MONTENEGRO: Il presidente Milatović fonderà un nuovo partito?

Il presidente del Montenegro Jakov Milatović ha scelto l’ultimo giorno dell’anno 2025 per annunciare la sua intenzione di fondare un nuovo partito centrista ed europeista. Con questa mossa, conferma la rottura con il primo ministro Milojko Spajić e il partito Europa Ora (Evropa Sad). Ma come si è arrivati a questo punto?

Europa Ora, un progetto comune

La storia dei rapporti tra i due inizia nel 2022, quando insieme fondarono il movimento Europa Ora, di orientamento centrista ed europeista. Milatović, ex ministro dell’Economia, vinse le elezioni presidenziali di aprile 2023, che rappresentarono un grande punto di svolta per il paese, segnando la fine di trent’anni di potere ininterrotto di Milo Đukanović, che dal 1991 al 2023 aveva sempre ricoperto alternativamente la carica di primo ministro e di presidente della Repubblica. Milatović fu eletto con un programma che poneva come primo obiettivo l’ingresso del paese nell’UE, con la consapevolezza della necessità di un processo di riconciliazione nazionale, presentandosi come il presidente di tutti i montenegrini, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica.

A giugno dello stesso anno si svolsero anche le elezioni politiche, in cui per Europa Ora si candidò Spajić, vincendo con circa un quarto dei voti espressi. A fine ottobre 2023 il nuovo governo da lui guidato ottenne la fiducia del parlamento, anche grazie al criticato supporto del blocco filo-serbo guidato da Nuova Democrazia Serba, ottenuta in cambio della nomina del suo leader Andrija Mandić come presidente del parlamento.

Per quanto riguarda la politica estera, il programma di governo prevedeva un rafforzamento della posizione europeista e atlantista, con l’obiettivo di entrare nell’UE e di assumere un ruolo maggiore nella NATO. Sul piano interno, invece, la priorità era la riforma giudiziaria, il consolidamento fiscale e la riforma dei sistemi pensionistico e sanitario.

Dalla collaborazione allo scontro

I primi segni di tensioni risalgono a febbraio 2023, quando Milatović criticò Spajić per possesso della cittadinanza serba. Successivamente, ad aprile, il comitato centrale del partito decise di presentarsi solo alle elezioni, come voluto da Spajić, anziché in una coalizione più ampia, come invece auspicato da Milatović.

I disaccordi continuarono anche dopo le elezioni politiche, quando il presidente si rifiutò di promulgare tre leggi emendate e approvate dal governo e dalla maggioranza parlamentare, motivando la sua decisione con diverse criticità. Il partito respinse le sue argomentazioni, sostenendo che si fosse trattato di una scelta dettata esclusivamente da motivazioni politiche e finalizzata a indebolire la maggioranza parlamentare.

Le tensioni giunsero all’apice a febbraio 2024, quando Milatović decise di lasciare il partito, scrivendo in un post su X che “l’attuale metodo di lavoro è contrario a quanto promesso e ai valori che avevo in mente quando ho fondato il partito”. Nonostante le motivazioni dichiarate, molti analisti identificarono come punto di rottura la forte personalità di entrambi i leader e l’impossibilità di giungere a compromessi sulle diverse visioni, similmente a quanto successe negli anni Novanta del secolo scorso tra Milo Đukanović e Momir Bulatović, allora presidente del Montenegro.

Nuovo anno, nuovo partito?

Nella sua consueta intervista di fine anno rilasciata al quotidiano Vijesti, abitudine che segue da quando assunse la carica, Milatović accenna all’idea di fondare un nuovo partito centrista, una forza “capace di riunire persone oneste e credibili, che vogliano lavorare e non limitarsi a promettere o a offrire scuse”. Quando gli viene chiesto del rapporto con Spajić, il presidente afferma che la loro comunicazione si limita a ciò che è strettamente istituzionale e che avviene attraverso canali ufficiali e tramite i rispettivi uffici, mentre i contatti diretti avvengono solo “quando le circostanze lo richiedono”.

Secondo il presidente, la scelta di lasciare il partito è diventata necessaria nel momento in cui si era ritrovato in minoranza negli organi decisionali. Tale decisione, a suo avviso, è stata assunta come forma di tutela dei principi fondativi del movimento, che ritiene ormai compromessi.

La fondazione di un nuovo partito centrista ed europeista cambierebbe completamente la scena politica in Montenegro, che nel 2027 tornerà al voto in un panorama politico sempre più incerto e frammentato. Vedremo cosa porterà questo 2026 che si preannuncia decisivo sotto vari fronti, tra cui l’avanzamento nei negoziati di adesione all’UE, che Spajić vorrebbe concludere entro fine anno.

 Foto: Vijesti

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