BALCANI: Kosovo e Albania tra i fondatori del Board of Peace

La creazione del Board of Peace, annunciata dal presidente statunitense Donald Trump al World Economic Forum di Davos, ha generato reazioni contrastanti nella comunità internazionale. Lo statuto fondativo del Board of Peace, presentato come una nuova organizzazione internazionale per la gestione dei conflitti e la promozione della pace a livello globale, è stato firmato da una ventina di paesi. Nei Balcani Occidentali, solo Albania e Kosovo hanno ricevuto e accettato un invito, mentre gli altri paesi ne sono rimasti per ora esclusi.

Il Kosovo seduto nel Board tra Russia e altri paesi che non lo riconoscono

Tra i più convinti sostenitori del Board of Peace c’è sicuramente il Kosovo. Come dichiarato dalla Presidente Vjosa Osmani, quando gli Stati Uniti sono al comando, la pace è sempre più duratura. Il Kosovo è stato infatti tra i firmatari fondatori del Board, con Osmani che ha partecipato alla cerimonia di Davos accettando formalmente l’invito degli Stati Uniti e affermando di non aver ricevuto alcuna richiesta di pagamento da parte di Trump.

In un’intervista rilasciata alla BBC, Osmani ha anche affermato che l’ingresso del Kosovo nel Board of Peace rappresenta un riconoscimento del ruolo del Paese nella promozione della stabilità, sostenendo che l’esperienza kosovara nella costruzione della pace potrà contribuire ai lavori dell’organismo. Inoltre ha sottolineato che la partecipazione ha un valore politico e storico e rafforza l’allineamento euro-atlantico del Kosovo.

La decisione è stata criticata da alcuni osservatori in quanto anche la Russia ha ricevuto un invito a entrare nel Board. In risposta, Osmani ha evidenziato come i leader mondiali siedono già con Mosca in sedi internazionali come il Consiglio di Sicurezza ONU, dove la Russia ha un diritto di veto che però non avrà nel Board of Peace. Infine, secondo Osmani l’adesione del Kosovo permetterà al paese di lavorare su questioni internazionali fianco a fianco a numerosi importanti paesi che non ne hanno ancora riconosciuto l’indipendenza, tra cui Argentina, Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Indonesia e Vietnam, oltre a numerosi paesi dell’Asia centrale.

Edi Rama sale sul carro

Anche l’Albania figura tra i Paesi che hanno accettato di entrare nel Board of Peace come membro fondatore. In una lettera, il premier albanese Edi Rama ha ringraziato pubblicamente Donald Trump per l’invito e ha dichiarato la piena disponibilità dell’Albania a contribuire all’iniziativa, considerata un tentativo concreto per affrontare i conflitti globali.

Nella lettera Rama sottolinea anche che il Board può diventare uno strumento innovativo e trasformativo per la costruzione della pace, e che l’Albania vuole essere parte attiva di questo sforzo internazionale, coerentemente con la tradizionale alleanza tra Tirana e Washington. Edi Rama non ha mancato di congratularsi anche con Vjosa Osmani per aver ricevuto l’invito di Trump, affermando come questo dimostri l’amicizia tra gli Stati Uniti ed il popolo albanese.

Scettici o esclusi gli altri paesi dei Balcani

Se Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord e Montenegro non hanno rilasciato commenti degni di nota, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha affermato che il Board of Peace rischia di dividere ulteriormente l’Europa, poiché molti Paesi UE non partecipano o non hanno ancora chiarito la loro posizione. Vučić ha detto di non essere sicuro del ruolo reale dell’organismo e ha osservato che alcuni lo vedono come una struttura parallela all’ONU, mentre resta da capire quali compiti concreti avrà. Vučić ha aggiunto che la Serbia sarà disponibile a contribuire alla ricostruzione di Gaza, ma si è mostrato più prudente soprattutto sull’eventuale invio di truppe e attenderà sviluppi nelle settimane successive.

Per quanto riguarda Slovenia e Croazia, i due paesi dei Balcani Occidentali che fanno già parte dell’UE, entrambe hanno ricevuto un invito. Tuttavia, la Slovenia lo ha declinato in quanto il mandato del Board of Peace è troppo ampio e potrebbe minare l’ordine internazionale basato sull’ONU; mentre la Croazia se ne è tirata fuori per ora, rimandando la decisione.

Il primo incontro ufficiale del Board of Peace è in programma a Washington per il 19 febbraio, e avrà come ordine del giorno quello della gestione della fragile tregua in vigore a Gaza e la programmazione della ricostruzione dell’enclave palestinese.

Fonte immagine: Official website of the President of the Republic of Kosovo

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