Polonia

POLONIA: Il governo prenota un posto sotto l’ombrello nucleare francese

La Polonia tra i paesi coinvolti nel grande piano di deterrenza del presidente Macron. Il militarismo di Varsavia supera una nuova linea rossa.

Lo scorso 2 marzo, dalla base militare sottomarina di Ile Longue, Emmanuel Macron ha enunciato le linee guida del suo progetto e gli otto partner europei interessati (Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Grecia, Belgio, Polonia, Svezia e Danimarca). Da Varsavia il governo di Donald Tusk ha confermato le trattative in corso e ha promesso ulteriori sforzi per il riarmo nazionale, senza escludere un arsenale nucleare autonomo per il futuro.

La proposta di Macron

Il piano di rafforzamento dell’Eliseo nasce da premesse ormai note a tutti: le guerre in corso alle porte del vecchio continente e del Mar Mediterraneo, una proliferazione nucleare sempre meno controllabile e l’eccezione francese nell’Unione Europea, unica potenza atomica rimasta dopo la Brexit. Macron inoltre ha tenuto a premettere che la trasparenza e la collaborazione con la NATO non verranno intaccate, ma il suo sistema di dissuasione avanzata (così lo ha definito lo stesso presidente) contiene comunque elementi di novità significativi.

Dopo oltre tre decenni di costante riduzione quindi, la Francia tornerà ad incrementare la dotazione nucleare della sua force de frappe, oggi composta da un reparto aereo, collocato nel nord-est del paese a Saint-Dizier, e dal già citato reparto subacqueo nel mare di Bretagna. Macron però non rivelerà in pubblico il numero esatto delle testate, per garantirsi quel margine di ambiguità sempre più prezioso in un contesto internazionale radicalizzato.

Un altro inedito nel disegno del presidente è la disponibilità a condividere l’arsenale con gli alleati europei. Un’operazione che, alla luce delle numerose manifestazioni di interesse, diffonderebbe vettori strategici francesi dall’Artico all’Egeo senza modificare la gerarchia di partenza. Macron e i suoi successori infatti si riserverebbero la decisione finale anche sull’utilizzo delle armi stanziate in terra straniera, oltre alla valutazione della posta in gioco, sempre dal punto di vista di Parigi. Unica eccezione in questo quadro riguarda la Germania, coinvolta nella partnership nucleare ad un livello più alto al fine di intensificare la reciproca collaborazione e, perché no, il controllo.

Le reazioni da Varsavia

Come detto, uno dei paesi più attratti dal piano francese è la Polonia, il cui militarismo ha fatto un notevole salto di qualità nell’ultimo quadriennio. Il Primo Ministro Donald Tusk ha commentato l’intervento di Macron a margine di una riunione di governo. Dalle sue parole sono emerse sia la necessità impellente di collaborare con gli alleati in funzione anti-russa, sia l’auspicio che nel medio-lungo periodo Varsavia possa rendersi sempre più autonoma in materia nucleare. Allusione ad una futura bomba atomica polacca?

Nell’attesa di produrre le proprie, l’esigenza di ospitare sul territorio nazionale armi strategiche altrui si era già manifestata dopo il fatidico 24 febbraio 2022. Il primo interlocutore sul tema erano stati gli USA di Joe Biden, con i quali l’allora Presidente della repubblica Andrzej Duda aveva avviato dei colloqui rivelatisi poi infruttuosi. Washington annovera oggi circa 4500 soldati in Polonia, ma equipaggiati esclusivamente con mezzi convenzionali.

Contemporaneamente, nell’ambito della decarbonizzazione accelerata dalla rottura con Mosca, il governo si era attivato per produrre energia nucleare ad uso civile (il primo reattore sta per essere realizzato sulla costa Baltica), altro settore in cui la Francia rappresenta un punto di riferimento, come dimostra il grande summit internazionale andato in scena a Parigi proprio in questi giorni.

L’entusiasmo con cui Tusk ha risposto all’appello di Macron, infine, ha anche una spiegazione politica. Il consenso dei partiti alla svolta atomica, accentuato dalla percezione mai così acuta di una minaccia esterna, è trasversale e coinvolge tanto la maggioranza di Piattaforma civica (Platforma Obywatelska – PO) quanto l’opposizione di Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość – PiS), che si era espressa solo poche settimane prima attraverso il capo dello Stato Karol Nawrocki.

Verso un paese in armi?

Sullo sfondo della diplomazia strategica, la Polonia procede senza sosta nel potenziamento del proprio esercito convenzionale. Il massimo sforzo in questo senso ha coinciso con l’avvento dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti che ha aggiunto, oltre allo spauracchio russo e alla debolezza dell’Unione Europea, lo scetticismo sulla reale disponibilità della NATO ad intervenire in caso di aggressione subita.

Varsavia ha annunciato l’aumento delle spese per la difesa fino al 4.8% del PIL, e l’obiettivo di aumentare i membri delle forze armate dagli attuali 200.000 (che le collocano già ora al terzo posto nell’alleanza atlantica dopo USA e Turchia) fino a 500.000 effettivi. Di conseguenza nelle istituzioni si è riaperto il dibattito sul ripristino della leva obbligatoria, che dopo l’abolizione del 2008 sta ritrovando terreno fertile anche presso l’opinione pubblica.

Immagine tratta da France24

Chi è Enrico Brutti

Si è laureato in Storia all'Università degli studi di Padova

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