Cambio di equilibri interni in Ungheria, mentre si infiammano i rapporti con l’Ucraina e spunta il Cremlino.
Da BUDAPEST –
Orbán non smette di sorprendere. Ad un mese dalle elezioni scarta il suo omonimo Balázs Orbán e assume una donna alla guida della campagna elettorale.
Fanny Kaminski, classe 1982, è una ex giornalista, dal 2018 proprietaria unica della Triton Communications Kft. La società si occupa di comunicazione digitale e nel settembre 2022 ha stipulato un vantaggioso contratto con la segreteria del Gabinetto del Primo ministro: 764 milioni di HUF (quasi due milioni di euro) per gestire i canali social di Viktor Orbán.
Da quel momento in poi la scalata al successo è stata fulminea: i ricavi della società sono passati da 18,8 milioni a quasi un miliardo di fiorini ungheresi (due milioni e mezzo di euro). L’incarico alla guida della campagna elettorale è dunque la consacrazione finale per Kaminski che dovrà lavorare d’intesa con il ministro degli Esteri e del commercio Péter Szijjártó, con il ministro dei traposti János Lázár, e con Gábor Kubatov, responsabile degli aspetti organizzativi, che rimangono le figure chiave dell’entourage orbaniano.
Liquidato Balázs Orbán, che ambizioni stile MAGA a parte (come la creazione di una war-room nel palazzo Karmelita, quartier generale del Primo ministro), non è riuscito a soddisfare le aspettative del capo. Le sue aspirazioni da consigliere anticonformista, stile Dominic Cummings, guru della Brexit di Boris Johnson, sono cadute come castelli di carte, visti gli errori commessi dal governo negli ultimi mesi.
E così spazio a Fanny Kaminski, che diventa in un sol colpo la donna più influente d’Ungheria. Non che non ci siano state altre donne in politica (ad esempio la ex presidente dell’Ungheria, Katalin Novák), ma hanno sempre dato l’impressione di essere rappresentanti della “quota rosa” più che esponenti politicamente impegnati.
Anche nel caso di Kaminski, però, bisogna andare cauti, primo perché anche lei è una “moglie di” (il suo ex marito è Árpád Habony, il principale consigliere strategico personale di Orbán dal 2006), secondo perché da più parti arrivano notizie sulla presenza di un terzo incomodo nelle elezioni ungheresi: la Russia di Putin.
Il ruolo del Cremlino nelle prossime elezioni ungheresi
Tre ufficiali dell’agenzia di intelligence militare russa sarebbero arrivati a Budapest pochi giorni fa, mentre la Social Design Agency, società di consulenza mediatica legata al Cremlino, avrebbe preparato una campagna diffamatoria apertamente anti ucraina il cui scopo è colpire contemporaneamente il presidente Zelenskij e l’avversario di Orbán, Péter Magyar.
Quest’ultimo aveva anche provato ad adottare una linea soft nei confronti della Russia di Putin, affermando addirittura che le disparità della campagna elettorale fanno parte del gioco. Una strategia fin troppo arrendevole, repentinamente mutata negli ultimi giorni.
A cambiare le carte in tavola è stata la notizia, data dallo stesso Magyar, secondo cui si sta preparando una nuova ondata di video diffamatori sui canali social, le cui vittime sono alcuni candidati TiSza con le loro famiglie.
I rapporti tesi con Kiev
Intanto alcuni fatti intercorsi tra Kiev e Budapest hanno alzato la tensione alle stelle.
Il 5 marzo scorso il presidente dell’Ucraina ha minacciato di consegnare alle proprie forze armate i recapiti di qualsiasi leader europeo che avesse posto il veto agli aiuti Ue da 90 miliardi per sostenere lo sforzo bellico, ma il riferimento a Orbán era ben evidente. In Ungheria si è immediatamente gridato alla minaccia di omicidio, testuali le parole del ministro degli esteri Szijjártó, e al ricatto (l’embargo petrolifero per la chiusura del gasdotto Druzhba), da parte dello stesso Orbán.
Non poteva rimanere in silenzio Magyar, che è intervenuto nella vicenda giocando la carta del nazionalismo puro: nessun leader straniero può permettersi di minacciare «né il governo Orbán uscente, né il futuro governo Tisza, né nessun ungherese» e chiedendo a Zelenskij di ritirare le sue parole.
Lo stesso giorno a Budapest sono stati intercettati due furgoni blindati che trasportavano circa 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro e nove chilogrammi d’oro. A bordo sette cittadini ucraini, tra cui un ex generale legato ai servizi d’intelligence di Kiev. Espulsi, è stata aperta un’indagine per riciclaggio. Intanto il ministro degli Esteri ucraino Sybiha lanciava pesanti accuse contro l’Ungheria.
È chiaro che le elezioni del 12 aprile prossimo sono ormai diventate un affare internazionale.
Foto: 444.hu
East Journal Quotidiano di politica internazionale