Nella giornata di venerdì 6 marzo, la presidente del Kosovo Vjosa Osmani ha decretato lo scioglimento del parlamento dopo che questo aveva fallito di eleggere un nuovo presidente della Repubblica entro i termini stabiliti, aprendo una nuova fase di instabilità istituzionale dopo quella dello scorso anno.
Il fallimento dell’elezione del presidente della Repubblica
Dopo le elezioni dello scorso dicembre e l’insediamento del nuovo governo guidato ancora da Albin Kurti, in Kosovo tutto era pronto per l’elezione del presidente della Repubblica, necessaria data la scadenza del mandato della presidente Osmani. Secondo la Costituzione kosovara, il presidente viene eletto dall’Assemblea con una maggioranza di due terzi nelle prime due votazioni e della maggioranza semplice alla terza, ma con un quorum di almeno 80 deputati su 120 presenti in aula. Tuttavia, le sedute parlamentari convocate per l’elezione si sono concluse senza successo a causa della mancanza del quorum necessario, con le opposizioni che non hanno partecipato al voto. Da qui la decisione della Osmani di sciogliere il parlamento.
In un’intervista di più di un’ora, Osmani ha dichiarato di essersi sentita pugnalata alle spalle dal primo ministro Kurti, che la aveva definita la migliore presidente del 21esimo secolo e le aveva promesso il supporto del suo partito Vetëvendosje per un secondo mandato. Dall’altro lato, Kurti ha invece dichiarato di aver scelto il Ministro degli Esteri Glauk Konjufca come candidato perché Osmani non avrebbe garantito il quorum necessario in Parlamento, che non c’è comunque stato. La rottura tra i due ex alleati è anche dimostrata dal fatto che Vetëvendosje è stato l’unico partito, insieme alla Lista Srpska, a non aver partecipato alla riunione convocata da Osmani per discutere la scelta di una data per le nuove elezioni.
Il ricorso alla Corte costituzionale
Come risposta, il governo ha deciso di impugnare il decreto di dissoluzione del parlamento dinnanzi alla Corte costituzionale, sostenendo che la decisione della presidente Osmani fosse in violazione della Costituzione.
In attesa di emettere una sentenza, la Corte ha deciso di sospendere il decreto fino al 31 marzo, periodo in cui la presidente non potrà prendere alcuna azione nella direzione di nuove elezioni e le attività parlamentari saranno sospese.
Gli scenari
Dal punto di vista politico, questa situazione non gioca sicuramente a favore del Kosovo, un paese che ha assoluto bisogno di stabilità interna, e i cui partner occidentali speravano che la lunga crisi politica iniziata con le elezioni del 2025 fosse terminata con la formazione del nuovo esecutivo guidato da Kurti. Le elezioni, ormai molto probabili, sarebbero un rischio per tutti. Se Kurti potrebbe avere difficoltà nel ripetere il risultato delle elezioni di dicembre, anche le opposizioni non godono di buona salute, e potrebbero essere punite nelle urne per aver di fatto boicottato il processo di elezione del presidente.
L’incognita maggiore rimane quella del futuro dell’attuale presidente che, dopo essere uscita dalla Lega Democratica del Kosovo (LDK) nel 2020, aveva creato Guxo, partito che sosteneva il governo Kurti, ma da cui si e’ ormai allontanata. Qualora Osmani dovesse rimettersi in gioco e partecipare alle elezione politiche, con una sua lista o tornando nella LDK, questo potrebbe portare ad un rimescolamento delle carte che metterebbe in difficoltà Vetëvendosje più degli altri.
Foto: Balkan Web
East Journal Quotidiano di politica internazionale