BALCANI: Reazioni diverse alla guerra in Iran

Nella mattinata di sabato 28 febbraio, l’esercito israeliano in coordinamento con gli Stati Uniti ha effettuato numerosi bombardamenti contro centri del potere e sedi militari sul territorio iraniano con l’obiettivo dichiarato di rovesciare il regime degli Ayatollah. Le reazioni dei paesi dei Balcani occidentali all’attacco israelo-americano sono state di fedeltà all’alleanza con gli Stati Uniti da un lato, e richiami alla moderazione e diffidenza verso l’interventismo occidentale dall’altro.

Kosovo, Albania e Macedonia del Nord: pieno sostegno all’azione militare israelo-americana

Dal Kosovo, la presidente Vjosa Osmani ha espresso un sostegno inequivocabile alle recenti operazioni militari di Stati Uniti e Israele, affermando che l’ora della libertà per il popolo iraniano è finalmente arrivata ed esprimendo piena solidarietà agli alleati strategici del golfo, che sono partner fondamentali per il Kosovo. Sulla stessa linea si è collocato il neo-eletto ministro degli Esteri Glauk Konjufca, che in più interventi ha rimarcato il supporto agli Stati Uniti nei loro sforzi volti a danneggiare i regimi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale, condannando anche gli attacchi iraniani ad infrastrutture civili negli Emirati Arabi ed in Israele.

La postura del Kosovo non sorprende, essendo la propria politica estera totalmente allineata a quella americana. Il sostegno a questo tipo di azioni unilaterali statunitensi è anche in linea con quanto espresso dalla presidente Osmani alla CNN qualche settimana fa mentre spiegava la propria decisione di entrare a far parte del Board of Peace, ricordando come 27 anni fa non furono le tante risoluzioni approvate dalle Nazioni Unite né le ripetute condanne alla violenza a salvare il popolo kosovaro dal regime serbo, ma un intervento militare forte e deciso degli Stati Uniti e dei suoi alleati NATO.

Analoga la posizione dell’Albania. Il primo ministro Edi Rama ha apertamente difeso l’operazione militare israelo-americana, ribadendo l’allineamento di Tirana con gli Washington e sottolineando come per l’Albania, vittima di un’aggressione cibernetica da parte del regime iraniano come punizione per aver ospitato dissidenti politici, questa non sia una mera questione geopolitica, ma una questione di sicurezza nazionale. Rama inoltre non ha mancato di condannare fermamente ed esprimere la più grande solidarietà per gli attacchi subiti da Emirati Arabi, Qatar ed Arabia Saudita, descritti come paesi ‘fratelli’ e nazioni amanti della pace e della stabilità, esempi di dialogo, sviluppo e modernità. Infine, viste le recenti azioni del regime iraniano contro paesi alleati e la costante repressione del proprio popolo, Rama ha annunciato che l’Albania inserirà il corpo delle guardie della rivoluzione islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Sulla stessa linea si è posta la Macedonia del Nord che, tramite il ministro degli Esteri Timčo Mucunski, ha espresso il totale sostegno ad Israele e Stati Uniti, elogiandone anche gli sforzi diplomatici sebbene non siano stati sufficienti ad evitare lo scoppio della guerra. Nella giornata di domenica, ha anche affermato di avere avuto colloqui telefonici con i ministri degli Esteri di Emirati Arabi e Qatar ai quali ha portato la propria vicinanza per gli attacchi iraniani che hanno violato il diritto internazionale e la sovranità dei loro paesi, non mancando tuttavia di trasmettere un invito ad evitare ulteriori escalation.

Bosnia Erzegovina: la voce di Dodik

In Bosnia ed Erzegovina, a prendere posizione è stato soprattutto Milorad Dodik, storico leader della Republika Srpska, che ha espresso il più totale supporto ad Israele, paese con cui la Republika Srpska, a detta sua, condivide nell’islam radicale un comune nemico esistenziale. Dodik ha infatti affermato che ogni azione presa da Israele per difendere il proprio popolo sia giustificata e comprensibile. Inoltre ha affermato che il popolo serbo è stato esso stesso vittima dell’Iran negli anni ’90, quando il regime degli Ayatollah avrebbe sostenuto durante la guerra in Bosnia Alija Izetbegović, ex Presidente della Bosnia ed Erzegovina, favorendo l’arrivo di combattenti radicali e la creazione di un campo di addestramento a Pogorelica, da cui sarebbero poi passati anche futuri responsabili degli attentati dell’11 settembre, anche se questo non è mai stato accertato da alcuna inchiesta ufficiale.

Dodik ha quindi confermato pieno sostegno a Trump per il suo impegno nella difesa della civiltà giudeo-cristiana e nella lotta contro le cause dell’instabilità globale, insieme all’auspicio di una rapida de-escalation e della ripresa del dialogo per alleviare le sofferenze civili.

D’altro canto, il ministro degli esteri bosniaco Elmedin Dino Konaković, sebbene abbia avuto un incontro bilaterale con il nuovo ambasciatore saudita in Bosnia Erzegovina nella giornata di venerdì, non ha pubblicamente fatto riferimento alla guerra in Iran, e si è limitato a riaffermare le ottime relazioni tra i due paesi e la volontà di rafforzare le relazioni bilaterali soprattutto nel campo economico.

Serbia: il parallelo con il 1999

È dalla Serbia che è giunta la reazione più contraria ai recenti avvenimenti, nonostante gli ottimi rapporti con Israele. Il presidente Aleksandar Vučić ha tracciato un parallelo esplicito tra l’attacco all’Iran e l’intervento della NATO contro la Serbia nel 1999, evocando la memoria dei bombardamenti su Belgrado finalizzati ad un cambio di regime e mascherati da motivi umanitari.

Nella telefonata con lo sceicco emiratino Bin Zayed, Vučić ha sottolineato la necessità di de-escalation e di ritorno al dialogo, ma il riferimento al 1999 non è casuale: si tratta di un richiamo potente nell’immaginario politico serbo, che rafforza la narrativa della Serbia come vittima di un ordine internazionale dominato dall’Occidente.

Montenegro, Croazia e Slovenia

Se il Montenegro non ha preso nessuna posizione netta, la Croazia, tramite il proprio ministero degli Esteri, si è concentrata nel condannare nel modo più assoluto gli attacchi iraniani verso i paesi del Golfo, sottolineando come questo sia il risultato dell’intransigenza e mancanza di credibilità mostrata dall’Iran nei negoziati. Infine, la Slovenia si è limitata ad invitare tutte le parti alla moderazione per evitare un’espansione del conflitto, affermando anch’essa la necessità del rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.

Per concludere, la guerra in Iran è solo all’inizio, ma ha già mostrato ancora una volta le forti divergenze in politica estera tra i paesi dei Balcani.

Fonte immagine: BBC

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