Sarajevo è scesa in piazza dopo un grave incidente avvenuto il 12 febbraio scorso. Un tram è deragliato in centro città, travolgendo i passeggeri in attesa alla fermata e causando la morte di Erdoan Morankić, artista ventitreenne di Brčko. Altre quattro persone sono rimaste ferite, tra cui la diciassettenne Ella Jovanović, che ha subito l’amputazione di una gamba ed è ancora in gravi condizioni.
Cinque giorni di proteste
La prima manifestazione si è svolta il 13 febbraio, il giorno dopo l’incidente. Da quel giorno, la città è stata attraversata da proteste fino a martedì 17 febbraio. La prima giornata di protesta più significativa è stata quella di sabato 14 febbraio: inizialmente prevista per 45 minuti, la marcia si è protratta per circa tre ore. Le manifestazioni sono proseguite domenica, con una marcia partita dall’incrocio davanti al Museo Nazionale, luogo della tragedia. Le mobilitazioni sono organizzate da vari gruppi studenteschi.
La mobilitazione, nata dal cordoglio per le vittime, si sta progressivamente trasformando in una più ampia richiesta di responsabilità politica e riforme strutturali. I vari gruppi studenteschi hanno diffuso una serie di richieste rivolte al governo del Cantone di Sarajevo: chiedono indagini trasparenti, la pubblicazione di tutte le informazioni rilevanti, i registri di manutenzione dei tram della città e le riprese video dall’interno del veicolo al momento dell’incidente. Richiedono anche l’immediata messa fuori servizio di tutti i tram non sicuri e obsoleti fino alla loro adeguata riparazione e la divulgazione pubblica dei dati sulla loro idoneità alla circolazione.
Dimissioni politiche e indagini
Il conducente del tram, Adnan Kasapović, era stato arrestato venerdì con l’accusa di negligenza ed “errore umano”, ma è stato liberato il 15 febbraio dopo che il tribunale cantonale ha respinto la richiesta di custodia cautelare. Il pubblico ministero sosteneva che la causa dell’incidente era il “fattore umano”, mentre la difesa del conducente l’ha attribuita ad un malfunzionamento tecnico del tram. Il suo avvocato ha dichiarato di possedere informazioni secondo cui il tram si sarebbe guastato 50 volte nello scorso anno, ma sarebbe stato rimesso in circolazione dopo essere stato ritirato.
La procura del Cantone di Sarajevo ha aperto un’inchiesta sulla Gradskog saobraćajnog preduzeća (GRAS), l’azienda che gestisce i trasporti pubblici, il cui direttore Senad Mujagić si è dimesso il 16 febbraio.
Il 15 febbraio si è dimesso anche il premier del Cantone di Sarajevo, Nihad Uk. Secondo la legge cantonale, le dimissioni del premier comportano automaticamente quelle di tutti i membri del Governo, che rimangono in carica fino alla formazione del nuovo esecutivo. La decisione di Uk segna quindi la caduta dell’intero governo cantonale e apre una fase di transizione politica sotto il controllo dell’Assemblea cantonale, che garantirà la continuità amministrativa fino alla nomina del nuovo governo.
Giustizia e responsabilità: le proteste che attraversano i Balcani
Le mobilitazioni di Sarajevo sembrano seguire una tendenza regionale che ha visto i giovani (e non solo) di vari paesi balcanici scendere in piazza per chiedere giustizia e protestare contro la corruzione.
Il movimento di Sarajevo ricorda, per vari aspetti, le proteste avvenute in Serbia in seguito al crollo della tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad, che causò la morte di 16 persone. Il simbolo della mano insanguinata e lo slogan “ruke su vam krvave” (“avete le mani insanguinate”) compaiono anche tra i simboli dei gruppi studenteschi bosniaci e sui cartelloni alzati durante le manifestazioni sarajevesi. Anche in Serbia le proteste sono organizzate dagli studenti, che lo scorso anno occuparono facoltà e licei. Gli studenti sarajevesi sembrano aver preso ispirazione dai loro colleghi serbi anche nell’organizzazione dei plenum: il primo è previsto per il 18 febbraio e sono invitati tutti i cittadini.
L’ondata di proteste aveva attraversato anche il Montenegro, in seguito al massacro di Cetinje avvenuto nel gennaio 2025, e la Macedonia del Nord, dove migliaia di persone erano scese in piazza nel febbraio dello stesso anno per denunciare l’incidente stradale in cui era rimasta uccisa una studentessa ventiduenne. Anche in questi casi, tragici eventi non di natura prettamente politica hanno visto una vasta risposta civica che chiede conto alle istituzioni, denunciando abusi, negligenze e corruzione e reclamando giustizia.
Tuttavia, tra questi casi, solo il movimento serbo si è rivelato finora duraturo, estendendosi progressivamente a tutto il paese, raggiungendo città e villaggi più piccoli. Le proteste di Sarajevo sono agli inizi e non hanno ancora raggiunto questa portata nazionale; resta da vedere come evolveranno nei prossimi mesi.
Foto: Radio Slobodna Evropa
East Journal Quotidiano di politica internazionale