Origine e significato delle figure impresse sui coni della moneta unica, una storia per immagini del paese balcanico.
Dallo scorso primo gennaio la Bulgaria è ufficialmente il ventunesimo paese dell’eurozona. Esito non scontato di un lungo iter di adozione, travagliato tanto dalle difficoltà finanziarie quanto dallo scetticismo dell’opinione pubblica, che più volte nelle piazze aveva espresso i suoi timori legati al carovita ma anche alla contaminazione delle proprie radici culturali. Da qui probabilmente la scelta delle istituzioni di dare continuità sulle nuove monete alla vecchia iconografia del Lev.
Il cavaliere di Madara
Gli euro bulgari hanno mantenuto quei simboli che alludono, in rigoroso ordine cronologico, ai passaggi storici fondativi dell’identità nazionale. Il primo di questi è il Cavaliere di Madara: impresso sui sei pezzi di taglio inferiore (1, 2, 5, 10, 20, 50 centesimi), riprende un enorme bassorilievo rupestre realizzato all’inizio dell’ottavo secolo nel villaggio omonimo, non distante dalle coste del Mar Nero. L’immagine raffigura un guerriero in sella al suo cavallo impegnato a cacciare un leone, trafitto e disteso sotto di lui.
Si tratta di una dedica a Tervel Khan, zar dei bulgari e successore di Asparuch Khan, leggendario fondatore dell’impero nel 681. Tervel ricevette il titolo di Caesar dal Basileus dei romani Giustiniano II, come attestano alcune iscrizioni in greco medievale, per averlo aiutato con il suo esercito a riconquistare la corona di Bisanzio nel 705. L’appellativo di khan richiama invece l’origine altaica dei cosiddetti Protobulgari, comunità semi-nomade i cui spostamenti al seguito prima degli Unni e poi degli Avari restano in gran parte avvolti nel mistero.
Non ci sono però dubbi sul loro insediamento nella penisola balcanica nel corso del settimo secolo, e sulla progressiva mescolanza etnica con gli slavi autoctoni che contribuì a formare l’odierno popolo bulgaro.
San Giovanni di Rila
Il pezzo da un euro richiama due processi intrecciati di poco successivi, ma altrettanto determinanti per la definizione dell’autocoscienza bulgara. Il primo è quello dell’alfabetizzazione, rappresentato sul campo del rovescio dalla legenda EBPO in carattere cirillico, un inedito assoluto nella storia della moneta unica.
L’alfabeto cirillico fu sviluppato nel corso del X secolo dalla scuola letteraria di Preslav, l’élite culturale dell’Impero Bulgaro, i cui esponenti si riunivano nel nord-est del paese presso il monastero di Ravna. La base di partenza era il celebre alfabeto glagolitico, creato dai loro maestri Cirillo e Metodio per rendere accessibili ai popoli slavi i testi sacri del cristianesimo.
E proprio l’evangelizzazione è il secondo rimando della moneta, il cui tipo raffigura infatti Giovanni di Rila detto l’anacoreta (876 ca.- 946), un santo amatissimo dai bulgari. Secondo le agiografie egli crebbe in una famiglia cristiana agiata ma rimase presto orfano; decise allora di donare i beni ereditati e di trasferirsi sulle montagne per condurre una vita di preghiera e di isolamento. Scoperto da alcuni pastori, il suo esempio divenne subito fonte di ispirazione per migliaia di fedeli. Nel luogo della sua morte venne così fondato un monastero, tuttora meta di pellegrinaggio da ogni parte del mondo.
Paisij di Hilendar
Nel tardo medioevo i bulgari erano ormai caratterizzati da una precisa collocazione geografica e da specifici attributi linguistico-religiosi, ma la conquista turca nei Balcani li costrinse ad una lunghissima stagione di oblio forzato. Il patrimonio e la memoria di un intero popolo, messi a repentaglio da frequenti campagne militari e di islamizzazione, trovarono rifugio nei monasteri, dove furono custoditi e tramandati dall’impegno quasi missionario dei monaci. Uno di loro si trova ora raffigurato sul rovescio della moneta da due euro, segno di gratitudine collettiva per una vera e propria operazione di salvataggio culturale.
Si tratta di San Paisij di Hilendar (1722-1773), dal nome del monastero serbo sul monte Athos che lo ospitò per circa quindici anni. Nato probabilmente a Bansko, egli è ritenuto l’iniziatore del risorgimento bulgaro, nonchè il padre della storiografia nazionale. In età matura si trasferì presso il monastero di Zografou (ancora oggi la casa dei bulgari nell’inviolabile Stato monastico della penisola calcidica), dove nel 1762 completò la Istorija slavjanobolgarskaja (“storia slavobulgara”), opera decisiva per il risveglio delle coscienze e la ripresa delle armi contro l’Impero Ottomano.
I primi euro commemorativi
Detto della serie ordinaria, il Consiglio dell’UE stabilisce che ogni paese dell’eurozona può coniare anche, ma solo su pezzi da 2 euro, due serie commemorative all’anno con lo stesso valore legale. In Bulgaria la prima moneta di questo genere è prevista nei prossimi mesi e sarà, secondo le indiscrezioni, celebrativa dell’alfabeto cirillico. I temi più caldi per le emissioni successive sono invece la rosa damascena, il cui olio è un simbolo nazionale, e il 150esimo anniversario della liberazione, avvenuta nel contesto della grande guerra russo-turca del 1877-1878.
Immagine di Cronaca Numismatica
East Journal Quotidiano di politica internazionale