Kosovo governo

KOSOVO: Fatto il governo, ora la sfida dell’elezione del Presidente

A distanza di un anno dalle elezioni del 9 febbraio 2025 e dopo una grave paralisi istituzionale e un clima di permanente campagna elettorale, il Kosovo volta pagina con la nascita di un nuovo governo.

Come ampiamente previsto in seguito alla netta vittoria di Vetëvendosje nelle elezioni dello scorso 28 dicembre, la guida dell’esecutivo resta nelle mani di Albin Kurti, che consolida così la propria posizione grazie alla rinnovata fiducia ricevuta dagli elettori e dal parlamento. Se un anno fa Kurti non era riuscito né ad eleggere come presidente dell’Assemblea Albulena Haxhiu né a formare un governo per la mancanza di pochi voti, oggi la situazione è totalmente cambiata grazie ai 57 seggi ottenuti alle ultime elezioni che, con l’alleanza con alcuni rappresentanti delle minoranze, garantiscono a Kurti una comoda e coesa maggioranza.

Assetto istituzionale dell’Assemblea

Sul piano istituzionale, uno dei passaggi più significativi è stata l’elezione di Albulena Haxhiu alla carica di presidente dell’Assemblea. Figura di primo piano di Vetëvendosje e già ministra della Giustizia nel governo Kurti II, era stata proprio l’intransigenza sulla sua elezione a presidente dell’Assemblea, osteggiata dalle opposizioni, una delle maggiori cause dello stallo istituzionale del 2025. Infatti, soltanto dopo più di 50 tentativi, Kurti aveva virato su un altro nome, portando Dimal Basha a ricoprire la seconda carica istituzionale più alta in Kosovo, anche se soltanto per alcuni mesi prima delle nuove elezioni di dicembre.

Un altro elemento politicamente rilevante è l’assegnazione della vicepresidenza dell’Assemblea spettante alla minoranza serba alla Lista Srpska. Questa posizione torna infatti al partito fortemente manovrato dal presidente serbo Aleksandar Vučić, che ha vinto 9 seggi sui 10 destinati ai deputati serbo-kosovari. La Lista Srpska riprende dunque il controllo del vicepresidente che spetta alla minoranza serba dopo che l’elezione di Nenad Rašić, rappresentante serbo incline alla cooperazione con le istituzioni kosovare e già ministro con Kurti, era stata dichiarata incostituzionale da una sentenza della Corte Costituzionale, che affermava la necessità che fosse la maggioranza dei parlamentari della minoranza serba a proporre un candidato.

Il nuovo governo e le prime sfide

Per quanto riguarda la composizione del governo, non si registrano scosse significative, in continuità con l’esecutivo precedente. Tra i movimenti sicuramente più significativi c’è quello di Glauk Konjufca, ex presidente dell’Assemblea, che assume la guida del ministero degli Esteri e della Diaspora, prendendo il posto di Donika Gërvalla-Schwarz che va alla Giustizia. Il lavoro di Konjufca è iniziato alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, dove a distanza di un paio di giorni dalla sua nomina a ministro ha già potuto incontrare numerosi partner, e proseguirà sicuramente puntando sul processo di integrazione euro-atlantica del Kosovo.

Il primo banco di prova per il nuovo esecutivo e’ stato quello dell’approvazione del bilancio. Il voto sul budget rappresenta un test cruciale per misurare la solidità della maggioranza e la capacità del governo di tradurre le proprie priorità in scelte di spesa. La scorsa settimana è stato approvato un primo bilancio pari a 4,3 miliardi di euro che però, come annunciato dal ministro delle Finanze, è temporaneo e di emergenza, e verrà rivisto secondo le priorità dei nuovi ministri. Un altro passaggio necessario è stata l’approvazione del Growth Plan, il piano di finanziamenti dell’UE che era rimasto bloccato per più di un anno, e che porterà risorse cruciali per il Paese nei prossimi mesi, sbloccando diversi investimenti.

L’elezione del Presidente

Superato lo scoglio del bilancio, l’attenzione si sposta ora sull’elezione del Presidente della Repubblica, che dovrà concludersi entro inizio marzo. Vjosa Osmani ha affermato che cercherà di essere eletta per un secondo mandato, e il suo attivismo degli ultimi mesi è anche da leggere in quest’ottica. Sarà infatti lei a dover trovare una maggioranza parlamentare che sostenga la sua rielezione, necessitando di due terzi dei voti per le prime due votazioni e della maggioranza semplice alla terza, ma con almeno 80 deputati su 120 presenti in aula. In sostanza, Vetëvendosje avrà bisogno dell’accordo con almeno un partito d’opposizione, altrimenti, senza Presidente, il Paese si troverebbe nuovamente costretto alle elezioni anticipate.

Criticata dalle opposizioni per come ha gestito la crisi istituzionale del 2025, la Osmani dal punto di vista internazionale è stata sicuramente in grado di stringere legami con numerosi leader mondiali, come dimostrato dai nuovi riconoscimenti all’indipendenza del Kosovo ottenuti nel 2025, in primis quello da parte della Siria mediato dall’Arabia Saudita, e dall’invito ricevuto, e accettato, a partecipare al Board of Peace, la cui prima riunione ufficiale è stata seguita da un incontro bilaterale tra Osmani ed il Segretario di Stato americano Marco Rubio. Un attivismo non sempre apprezzato dal premier Kurti, il che rende l’appoggio di Vetëvendosje alla sua candidatura tutt’altro che scontato.

In definitiva, il nuovo governo del Kosovo nasce nel segno della continuità dopo un anno “buttato” tra crisi e stalli e stalli istituzionali, che ha influito negativamente sull’immagine del paese a livello internazionale. Se Vetëvendosje rinnovasse la propria fiducia a Osmani come presidente della Repubblica, allora sarebbe davvero tutto come un anno fa, ma con una rinnovata fiducia e un mandato di altri quattro anni sia per il governo che per la presidente.

Foto: Sito della Presidenza della Repubblica del Kosovo

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