Il presidente serbo sfila insieme alla presidente della commissione europea Ursula von der Layen a Belgrado, 15 ottobre 2025.

SERBIA: Preoccupazioni dall’UE per la nuova riforma della giustizia

L’Unione Europea esprime forti preoccupazioni dopo che l’Assemblea nazionale serba ha adottato il 28 gennaio scorso, con una procedura d’urgenza, una serie di modifiche all’ordinamento giudiziario proposte dal partito del presidente Aleksandar Vučić. L’UE, che minaccia la sospensione dei fondi destinati al Paese previsti dal Piano di Crescita se le nuove leggi non verranno riviste, teme un indebolimento dell’indipendenza della magistratura e il conseguente rallentamento del percorso di adesione. 

La Serbia è candidata all’adesione all’Unione europea dal 2012 e ha avviato i negoziati nel 2014. Tuttavia, i progressi sono stati lenti anche a causa di problemi strutturali legati a corruzione, debolezza dello stato di diritto e pressioni politiche sulla magistratura. Un recente rapporto della Commissione europea evidenzia che nel Paese persistono pressioni politiche su giudici e procuratori e mancano meccanismi efficaci per contrastarle. Anche la trasparenza degli organi di autogoverno della magistratura resta limitata e vi sono difficoltà nel garantire procedure indipendenti per la nomina dei magistrati.

In particolare, dopo il crollo di una pensilina della stazione dei treni di Novi Sad nel novembre 2024, che ha causato la morte di 16 persone, è cresciuta la tensione tra l’esecutivo e la società civile, la quale chiede un’inchiesta trasparente per far luce sulle responsabilità dell’incidente. La tensione è aumentata, coinvolgendo la magistratura, quando lo scorso agosto, su ordine della Procura per la criminalità organizzata (TOK), è stato arrestato un numero significativo di personalità di spicco, tra cui l’ex ministro del Commercio, Tomislav Momirović, e successivamente anche l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Goran Vesić. La TOK ha accusato entrambi di corruzione nell’affidamento del bando per la costruzione della stazione dei treni di Novi Sad, ma gli arresti domiciliari per entrambi sono cessati a fine gennaio.

I rapporti tra i poteri dello Stato sono degenerati ulteriormente quando la TOK, nell’ambito di irregolarità legate alla revoca dello status di bene culturale di un edificio nel centro di Belgrado (il cosiddetto Generalstab), ha incriminato l’attuale ministro della Cultura Nikola Selaković e altre tre persone. Il presidente Vučić aveva offerto questo edificio, nell’ambito di un accordo immobiliare, come area edificabile al genero di Donald Trump, Jared Kushner, per la costruzione di un hotel di lusso. La prima udienza del processo si è tenuta poco dopo l’approvazione della nuova riforma.

I tentativi delle autorità giudiziarie di accertare le responsabilità di figure apicali vicine al governo sono stati immediatamente bollati come “un colpo di Stato”. Lo stesso presidente ha poi definito i procuratori speciali “una banda di corrotti”.

Le nuove leggi 

Le riforme approvate a fine gennaio 2026, note anche come “leggi di Mrdić” dal nome del deputato del partito di governo che le ha promosse, modificano vari aspetti dell’organizzazione giudiziaria. Invece che venire incontro alle istanze di trasparenza della società civile, il pacchetto di riforme punta, secondo il suo stesso promotore, a ristabilire il corretto funzionamento del sistema giudiziario “dirottato” dalla magistratura parte della “rivoluzione colorata” attualmente in atto nel paese.

Il pacchetto è stato presentato al parlamento con una procedura d’urgenza, senza che fosse possibile una discussione del suo contenuto.  Secondo Miodrag Jovanović, Professore di Diritto all’Università di Belgrado, le misure più preoccupanti sono quattro. Primo, il forte indebolimento della capacità della TOK di combattere la criminalità organizzata ai livelli più alti, poiché tutti i procuratori che finora vi erano distaccati come specialisti vengono richiamati nelle procure di origine. Secondo, la creazione di un tribunale completamente nuovo a Belgrado, che potrebbe essere riempito di giudici fedeli al governo e che sarebbe competente per i casi legati all’EXPO 2027, evento che presenta un notevole potenziale di corruzione. Terzo, la limitazione dell’autonomia della Procura suprema, che per le sue attività fuori dal territorio nazionale deve ora ottenere il consenso del Ministero della Giustizia. Quarto, viene abolita proprio quella commissione che avrebbe dovuto sostenere i procuratori nel contrastare ordini illegittimi o politicamente motivati dei loro superiori.

Le reazioni dell’Unione europea

Immediatamente dopo l’adozione del nuovo pacchetto, il portavoce per l’Allargamento Guillaume Mercier ha affermato: “Questi emendamenti sono stati preparati e adottati attraverso un processo frettoloso e non trasparente, senza consultazioni pubbliche con tutte le parti interessate, comprese la Commissione europea e la Commissione di Venezia”. Successivamente, durante un incontro a Bruxelles con il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujić tenutosi a inizio febbraio, anche il Commissario europeo per la Giustizia Michael McGrath ha chiesto di sospendere l’attuazione del pacchetto e di procedere a una immediata revisione.

Il guardasigilli serbo dal canto suo ha annunciato la richiesta di una valutazione del pacchetto alla Commissione di Venezia, l’organo consultivo del Consiglio d’Europa che raccoglie esperti in diritto costituzionale provenienti dagli stati firmatari, in linea con le richieste dell’UE. Una delegazione della Commissione si recherà in Serbia il 16 e 17 marzo per incontrare i rappresentati delle istituzioni e delle opposizioni, con l’obiettivo di stilare il parere in tempi brevi.

Secondo fonti diplomatiche, alcuni Paesi hanno chiesto alla Commissione europea di considerare la sospensione dei pagamenti alla Serbia previsti dal Piano di Crescita se il parere della Commissione di Venezia non verrà preso in considerazione. Dello stesso avviso è la Commissaria UE all’Allargamento Marta Kos, la quale ha dichiarato che “La Commissione sta attualmente valutando se la Serbia soddisfi ancora i criteri per i pagamenti nell’ambito degli strumenti finanziari dell’UE”.

Implicazioni 

Le tensioni sulle riforme giudiziarie rischiano di complicare ulteriormente il percorso europeo della Serbia. L’indipendenza della magistratura e la lotta alla corruzione costituiscono elementi centrali dei negoziati di adesione, in particolare nei capitoli relativi allo stato di diritto.

Se Belgrado non dovesse modificare o riconsiderare le riforme contestate alla luce del parere della Commissione di Venezia, si rischia un ulteriore rallentamento dei negoziati anche a discapito dell’Unione Europea che soffre sempre di più l’ambiguità della leadership serba verso il progetto europeo.

Foto: Andrej ISAKOVIC/AFP da eunews

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