Nella notte tra il 2 ed il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno effettuato un’operazione militare nella capitale del Venezuela, culminato con l’arresto di Nicolás Maduro. Questa vicenda ha stimolato reazioni diverse a livello globale e tra i paesi dei Balcani occidentali, riflettendo le divisioni interne alla regione.
Albania, Kosovo e Macedonia del Nord: sostegno aperto agli Stati Uniti
L’Albania è stata tra i sostenitori più convinti dell’attacco statunitense in Venezuela. La ministra per gli Affari Europei, Elisa Spiropali, ha espresso il pieno appoggio albanese agli Stati Uniti e al presidente Trump, definendo l’operazione un passo necessario nella lotta contro i regimi narco-terroristi e le reti criminali transnazionali e ribadendo il comune impegno di Albania e Stati Uniti per garantire al popolo venezuelano libertà, democrazia e stato di diritto.
Molto simile è stata la reazione kosovara. Il Kosovo, che ha visto nella NATO e negli Stati Uniti un alleato fondamentale per la propria indipendenza, ha reagito positivamente alla notizia dell’intervento statunitense in Venezuela. La presidente Vjosa Osmani ha anche lei definito narcoterrorista il regime di Maduro e ha lodato l’operazione militare di Washington, ricordando come il Kosovo comprenda l’impatto della risolutezza americana e come la libertà collettiva globale possa essere raggiunta solo seguendo la leadership americana.
Questa posizione pro-americana adottata da Albania e Kosovo nasce da una lunga storia di cooperazione con gli Stati Uniti e dalla scelta di orientarsi saldamente verso le istituzioni euro-atlantiche. L’Albania è infatti membro della NATO e potrebbe diventare nei prossimi anni membro UE, mentre il Kosovo vede per ragioni storiche negli Stati Uniti il proprio maggiore alleato e garante della propria sicurezza.
Anche la Macedonia del Nord ha accolto con favore l’arresto di Maduro, interpretando l’attacco statunitense come un contributo alla lotta contro criminalità organizzata e alla promozione della democrazia. Il ministro degli Esteri Timcho Mucunski ha espresso riconoscimento per gli sforzi di Washington nel contrastare le reti criminali, e ha criticato i paesi europei che non hanno espresso supporto a questa azioni accusandoli di tirare in causa il diritto internazionale solo quando fa comodo per sostenere le loro politiche. Il riferimento è alla percepita violazione del diritto internazionale ai danni del popolo macedone quando il paese fu costretto a cambiare la bandiera per entrare a far parte delle Nazioni Unite o alla recente modifica del nome e costituzione del paese per procedere nel processo di integrazione europea.
Serbia: critica basata sul diritto internazionale
La Serbia ha invece assunto una posizione critica, pur cercando di mantenere un equilibrio diplomatico e riconoscendo la leadership americana nelle relazioni internazionali odierne. Il presidente Aleksandar Vučić ha condannato l’arresto di Maduro, evidenziando che un’azione unilaterale come quella compiuta dagli Stati Uniti rischi di minare l’ordine internazionale fondato sul diritto ed istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite. Una posizione, quella serba, evidentemente strumentale, con un chiaro riferimento alla questione del Kosovo.
Questa reazione riflette la tradizionale sensibilità serba verso sovranità e non ingerenza, con Vučić che, in una conferenza stampa a Belgrado dopo una riunione del Consiglio nazionale per la sicurezza, ha anche collegato le discussioni sulla sicurezza interna al contesto internazionale. Egli ha infatti osservato come la continua vendita di armi al Kosovo da parte statunitense e turca rappresenti per Belgrado una preoccupazione diretta per la propria integrità territoriale, e che l’attacco in Venezuela dimostra la fragilità del sistema multilaterale esistente, rafforzando la necessità di investimenti in autodifesa e deterrenza.
Bosnia-Erzegovina e Montenegro
La Bosnia-Erzegovina ha scelto toni più misurati. Il ministero degli Esteri di Sarajevo ha invitato alla moderazione, pur esprimendo solidarietà al popolo venezuelano e riconoscendo Maduro come un dittatore, la cui cattura è vista positivamente per il futuro del Venezuela. Il comunicato ha inoltre sottolineato l’importanza di evitare un’escalation che potrebbe aggravare sofferenze e instabilità. Questo approccio della leadership bosniaca, divisa lungo linee etniche, riflette la tendenza ad esprimersi con moderazione sulle questioni internazionali, per bilanciare i diversi orientamenti politici interni, che vedono filo-americani e filo-russi governare insieme il paese.
Per quanto riguarda il Montenegro invece, gli esponenti del governo non hanno emesso una dichiarazione ufficiale sulla questione venezuelana, riflettendo una prudenza strategica in un contesto geopolitico incerto.
Di fronte a tale questione, dunque, i paesi della regione hanno reagito in modo diverso, riflettendo il diverso posizionamento sullo scacchiere internazionale. La sfida per i governi dei paesi balcanici sarà proprio quella di mantenere un certo equilibrio in uno scenario internazionale sempre più confuso e spesso basato sulla legge del più forte.
Fonte immagine: ABC News
East Journal Quotidiano di politica internazionale