Dall'Italia un aiuto al regime siriano, con le intercettazioni

In queste ore la Lega Araba ha sospeso la Siria. Un pugno di ferro per isolare totalmente il regime del presidente Bashar al Assad, impegnato in una sanguinosa repressione delle proteste antigovernative.  I rappresentanti della Lega, riunitisi oggi al Cairo, hanno deciso la sospensione di Damasco dalle sue attività a partire dal 16 novembre fino a quando non metterà in applicazione in piano arabo per porre fine alle violenze. La notizia di condanna al regime siriano da parte della stessa Lega Araba – come già, in precedenza, fecero gli Stati Uniti – mette in imbarazzo il nostro Paese. Nessuno scossone, per carità: la Farnesina non ha cominciato a fare politica estera, quella la fa sempre Eni, ma c’è un’aziendina nel varesotto che con il nostro governo ha qualcosa a che vedere e che, da marzo 2011, sta installando in Siria un sistema per le intercettazioni del traffico internet, delle conversazioni telefoniche e delle mail. Un sistema sofisticato di intercettazione, insomma, realizzato in collaborazione con il principale operatore di telefonia fissa siriano, Syrian Telecom (ufficialmente Syrian Telecommunication Establishment, STE) collegata al governo di Assad. Peccato che sulla Siria ci sia un embargo dell’Unione Europea e che tale fornitura rappresenti un illecito oltre che una complicità nei crimini contro i diritti umani.

L’aziendina si chiama Area Spa, ha sede a Vizzola Ticino in provincia di Varese, e compare in un rapporto dell’agenzia Bloomberg firmato da Ben Elgin e Vernon Silver. Secondo il rapporto i tecnici di Area Spa sono da mesi in territorio siriano per l’implementazione e la supervisione del sistema. Quale sistema? Sempre secondo l’agenzia americana Area Spa starebbe utilizzando una serie di apparecchiature di produzione europea e statunitense. Tra i dispositivi ci sarebbero hardware e software prodotti da una ditta californiana, la NetApp Inc. (NTAP) per l’archiviazione di e-mail, sonde per controllare i network delle comunicazioni prodotte dalla Qosmos SA, azienda con sede a Parigi, e apparecchiature per collegare le linee di telecomunicazione con i computer del centro di controllo di Area, dell’azienda tedesca Utimaco Safeware AG. Queste società non avrebbero fornito il materiale direttamente alla Siria ma ad Area, che poi l’avrebbe esportato dall’Italia.

Questo apparato di sorveglianza, battezzato Asfador, occupa due stanze a temperatura controllata in un edificio nel quartiere di Mouhajireen: in quella al piano inferiore sono installati, su 30 scaffali rack, i computer e gli hard disk; al piano superiore sono presenti le 40 postazioni attraverso le quali gli operatori possono accedere ed elaborare i dati. Il sistema di cui Area Spa sta completando l’installazione e successivamente la formazione degli addetti, è infatti costituito da postazioni informatiche di monitoraggio, battezzate dalla compagnia “Captor”, che lavorano in simbiosi con le risorse della Syrian Telecommunication Establishment, il principare operatore siriano di telefonia fissa. Senza il supporto tecnologico di Area Spa, il regime di Assad potrebbe sorvegliare solo una porzione delle comunicazioni nazionali.

Appresa la notizia i siriani residenti nel varesotto si sono dati appuntamento sotto i cancelli di Area Spa: è stato merito loro se qualche giornale se ne è occupato. Altrimenti forse nemmeno si sarebbe parlato di Area Spa, azienda fornitrice anche del nostro governo per conto del quale – come scrive Fausto Biloslavo su Il Giornale del 5 novembre scorso -gestisce dal 2008  il 70% delle intercettazioni autorizzate in Italia. Un servizio certo non gratuito: il ministero della Giustizia italiano deve infatti ad Area Spa ben 160 milioni di euro.

L’amministratore delegato di Area Spa, Andrea Formenti, dice di aver operato nel rispetto delle leggi. Ed è vero. Il contratto (da 13 milioni di dollari) è infatti stato stipulato nel 2009, in tempi non sospetti, e non contrasta con le misure restrittive imposte dall’Unione che si concentrano “solo” sulla vendita di armi e petrolio e nulla vietano riguardo sistemi di intercettazione. Certo, la legge e la giustizia non sono sempre sinonimi.

Infine rumors non confermati suggeriscono che, accanto ai tecnici di Area Spa, ci siano agenti dei servizi segreti italiani a scopo di protezione. Se ciò fosse vero la domanda è: perché lo Stato italiano dovrebbe proteggere operatori di un’azienda privata? In questi casi, in genere, si ricorre a contractors e non ai servizi segreti (pagati con soldi pubblici). La risposta sarebbe una sola ma non sono così coraggioso da dirla, una querela mi lascerebbe in mutande.

 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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Un commento

  1. Un solo commento, triste. Purtroppo i tempi in Siria sono sempre stati sospetti. E’ vero che nel 2009 il giovane Assad non sparava sulla popolazione ma democratico davvero non lo è mai stato.

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