di Lavinia Bagnai
Il report 2025 di Transparency International segnala un peggioramento sulla percezione della corruzione nei Balcani occidentali. Tra le motivazioni principali la scarsa trasparenza sugli investimenti ad alto valore e la debolezza delle istituzioni giudiziarie.
Il 10 febbraio, la ONG Transparency International ha pubblicato il report “Corruption Perception Index” per il 2025, gettando luce su una situazione globale in generale peggioramento. La ONG analizza 182 paesi e valuta la percezione della corruzione nel settore pubblico attraverso l’opinione di esperti, istituzioni internazionali e think tank. Tra le aree più problematiche emergono i Balcani occidentali, con Albania, Bosnia e Serbia a segnare i dati peggiori. La Bosnia, pur rimanendo in posizione molto bassa (109/182) sale posizioni rispetto all’anno scorso. La Serbia ne perde undici, andando da 105/182 a 116/182, così come l’Albania, che da 80/182 arriva a 91/182.
Nell’area balcanica, la Croazia (63/182) e il Montenegro (65/182) mantengono le stesse posizioni dell’anno scorso, mentre il Kosovo ne perde tre (76/182) e la Macedonia del Nord ne guadagna quattro (84/182). La situazione in questi paesi rimane quindi stabile, con Croazia e Montenegro che ottengono risultati al di sopra della media della regione. Questa rimane una nota positiva se confrontata con il trend globale: a livello mondiale la maggior parte dei paesi è calata nel punteggio e negli sforzi percepiti per contrastare la corruzione.
Le criticità di Bosnia, Albania e Serbia
Il basso ranking di alcuni paesi dei Balcani è motivato dalla diffusa opacità nelle decisioni sui progetti di investimenti ad alto valore. Per la Bosnia, nel report è sottolineato come le risorse naturali vengano sfruttate senza controllo per via di una mancanza di procedure competitive nell’assegnazione di permessi. Inoltre, sarebbe particolarmente radicata anche l’influenza politica sulle nomine giudiziarie. Per l’Albania, il progetto di resort turistico sull’isola di Sazan viene citato come esempio di opera ad alto impatto ambientale approvata senza procedure trasparenti. Il progetto iniziò nel 2024 quando il governo albanese concesse lo status di investitore strategico per dieci anni alla società del genero del presidente americano Donald Trump, Jared Kushner, autorizzando la costruzione di un resort turistico a Sazan. Il progetto generò ampie proteste, soprattutto da parte degli ambientalisti, per l’alta probabilità di danneggiamento di aree costiere protette. Sempre legato a Kushner anche il progetto fortemente contestato che ha coinvolto invece il governo serbo: la costruzione di un complesso residenziale extralusso al posto dell’ex edificio dello Stato maggiore dell’esercito jugoslavo, bombardato dalla Nato nel 1999. Kushner si è ritirato dal progetto dopo che quattro persone, tra cui il ministro della cultura Nikola Selaković, sono state accusate di abuso d’ufficio per aver revocato le tutele che proteggevano il palazzo in quanto memoriale storico.
Transparency International sottolinea come “la sospensione delle regole di trasparenza e i poteri politici discrezionali mettono a rischio i fondi pubblici, alimentando la corruzione ed erodendo la fiducia dei cittadini”. L’erosione della fiducia verso le istituzioni governative è particolarmente visibile in Serbia dove, al grido di “Korupcija ubija” (“la corruzione uccide”), le proteste hanno portato milioni di persone in piazza contro il governo. Ultimamente anche in Albania si sono svolte manifestazioni violente per protestare contro il governo di Edi Rama, scosso da uno scandalo di corruzione che ha coinvolto vari esponenti della maggioranza, tra cui la vicepremier Belinda Balluku. La diffidenza verso istituzioni come partiti politici e parlamenti è evidenziata anche da Balkanbarometer, sondaggio di opinione pubblica che coinvolge sei paesi dei Balcani.
Le riforme necessarie
A questo dato fa da contrappeso, soprattutto in Albania, un crescente sostegno dell’opinione pubblica all’ingresso in Unione Europea. L’avanzamento nel processo di integrazione europea dell’Albania avrebbe influenzato positivamente anche il settore giudiziario; secondo Lidija Prokic, consulente regionale per l’Europa orientale e sudorientale di Transparency International, “le riforme del sistema giudiziario in Albania sono le riforme anti-corruzione più compiute della regione” dove “stiamo assistendo a indagini su casi di corruzione di alto livello e casi giudiziari che coinvolgono funzionari di alto livello sia della maggioranza al partito, del partito al potere e dell’opposizione, cosa che dobbiamo vedere di più in tutta la regione”. Le riforme rappresentano senz’altro un passo avanti importante ma rimangono diverse criticità, quali l’aumento dei tentativi di interferenze da parte della politica nella giustizia, come sottolinea il report dell’Unione Europea sull’Albania del 2025. Persiste inoltre una percezione di sproporzione tra le pene previste per i reati comuni e le pene per reati di corruzione che coinvolgono funzionari di alto livello, quest’ultime considerate ancora troppo lievi.
Mentre l’Albania presenta uno scenario in chiaroscuro, la Serbia sembra arretrare in modo preoccupante in tema di riforme giudiziarie. La scorsa settimana, Belgrado ha fatto passare una serie di leggi che aumenterebbero il potere dei presidenti delle corti sui giudici, in un processo di centralizzazione che, secondo le critiche, eroderebbe l’indipendenza dei giudici stessi e comprometterebbe la supervisione sui casi di corruzione ad alto livello. Proprio questa riforma ha portato alla decisione di bloccare 1.6 miliardi di euro di prestiti da parte dell’Unione Europea. Per l’UE, anche in Bosnia lo stallo delle riforme della giustizia è evidente, così come la lotta alla corruzione. Secondo il report dell’Unione Europea sulla Bosnia, nel 2025 non c’è stato alcun progresso né sulla giustizia né sulla lotta contro la corruzione.
Nel complesso, sarà possibile valutare nel lungo periodo se le riforme albanesi impatteranno in modo più visibile la lotta alla corruzione, migliorando la percezione del paese al riguardo, al momento decisamente negativa. Per Serbia e Bosnia invece, il quadro resta critico, senza segnali concreti di inversione di tendenza.
East Journal Quotidiano di politica internazionale