agricoltori Serbia

SERBIA: Le proteste degli agricoltori e il malcontento sociale che si allarga

Il 1º marzo la protesta pacifica degli agricoltori è stata repressa dalla polizia serba. Alcuni degli arrestati rimangono in carcere e due hanno iniziato uno sciopero della fame, mentre il governo non ha accolto le richieste degli agricoltori.

In Serbia, tra febbraio e marzo l’intensificarsi delle proteste degli agricoltori ha portato al blocco di più di 80 strade regionali, locali e nazionali, con blocchi organizzati di 24 ore. Dopo diciannove giorni, gli agricoltori hanno deciso di bloccare anche i valichi di frontiera. Il 1º marzo un gruppo si è diretto con i trattori verso il valico di Trbušnica, al confine con la Bosnia Erzegovina. L’azione ha provocato il dispiegamento di ingenti forze di polizia, che hanno arrestato dodici persone, alcune delle quali rilasciate poco dopo. La polizia ha detto di aver proceduto agli arresti perché gli agricoltori avevano disobbedito all’ordine di sbloccare il valico di frontiera.

Alcuni di loro sono stati accusati anche di aggressione a pubblico ufficiale, come Zlatko Kokanović, agricoltore e attivista dell’associazione “Ne damo Jadar”. I blocchi stradali si sono al momento fermati, ma alcuni trattori rimangono a Bogatić e vicino a Loznica in solidarietà a Kokanović e agli altri agricoltori che rimangono in prigione, due dei quali hanno iniziato lo sciopero della fame.

Il primo blocco e le richieste degli agricoltori

È dall’ 11 febbraio che i blocchi stradali organizzati per protesta dagli agricoltori sono condotti in tutta la Serbia. I primi due blocchi sono stati quello sull’Ibarska magistrala, autostrada che collega Belgrado alla Serbia occidentale e al Montenegro e quello sulla tratta Kragujevac-Kraljevo. Su quest’ultimo tratto, i produttori hanno rovesciato almeno quattro tonnellate di latte nei pressi di una grande azienda importatrice di latte e prodotti caseari.

Uno dei problemi per chi produce latte è legato alle crescenti importazioni, che minacciano il fragile equilibrio di un settore da tempo in crisi, oltre ai prezzi d’acquisto troppo bassi rispetto a quelli di produzione. Tra le richieste iniziali dei produttori, alle cui proteste si sono uniti anche allevatori di bestiame e produttori di ortaggi, vi è quella di introdurre sovrapprezzi e quote sull’importazione di latte e carne per proteggere la produzione nazionale.

Il 21 febbraio, i rappresentanti di 32 associazioni agricole hanno deciso di radicalizzare le proteste e hanno formulato le seguenti richieste al governo: sospensione delle importazioni di tutti i prodotti agricoli e acquisto delle eccedenze nelle riserve statali per stabilizzare il mercato, introduzione di quote, controlli doganali obbligatori e analisi di laboratorio alla frontiera per le importazioni, ripresa del ritiro del latte per i produttori a cui era stato sospeso, infine la responsabilizzazione di tutti coloro che con le loro azioni hanno danneggiato la produzione agricola e messo a rischio la sopravvivenza degli agricoltori.

Il malcontento che si allarga

Le proteste degli agricoltori non sono una novità nella società serba. Nel 2022 al centro delle proteste c’era il prezzo d’acquisto dei girasoli e anche in quel caso erano state bloccate alcune strade del paese e il centro di Novi Sad. Dopo otto giorni, gli agricoltori raggiunsero un accordo parziale con il governo e rimossero i trattori.

Un anno dopo, i trattori tornarono in strada, soprattutto in Vojvodina. Riuscirono a bloccare la raffineria di Novi Sad, le strade da Zrenjanin a Belgrado e Novi Sad e diverse altre arterie della Vojvodina. Denunciavano la situazione catastrofica del settore agricolo e chiedevano l’abolizione delle accise sul carburante e la regolamentazione del mercato e della borsa merci agricola. Anche in quel caso ottennero un accordo parziale con il governo e dopo nove giorni il blocco finì.

L’economista Danica Popović sostiene che anche questa volta succederà come in passato, “gli agricoltori si ribelleranno, troveranno un accordo con il governo, torneranno a casa e ricominceranno tutto da capo”. Quello che otterranno, a suo dire, saranno solo false promesse e non ci sarà alcun cambiamento strutturale.

È importante sottolineare tuttavia la durata e l’intensità delle proteste di quest’anno, maggiori rispetto a quelle degli anni scorsi. Gli agricoltori sembrano più determinati e hanno l’appoggio del movimento studentesco, che al momento rappresenta l’opposizione principale al governo e al presidente Aleksandar Vučić e che sostiene gli agricoltori attraverso i social media ma anche scendendo in piazza con loro. Gli studenti hanno infatti partecipato alle proteste a Loznica e Bogatić il 4 marzo per chiedere la scarcerazione degli agricoltori detenuti.

L’alleanza tra studenti e agricoltori era già manifesta durante il periodo più intenso delle proteste nel 2025, quando gli agricoltori facevano da scorta agli studenti dopo che questi erano stati attaccati da automobilisti filogovernativi. Se da una parte questa alleanza mostra come le proteste studentesche abbiano saputo creare ponti tra gruppi sociali diversi, dall’altra c’è un elemento ulteriore da considerare, secondo l’analista politico Boban Stojanović. Per Stojanović è indicativo che il “gruppo target” di Vučić alle elezioni si stia ribellando: anche gli abitanti delle zone rurali stanno manifestando disappunto nei confronti del governo, che non sa più cosa fare e continua a commettere errori.

La protesta degli agricoltori potrà dunque non portare a miglioramenti a breve termine nella vita dei singoli lavoratori, ma l’intensità delle manifestazioni e la repressione sono indicative della situazione in Serbia: il fronte anti-Vučić è più determinato che mai.

Fonte: N1

Chi è Lavinia Bagnai

Leggi anche

BALCANI: Kosovo e Albania tra i fondatori del Board of Peace

A seguito dell'invito di Donald Trump, Albania e Kosovo entrano a far parte del Board of Peace come paesi fondatori, gli unici due dei Balcani Occidentali, mentre la Serbia si è mostrata più prudente.