Il 24 febbraio 2022 si scatenava l’offensiva russa detta “su larga scala” per distinguerla dalla precedente – e perlopiù ignorata – fase del conflitto, che aveva già visto l’invasione e annessione della Crimea e del Donbass. A guardarla nel suo insieme, la guerra russo-ucraina data il proprio inizio intorno al 20 febbraio 2014, quando la Russia inviò in Crimea, senza dichiararlo pubblicamente e anzi negandolo, proprie truppe prive di insegne a prendere il controllo della penisola. Quello che viene ricordato come il “quinto anniversario” è quindi il dodicesimo. Un conflitto lungo, con molteplici cause e dalle conseguenze ancora imprevedibili. Proviamo allora a evidenziarne i passaggi rilevanti, aiutati proprio dalla durata di questo conflitto: il tempo potrebbe aiutarci a mettere i fatti in prospettive più compiute, ancorché non definitive.
Le persone anzitutto
La guerra uccide. È banale da dire, ma è la questione principale. La pena per le vittime, civili e militari, è ciò che più di tutto scuote le coscienze. Determinare con esattezza il numero delle vittime¹ dall’inizio dell’invasione resta estremamente complesso: i morti sono un dato politico e occorre minimizzare le perdite, da parte dei russi; enfatizzare le vittime, da parte degli ucraini. Il Ministero della Difesa ucraino valuta in 1.253.270 le perdite militari russe – tra morti, feriti, prigionieri e dispersi. Dal canto suo, Mosca sostiene che le forze armate ucraine avrebbero superato il milione di perdite tra morti e feriti ma il presidente ucraino Zelens’kyj ha dichiarato che dall’inizio dell’invasione i soldati ucraini caduti sarebbero circa 55.000. Per quanto riguarda la popolazione civile, le Nazioni Unite stimano che dal 24 febbraio 2022 almeno 15.000 civili ucraini abbiano perso la vita. Il dato non tiene conto dei civili uccisi nei territori occupati dai russi. E niente si sa in merito alle vittime civili russe – che son persone anche loro. Il numero dei morti civili e militari resta quindi dubbio, ma di sicuro c’è che quei morti vengono usati: esaltati come eroi, innalzati a martiri, portano acqua al mulino della guerra, la alimentano. Vittime due volte, vien da dire.
Cinque snodi militari
Senza pretesa di completezza, proviamo a riassumere questi cinque anni di invasione “su larga scala” in cinque luoghi in cui la guerra si è decisa, ragionando su come quegli eventi hanno modificato la nostra percezione del conflitto.
1 – Hostomel – Una delle ricostruzioni più in voga rispetto alle fasi iniziali dell’invasione “su larga scala” è che la Russia intendesse condurre una guerra lampo. Qualora ciò fosse vero, la battaglia di Hostomel sarebbe il primo momento cruciale dello sforzo di autodifesa ucraino. Il giorno successivo all’invasione, l’Ucraina ottenne infatti un risultato importante respingendo le forze russe nella battaglia per l’aeroporto di Hostomel, alle porte di Kiev. Se l’obiettivo del Cremlino era quello di conquistare rapidamente la capitale, al fine di imporre un governo “amico”, ebbene questo fallì nel giro di poche settimane. Le truppe russe furono costrette a ritirarsi dall’area, lasciando dietro di sé devastazione e centinaia di vittime civili.
Tuttavia, c’è chi mette in discussione questa ricostruzione, ricordando come “l’operazione militare speciale” russa vedesse impegnati circa 250mila soldati lungo tutto il confine; come l’invasione di Kiev sarebbe stata più agevole partendo dalla Bielorussia; come il Cremlino fosse al corrente della capacità di difesa ucraina, da anni addestrata con armi e militari occidentali. In tal caso Hostomel sarebbe una battaglia tra le tante di un’ampia strategia di invasione russa. Una battaglia comunque perduta da parte russa, che offrì allo sforzo di autodifesa ucraino la necessaria convinzione di poter resistere. La controffensiva ucraina si alimentò di questi primi successi (si pensi all’epica sviluppatasi attorno a “nave russa vai a farti fottere“) e convinse i partner occidentale a un più convinto sostegno della causa ucraina.
