MACEDONIA DEL NORD: Un 8 marzo di rabbia e di dolore

Il 2 marzo scorso una madre e sua figlia sono morte a Skopje, in una tragedia che ha indignato la Macedonia del Nord e che ha conferito un significato particolare alle manifestazioni dell’8 marzo.

La tragedia di Ivana e Katja

SKOPJE. Quest’anno la Giornata internazionale della donna non è stata segnata da mimose o celebrazioni, ma si è trasformata in una giornata di lutto e rabbia dopo la morte di Ivana Jovanovska, 31 anni, e della figlia Katja, di soli sei anni, precipitate lo scorso 2 marzo dal sesto piano del loro palazzo nel quartiere di Karpoš. Una tragedia che ha scosso l’intera Macedonia del Nord e che ha portato migliaia di persone in piazza per chiedere giustizia.

Il caso ha infatti scatenato un’immensa ondata di indignazione pubblica, non solo per la tragica morte di Ivana e Katja, ma anche per il sospetto che le autorità competenti non abbiano fatto praticamente nulla per proteggere la donna dagli abusi del marito, ora in custodia cautelare con l’accusa di violenza domestica e istigazione al suicidio. Le indagini hanno infatti stabilito che Ivana ha subito violenze da parte del marito, Stojanche Jovanovski, per sette anni. La donna aveva più volte denunciato aggressioni fisiche e sia la polizia che i servizi sociali erano a conoscenza della sua situazione.

Le indagini

Dietro la morte di madre e figlia non si intravede soltanto un dramma familiare: emerge piuttosto l’ombra lunga di un fallimento sistemico delle istituzioni chiamate a proteggere le vittime di violenza domestica. Dopo la tragedia, il ministero delle politiche sociali ha avviato un’ispezione sul lavoro del Centro per gli affari sociali di Skopje, l’istituzione incaricata di seguire il caso. La procura ha aperto un fascicolo per stabilire se il comportamento dei funzionari possa configurare responsabilità penali.

Le indagini dovranno stabilire se le istituzioni hanno in qualche modo fallito, trascurando i propri doveri. In diverse occasioni Jovanovski aveva aggredito fisicamente Ivana in pubblico, alcuni episodi sono stati persino ripresi dalle telecamere di sorveglianza. L’ultima aggressione è avvenuta appena due ore prima della morte di Ivana e di sua figlia. 

La manifestazione dell’8 marzo

Per questo motivo l’8 marzo a Skopje non è stato soltanto un giorno di commemorazione: molte donne sono scese in piazza con cartelli e candele, accusando lo Stato di non aver protetto Ivana, mentre sui social e durante le manifestazioni è comparsa una frase ricorrente: “Non è stato un suicidio, è un fallimento del sistema”. Ma il vero motto della parata è stato: “Non scompariremo“.

Gli attivisti presenti hanno chiesto alle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità e al contempo rivendicano riforme strutturali e misure concrete per garantire protezione alle vittime: arresti più rapidi dei responsabili, un più efficace coordinamento tra le istituzioni, più centri di accoglienza e maggiore sostegno alle donne che denunciano.

Ivana è solo una delle migliaia di donne che subiscono violenza domestica in Macedonia del Nord. Nel paese – e non solo in Macedonia del Nord, purtroppo – molte donne coinvolte si scontrano con barriere istituzionali insormontabili e le reazioni sono spesso tardive, nella maggior parte dei casi l’intervento delle istituzioni avviene quando la violenza è già degenerata in tragedia.

Macedonia del Nord al terzo posto in Europa 

Le statistiche mostrano che il numero di denunce di violenza domestica è in aumento. Secondo uno studio del Consiglio d’Europa, il numero totale di casi registrati è passato da 1.543 nel 2022 a 1.601 nel 2023, per poi passare a 1.836 nel 2024. Le vittime sono spesso donne adulte e la violenza psicologica e fisica sono le forme di abuso più frequenti. Il Ministero dell’Interno ha inoltre riferito che nelle ultime due settimane sono stati registrati 25 reati legati a violenza domestica, mentre sono state presentate 21 denunce penali e cinque sospettati sono stati posti in custodia cautelare.

Secondo le organizzazioni per i diritti umani il numero di femminicidi nel paese è allarmante: i dati Eurostat del 2023 collocano la Macedonia del Nord al terzo posto in Europa, dopo Lituania e Lettonia. Come spesso avviene ad ogni latitudine, molti femminicidi sono il tragico risultato di violenze di lunga durata già denunciate. Manca totalmente la cultura della tutela: talvolta le denunce vengono minimizzate, alle vittime viene detto di cercare prove, mentre i colpevoli ricevono la sospensione della pena o pene lievi, che rafforza il loro senso di impunità.

Un 8 marzo che cambia significato

La rabbia che ha scandito l’8 marzo 2026 nasce dalla sensazione, diffusa nel paese, che la violenza domestica continui a essere trattata dalle istituzioni come una questione privata, gestita con lentezza amministrativa e senza strumenti di intervento rapidi.

Per molti cittadini quest’anno l’8 marzo ha assunto un significato diverso: non più solo una giornata simbolica dedicata ai diritti delle donne, ma un momento di denuncia. La morte di Ivana e Katja, oltre a essere una tragedia familiare, è diventata il simbolo di un sistema che sapeva e non ha agito. In casi come questo, quando cioè le istituzioni falliscono nel loro compito più elementare – proteggere chi chiede aiuto – la linea che separa la responsabilità individuale da quella collettiva diventa tragicamente sottile.

È per questo che nelle manifestazioni dell’8 marzo molte donne non hanno parlato di fatalità o tragedia, ma di fallimento istituzionale: Ivana aveva chiesto aiuto, e qualcuno avrebbe dovuto ascoltarla davvero. E quando una donna chiede protezione allo Stato e non la ottiene, non muoiono solo una madre e una figlia, muore anche la fiducia nelle istituzioni che avrebbero dovuto salvarle. Le donne di Skopje lo sanno da un pezzo, ed è per questo che gridano all’unisono che non vogliono scomparire più.

Foto: slobodenpecat.mk 

Chi è Paolo Garatti

Appassionato di Storia balcanica contemporanea, ha vissuto a Sarajevo e Belgrado per qualche tempo. Laureato in Filologia moderna presso l'Università degli studi di Verona, viaggia da solo ed esplora l'Est principalmente in treno

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