale della Nato Mark Rutte, che incontrerà ufficialmente questa mattina a Bruxelles per discutere di sicurezza internazionale, sia sul fronte mediorientale che su quello ucraino, e del ruolo della Romania nel contesto euro-atlantico.

Foto: US federal government 

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