CULTURA: Il talento (attoriale) di Viktor Tsoi

Icona del decennio d’oro del rock sovietico, simbolo della perestrojka e idolo delle ultime generazioni sovietiche, Viktor Tsoi avrebbe compiuto 58 anni lo scorso 21 giugno. Figlio di un’insegnante di educazione fisica pietroburghese e di un ingegnere kazako di origini coreane, Tsoi è – al presente, perché come dicono i fan: Tsoi živ!, “Tsoi è vivo!” – il cuore pulsante del gruppo rock russo più conosciuto di sempre, i Kino. Il nome significa appunto “cinema”, e deriva da una comune passione per la settima arte, che Tsoi stesso ebbe modo di sperimentare nella seconda metà degli anni Ottanta, con risultati straordinari. Probabilmente sconosciuta ai più, la brevissima carriera attoriale del frontman dei Kino ha contribuito in maniera decisiva a renderlo un mito immortale, consacrando per sempre i brani della band.

1986: La prima apparizione

Nel 1977, il futuro regista kazako Rašid Nugmanov si laurea in architettura. Selezionato dal cineasta Sergej Solov’ëv, nel 1984 Nugmanov inizia a studiare regia all’Istituto statale pan-russo di cinematografia di Mosca (VGIK). Due anni dopo, presenta per un progetto di fine anno il mediometraggio Yahha.

Girato in due settimane e montato seguendo uno stile quasi documentaristico, il primissimo lavoro di Nugmanov si immerge nella realtà underground dell’allora Leningrado, soggetto che farà il successo del film. Tra gli artisti ripresi figurano mostri sacri come Mike Naumenko, leader della band Akvarium, e Boris Grebenščikov, frontman del gruppo Zoopark, ma è il giovane, emergente Viktor Tsoi a calamitare l’attenzione dello spettatore. Pur facendo la sua comparsa unicamente nel finale del video, la potente esecuzione del brano Dal’še dejstvovat’ budem my (“Continueremo noi ad agire”) alternata alle sequenze che lo filmano nella sala caldaie da lui soprannominata Kamčatka, dove lavorava come fuochista, rivelano tutta l’intensità della sua presenza scenica, di cui Nugmanov aveva già intuito il potenziale.

1987: Il cameo in un film d’autore

Il mediometraggio e l’intuizione di Nugmanov ispirano anche il suo maestro Solov’ëv. Boris Grebenščikov firma la colonna sonora del lungometraggio Assa, girato nel 1987 quasi interamente a Jalta, e su suggerimento dell’interprete principale, l’artista Sergej Bugaev ‘Afrika’, Solov’ëv coinvolge i Kino nel progetto. Malgrado la sua iniziale riluttanza, il regista sarà poi grato a Tsoi per il suo fondamentale contributo, non solo cinematografico ma anche a livello organizzativo.

In Assa Tsoi appare ancora solo alla fine, convocato da uno dei personaggi secondari a sostituire il protagonista, un giovane musicista assassinato poche scene prima. Girata di notte nello Zelënyj teatr – il “teatro verde” – del parco Maksim Gor’kij di Mosca, la sequenza ha riunito diverse centinaia di fan dei Kino, tutti armati di fiammiferi. Solov’ëv racconta di come il sangue freddo di Viktor Tsoi si è rivelato fondamentale nell’evitare che gli astanti “dessero fuoco al parco, al quartiere, al centro città e a me stesso”. Il finale di Assa, seppur in playback, rimane una delle più intense interpretazioni del brano Peremen (“Cambiamento”), facendo del pezzo l’inno della perestrojka e di Tsoi il portavoce di un’intera generazione.

1988: Il ruolo da protagonista

Nel 1987 lo studio cinematografico Kazakfil’m decide di realizzare il primo film nella storia del cinema sovietico che tratti esplicitamente di droga, dal titolo Igla (letteralmente “Ago”). Assegnato il progetto a due affermati registi kazaki, da subito il materiale girato appare troppo cupo e deprimente, tanto da decidere di affidare la regia a qualcun altro. La scelta ricade su Nugmanov, in virtù del successo ottenuto da Yahha, ma anche grazie alla diffusa convinzione che droghe e il milieu rockettaro underground vadano a braccetto.

Nugmanov accetta, a patto di poter interpretare il copione liberamente e di coinvolgere attori amatoriali. Viktor Tsoi viene quindi ingaggiato per impersonare il protagonista, un giovane di nome Moro, il quale di ritorno ad Alma-Ata (oggi Almaty) scopre che la sua ex ragazza Dina è diventata morfinomane, per colpa di un diabolico chirurgo di nome Artur. La prima è interpretata da Marina Smirnova, fidanzata del chitarrista dei Kino Jurij Kasparjan, alla quale Tsoi aveva dedicato la canzone Kogda tvoja devuška bol’na (“Quando la tua ragazza è ammalata”); per il ruolo dell’antagonista Nugmanov invece sceglie Pëtr Mamonov, il leader della band Zvuki Mu.

Ambientato tra Almaty e il disastroso scenario del Lago d’Aral desertificato – una delle primissime testimonianze filmate della catastrofe ambientale – Igla è una pellicola sfaccettata e vivida, estremamente originale e innovativa, che segna l’inizio della New Wave kazaka. La colonna sonora fonde i pezzi più celebri dei Kino, tra cui Zvezda po imeni Solntse (“Una stella chiamata Sole”), scritta da Tsoi proprio durante le riprese, a note canzoni occidentali, da Venus degli Shocking Blue a Non succederà più di Claudia Mori. Il trionfo del film è subitaneo: con 14,6 milioni di spettatori, è uno dei più grandi successi della storia del cinema sovietico. Nel 1989, un sondaggio della rivista Sovetskij Èkran elegge Viktor Tsoi miglior attore dell’anno per la sua interpretazione in Igla.

L’ultimo eroe

Rašid Nugmanov inizia immediatamente la stesura di un nuovo copione con Tsoi protagonista; i due sono ormai uniti da una sincera amicizia e stima reciproca. Il 15 agosto 1990, però, pochissimo tempo prima dell’inizio delle riprese, Viktor Tsoi muore in un tragico incidente automobilistico. Nel 1993 Nugmanov, apertamente schierato contro il regime dell’ex-presidente kazako Nursultan Nazarbaev, si trasferisce in Francia, dove tuttora vive e lavora.

foto: locandina del film Igla (1988)

Chi è Giorgia Spadoni

Marchigiana con un debole per le lingue slave, bibliofila e assidua frequentatrice di teatri e cinema. Laureata al Dipartimento di Interpretazione e Traduzione di Forlì, la sua incessante curiosità l'ha portata a vivere in Russia, Croazia e soprattutto Bulgaria, che è riuscita a strapparle un pezzo di cuore. Nel 2018 ha vinto il premio di traduzione "Leonardo Pampuri", indetto dall'Associazione Bulgaria-Italia. Da gennaio 2020 continua a scrutare oltrecortina per East Journal, raccontando frammenti di cultura est-europea, storia e attualità bulgara.

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