2 – Mar Baltico– Nella notte del 26 settembre 2022, multiple esplosioni sott’acqua danneggiarono gravemente i gasdotti North Stream 1 e North Stream 2 sotto il Mar Baltico, vicino all’isola danese di Bornholm. Le condotte trasportavano gas naturale dalla Russia alla Germania, attraverso cui veniva rifornita mezza Europa. Le indagini, condotte da Danimarca, Svezia e Germania, condussero le autorità tedesche a incriminare un gruppo di persone accusate di aver pianificato e messo in atto l’attacco. Tra queste Serhii Kuznietsov, cittadino ucraino arrestato in Italia nell’agosto del 2025, e tale “Volodymyr Z.”, arrestato in Polonia nel settembre 2025, anch’egli ucraino. La mancata estrazione in Germania dei sospettati ha fin qui interrotto la ricerca della verità. La Germania ha anche emesso mandati d’arresto per altri sei cittadini ucraini sospettati di far parte del gruppo che ha perpetrato l’attacco. Un attacco inizialmente attribuito alla Russia che orientò definitivamente le opinioni pubbliche europee a vedere nel Cremlino, un tempo partner energetico e commerciale, un nemico da combattere, investendo così nel sostegno all’Ucraina.
3 – Zaporižžja – La regione di Zaporižžja è divenuta uno dei punti più sensibili del conflitto. La centrale nucleare locale, la più grande d’Europa, è sotto controllo russo dal marzo 2022 ed è stata al centro di accuse reciproche di sabotaggio. Il 6 giugno 2023 il crollo della diga di Kakhovka, situata a valle, provocò l’esondazione del Dnepr e l’allagamento di vaste aree della regione di Kherson. Sebbene molti sospetti si siano concentrati su Mosca, le cause precise dell’evento restano incerte. C’è chi sostiene si tratti di un intervento ucraino per fermare l’avanzata russa; viceversa altri ritengono si tratti di un’azione russa per fermare la controffensiva ucraina.
4 – Bakhmut – Negli ultimi quattro anni il Donbass è stato teatro di scontri di un’intensità che l’Europa non vedeva dalla Prima guerra mondiale. Bakhmut, che prima della guerra contava circa 70.000 abitanti, è stata rasa letteralmente al suolo. Dopo dieci mesi di combattimenti, la città è caduta in mano russa nel luglio 2023. Una sorte simile è toccata alla cittadina di Pokrovsk, considerata strategica, conquistata dai russi nel dicembre 2025 dopo venti mesi di attacchi. Il Donbass è il luogo in cui l’invasione “su larga scala” si è fatta guerra d’attrito.
5 – Mosca – Evgenij Prigožin, leader del gruppo paramilitare Wagner, avviò una rivolta alla fine di giugno 2023. Una colonna di uomini avanzò fino a Rostov sul Don per poi dirigersi verso Mosca. La marcia si concluse bruscamente con un accordo che, secondo Prigožin, sanciva la riconciliazione con Vladimir Putin. Tuttavia, il 23 agosto 2023, Prigožin morì in un incidente aereo e, successivamente, le forze di Wagner furono assorbite nell’esercito regolare russo. In quell’occasione, la propaganda occidentale volle mostrare il presidente russo, Vladimir Putin, come isolato e accerchiato: descritto come debole, malato, persino deceduto e impersonato da sosia, Vladimir Putin riuscì a mantenere saldo il controllo sull’esercito e sugli apparati di sicurezza, mostrando una solidità del regime che non sappiamo quanto sia reale o apparente. Nella battaglia delle interpretazioni i fatti escono sempre sfocati, incerti, dubbi.
Conclusione
La successiva invasione della regione russa di Kursk da parte ucraina, inattesa quanto spettacolare, condotta nella primavera del 2025, non è servita a bilanciare le perdite territoriali subite dall’Ucraina in vista di un negoziato di pace. Le forze russe hanno lentamente ripreso il controllo della regione, avanzando contestualmente anche in Donbass dove procedono, seppur un passo alla volta, favoriti dal quadro politico internazionale che vede nel progressivo disimpegno americano il miglior alleato di Mosca. Così, sospesa nel limbo di un negoziato incerto, colpita da ripetuti attacchi e fiaccata da quattro anni di guerra, l’Ucraina e il suo governo si trovano a giocare una partita politica complessa, feroce e devastante quanto quella militare. E le battaglie, i droni esplosi sulle città, le offensive e le resistenze, servono solo a influenzare quel negoziato. La guerra per la fare guerra sembra essere finita. Resta solo la guerra per fare la pace, e non è meno dolorosa.
East Journal Quotidiano di politica internazionale