Il bel tacer non fu mai scritto. Noi e il virus

L’emergenza sanitaria che sta colpendo il paese ci obbliga a ragionare, nel nostro infinitamente piccolo, su come proseguire il nostro lavoro d’informazione anche alla luce del fatto che i media, in quest’occasione, hanno mostrato tutta la loro immaturità diffondendo panico, false notizie, confusione. Parlare del Covid-19 in Europa centro-orientale è, al momento, parlare più di politica che di emergenza sanitaria: la delicata situazione socio-economica dei Balcani, la caduta del governo in Kosovo, ne sono un esempio. Questioni su cui abbiamo deciso di informare con cautela e sobrietà. Senza sensazionalismi. Poiché abbiamo l’impressione che molti si gettino a pesce su qualsiasi notizia, senza verificarla, solo per fare qualche contatto in più.

Ci siamo chiesti se continuare a pubblicare articoli di diverso tenore, più “leggeri” e d’intrattenimento, e ci siamo risposti che non è indossando il lutto che possiamo mostrare solidarietà alle persone e attenzione al problema. Un problema che tocca molti di noi personalmente. Un problema che non si risolverà presto e che deve vederci come sempre al servizio del lettore, offrendo contenuti ragionati e – si spera – interessanti.

Non daremo tuttavia spazio a premature riflessioni sulla tenuta democratica del nostro paese o di altri. Circolano già troppe sesquipedali sciocchezze in merito ai vincoli sanitari in vigore, da noi come altrove, e non vogliamo unirci al coro dei molti Soloni che paventano fascismi o l’avvento di regimi con la scusa dell’emergenza. È un altro modo di seminare la paura, forse per noia, forse per sentirsi intelligenti o acuti osservatori della realtà. Una realtà che richiede invece di essere sobri, di tacere e tenere duro, avere rispetto di quelli che si trovano più colpiti, senza diffondere balzani allarmismi e ridicoli complottismi.

Alcuni di noi vivono all’estero e sono testimoni diretti di quanto accade e accadrà. Se possibile, sarà la loro voce a informare sulla situazione nei Balcani, in Russia, in Europa centro-orientale. Non spetta tuttavia a noi dire se le istituzioni, qui come altrove, stanno agendo adeguatamente: non siamo virologi, epidemiologi, medici. Riporteremo i fatti, restando lontano dalle strumentalizzazioni politiche.

Il nostro lavoro quindi andrà avanti, parlando del virus quando necessario ma cercando soprattutto di parlare d’altro. Non per mettere la testa sotto la sabbia, piuttosto per pudore. Forse non è più di moda, il pudore. Ma qui non siamo mai stati di moda.

 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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