CINEMA: Fiume o Morte! Riappropriarsi del proprio passato a Rijeka

“Chi è (per te) D’Annunzio?” Così chiede il regista Igor Bezinović, a inizio documentario, ai passanti del korzo e del mercato di Rijeka – con un rimando implicito a quella domanda degli anni ’70, ko je Tito tebi, chi è per te Tito? “Danuncio? Fašista“, gli rispondono quei pochi che ne riconoscono il nome. Ma è (solo) questo che rimane dei 16 mesi di “festa rivoluzionaria” nella Fiume del dopo Grande Guerra, assediata dall’esercito del Regno d’Italia per le cui autorità l’impresa D’Annunzio è un’inutile distrazione?

L’impresa di Bezinović – appena vincitrice del premio per il miglior documentario agli European Film Award 2026 –  è altrettanto bizzarra. Con una raffazzonata troupe di attori volontari, grazie al supporto iconografico di oltre diecimila fotografie e filmati scattati durante l’occupazione, il regista rimette in scena i momenti più salienti dell’impresa di Fiume fino alla sua conclusione nel Natale di sangue del 1920, tra costumi storici e gli sfondi urbani di una Rijeka trasformata dal tempo. “Avevo una idea chiara in testa, formulata in un pamphlet politico pubblicato a Fiume nel 1922, subito dopo la partenza di D’Annunzio: Viva Fiume, libera e indipendente da ogni sorta di soccorritori, liberatori e protettori!“.

Partito da Venezia in preda alla febbre, il 53enne D’Annunzio raggiunge a Ronchi un convoglio di camion con trecento volontari, con i quali arriva alle alture sopra Fiume, dove lo attende il generale Pittaluga, che lo implora di fermarsi. Ma al rifiuto del Vate, il garibaldino Pittaluga si fa da parte: “non verserò il sangue di altri italiani”. Così i volontari di D’Annunzio entrano a Fiume, dove sono presto raggiunti da migliaia di reduci e giovani da tutta Italia, attirati dal clamore della novità rivoluzionaria. Tra marce militari e discorsi dal balcone, D’Annunzio a Fiume inaugura i canoni dell’estetica che, di lì a poco, sarà assunta come propria dal nuovo regime fascista.

La situazione rischia tuttavia di sfuggirgli di mano: un tentativo di democrazia diretta viene sabotato dalla soldataglia, mentre l’eco dei fatti di Spalato porta a un pogrom contro i negozi non italiani del centro città. Il sostegno di celebrità come Marinetti, Marconi e Toscanini non bastano tuttavia ad evitare a D’Annunzio e ai suoi “legionari”, dopo un anno di baraonda, la retribuzione – nella forma di cannonate da parte delle navi militari del “suo” Regno d’Italia. La conclusione nel sangue di una impresa tanto rivoluzionaria quanto squinternata.

Secondo la cartella stampa, “il risultato è un viaggio cinematografico brutalmente fattuale ma provocatoriamente punk, mortalmente serio ma esilarantemente surreale. Bezinović esamina criticamente le tattiche di performance, manipolazione e propaganda impiegate durante l’assedio e le trasgredisce per creare una corsa sfrenata direttamente nel cuore del caos. Un invito a osare e creare nuovi punti di vista, narrazioni ed esperienze, svela le storiografie nazionaliste come strumenti ideologici efficaci e ostinati, a prescindere da quanto assurdi o ridicoli.”

Gli attori non professionisti si alternano nei vari ruoli – sono almeno sette, quasi tutti calvi, a rappresentare D’Annunzio – e nella narrazione di fondo. Tra di loro: un musicista punk, uno spazzino rom, un ex brigadiere torinese, un veterano della guerra d’indipendenza croata. E forse sono rappresentativi delle varie anime di D’Annunzio come personaggio storico.

“Volevo conoscere il passato della mia città natale, Fiume, ma anche comprenderne il presente da una nuova prospettiva”, afferma Bezinović. “Così facendo ho incontrato centinaia di miei concittadini che desideravano lavorare al film, davanti o dietro la macchina da presa. Ho incontrato autisti, politici, netturbini, archivisti, portieri, cuochi, musicisti, professori, traduttori e camerieri, tutti con idee chiare su come dovesse essere questo film. Ho anche incontrato storici di ogni tipo, da quelli che vedevano D’Annunzio come la versione più folle di Mussolini a quelli che lo vedevano come il Che Guevara italiano.”

L’effetto anacronistico è accentuato dai discordanti registri linguistici: i discorsi di retorica patriottica in italiano letti con accento slavo, la narrazione di sottofondo nel dialetto fiumano dei discendenti degli italiani della Vecchia Fiume. Non mancano i momenti comici, con i giovani attori in costume della Grande Guerra apostrofati in croato e in fiumano dalle vecchie signore che passano sul korzo.

Bezinović non nasconde che si sia trattato di una storia italiana, anche nella violenza tra italiani che la concluse, in cui i fiumani e i croati erano poco più di una quinta di sfondo. “Nessun fiumano partecipò alla redazione di quella costituzione, la Carta del Carnaro”, ricorda il narratore. E allora questa reinterpretazione irriverente è anche una riappropriazione del proprio passato da parte dei fiumani di oggi, a un secolo da quelle scene di machismo e militarismo che ci appaiono così distanti eppure così consonanti con il clima politico del nuovo secolo putinian-trumpiano. Come nota la critica Wendy Ide, “è un tempestivo promemoria del fatto che ridere dei fascisti è una forma di resistenza“.

“In un meno noto saggio del 1960, Pier Paolo Pasolini definisce l’occupazione di Fiume da parte di D’Annunzio una ‘pagliacciata narcisistica’: D’Annunzio vedeva Fiume come un parco giochi personale, un luogo dove sperimentare e mettere in pratica tutto ciò che gli passava per la testa. Con questo film ho voluto mantenere l’idea di D’Annunzio di Rijeka/Fiume come parco giochi, ma questa volta sono i cittadini di Rijeka a giocare,” spiega Bezinović.

Nato a Rijeka,  Igor Bezinović  si è laureato in regia presso l’Accademia d’Arte Drammatica di Zagabria. Tra i suoi film figurano The Blockade (2012), Veruda (2015) e A Brief Excursion (2017). Fiume o Morte! ha ottenuto il premio Tiger al Festival di Rotterdam del 2025.

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Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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