bancarotta Budapest

UNGHERIA: Il colpo di coda del Caimano

Un nuovo decreto governativo mette a rischio bancarotta la città di Budapest. Si riaccende lo scontro tra premier e sindaco.

Da BUDAPEST – Nell’ultima scena del film Il Caimano, il presidente – interpretato da Nanni Moretti – lascia in auto un palazzo di Giustizia in fiamme dopo aver fomentato i suoi elettori a ribellarsi contro la “casta dei magistrati” che lo hanno appena condannato. Se si esclude il finale violento e apocalittico, quello a cui si è assistito la scorsa settimana in Ungheria è quanto il regista italiano premoniva venti anni fa: il completo svuotamento del potere giudiziario, impotente di fronte al potere politico.

Il decreto

Il 3 febbraio scorso è stato emanato il decreto governativo 15/2026 che ha stabilito – sulla base di decisioni pregresse della Corte costituzionale – che i comuni più ricchi paghino ai comuni più poveri un contributo di solidarietà per ovviare a problemi di sperequazione fiscale. Chiamarla solidarietà è decisamente bizzarro. Si tratta di obblighi di pagamento che città come Budapest sono tenute a versare ai centri più economicamente svantaggiati. La Corte costituzionale aveva già dato il benestare a tale obbligo (III/3110/2025 e 18/2024), ora il governo ne impone l’applicazione in modo rigoroso e in tempi rapidi.

Alcune delle disposizioni contenute nel decreto sono emblematiche per capire cosa sta succedendo in Ungheria. Prima di tutto la riscossione delle somme è retroattiva e forzata. I contributi non ancora versati per il biennio 2023-2025 vengono riscossi secondo le stesse modalità previste per il 2026 e dunque utilizzando le procedure di trasferimento dal bilancio comunale direttamente al Tesoro. In secondo luogo, la natura di tale decreto è tecnica e non amministrativa. Ciò vuol dire che la determinazione, la riscossione e la contabilizzazione del contributo di solidarietà sono processi tecnici di bilancio e non atti amministrativi. Non sono dunque soggetti a ricorsi o contenziosi e pertanto non si può fare appello contro di essi. Infine, la retroattività del decreto implica la chiusura dei procedimenti in corso: i tribunali sono obbligati a chiudere le cause in corso relative ai contributi 2023-2025. E se i comuni non pagano i debiti residui entro 15 giorni dalla chiusura del processo, il Tesoro li riscuote tramite ordine di trasferimento d’autorità alla prima scadenza utile in base al decreto 49/2025. La regolamentazione, che modifica temporaneamente le leggi di bilancio degli ultimi tre anni nonché le leggi sulla finanza pubblica del 2011 e sul contenzioso amministrativo del 2017, rientra nel clima di eccezionalità in cui vige il paese dal maggio 2022 quando è stato dichiarato il primo stato d’emergenza che, a seguito della guerra in Ucraina, consente al premier di adottare misure straordinarie disciplinate da decreti governativi straordinari. L’ultima proroga dello stato di emergenza scade il 14 maggio prossimo, un mese dopo le previste elezioni politiche.

Le conseguenze

Obiettivo del provvedimento è chiaramente mettere in ginocchio l’opposizione nella persona di Gergely Karácsony, il sindaco della capitale.  Per la sola città di Budapest si tratta infatti di cifre astronomiche da pagare seduta stante: 57.805.017.524 HUF (più di 150 milioni di euro) per il 2023; 75.543.554.449 HUF (200 milioni di euro) per il 2024. L’imposizione dei pagamenti e, se necessario, la riscossione forzata dai bilanci comunali, mette a rischio bancarotta la capitale che già da tempo non naviga in buone acque per il taglio dei fondi imposto dal governo.

Non è la prima volta che Viktor Orbán e Karácsony vengono ai ferri corti. L’ultima in ordine di tempo è stata la sfida tra potere centrale e municipalità di Budapest per l’organizzazione del Pride dello scorso giugno. I manifestanti in piazza hanno dato ragione al sindaco, ma come si vede la partita è ancora aperta. Karácsony intanto si rivolge alla Commissione europea per avere giustizia.

Quello che però preme sottolineare è che il decreto non solo limita l’autonomia fiscale dei comuni più ricchi, ma tiene sotto scacco il lavoro dei tribunali con la compiacenza della Corte costituzionale già priva di reale autonomia. L’ultima mossa di Orbán è dunque chiaramente in direzione di un rafforzamento esponenziale del potere governativo ai danni di quelli legislativo e giudiziario.

Foto: Euronews

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Chi è Simona Nicolosi

Dottorata in Storia d’Europa presso l’Università di Roma, Sapienza (2010) ha all’attivo tre monografie e numerosi articoli sulla storia e sulla letteratura ungherese nell’età moderna e contemporanea. Guardando ad est (Roma, 2013) è il titolo della monografia dedicata alla politica estera italiana e ai progetti politici di confederazione danubiana. Le edizioni ungheresi del capolavoro di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene analizzate dal punto di vista storico e linguistico sono state l’argomento del volume dal titolo L’eredità del Beccaria in terra magiara (Roma, 2018). Abilitata all’insegnamento universitario, ha insegnato Storia delle Relazioni Internazionali nel dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università della Calabria e History of Europe all’Università estiva di Marburg, in Germania. Presso l’Università degli studi di Szeged in Ungheria sta svolgendo il suo secondo PhD sul tema della Postmemoria (2023-2027)

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