In Georgia la situazione continua ad essere molto tesa, e Tbilisi rimane paralizzata da numerose manifestazioni che si susseguono senza sosta dalla notte del 18 settembre. Il motivo di questa agitazione è stata la messa in onda di alcuni video che mostrano le torture, gli abusi e le violenze sessuali subiti dai detenuti della prigione numero 8 di Tbilisi. Tutti i vertici del ministero del sistema penitenziario sono stati azzerati. Il presidente ha incaricato il Primo Ministro Merabishvili di risolvere la situazione e di indagare sulle violenze.
Altre notizie sconcertanti sono emerse in questi due giorni: secondo la denuncia dell’ex capo della prigione numero 8 che ora si trova in Belgio in attesa di ottenere asilo politico, Vladimir Bedukadze, il ministro degli interni Bacho Akhlaia aveva ordinato di girare dei video che mostrassero gli abusi subiti dai detenuti per ingraziarsi il presidente Saakashvili. Ciò è avvenuto perché in questa prigione c’è un altissimo numero di prigionieri politici e di appartenenti alle bande mafiose che imperversavano in Georgia negli anni ‘80 e ‘90 fino all’ascesa al potere di Saakashvili che ha debellato questo cancro. Pertanto, sembra che il presidente si dilettasse ad assistere a queste torture. Secondo indiscrezioni, l’appena destituito ministro del sistema penitenziario partecipava o assisteva a questi inconcepibili episodi di violenza. Sempre secondo Bedukadze, esistono numerosissimi video di questo genere e si troverebbero nella mani di Akhlaya. Altro particolare agghiacciante: sembra che da numerosi anni vengano girati questi video e che ne esistano molti altri, girati in varie prigioni del Paese. Naturalmente il presidente e l’intero governo smentiscono con veemenza queste insinuazioni e accusano l’opposizione del miliardario Ivanishvili di aver orchestrato tutto questo.
Sembra innegabile che dietro tutto questo ci sia l’opposizione, considerando la tempistica con cui sono usciti questi video, ovvero a meno di due settimane dalle elezioni parlamentari, anche perché Bedukhadze conservava questi video da almeno un anno. Lo stesso Bedukhadze smentisce categoricamente un intervento di Ivanishvili o di voler appoggiare l’opposizione. Le organizzazioni europee e statunitensi, nonché le ambasciate dei vari Paesi, hanno espresso il loro sconcerto per questa situazione, richiedendo un intervento deciso e tempestivo del governo. Pare che ormai Saakashivili sia diventato impresentabile ed indifendibile anche per gli Stati Uniti nonostante lo abbiano messo al potere e lo abbiano mantenuto fino a questo momento. Ora solo un intervento degli Stati Uniti può permettere un passaggio di poteri senza spargimento di sangue, o almeno una condivisione del potere con esponenti dell’opposizione. Il problema è che l’opposizione del Georgian Dream di Ivanishvili non può essere considerata un’alternativa democratica e propositiva all’attuale regime semidittatoriale. Quindi, solo una grande coalizione sotto l’egida degli Stati Uniti e dell’Unione Europea potrebbe permettere l’uscita da questa situazione oramai insostenibile. Sembra, però, alquanto improbabile che qualcosa di simile possa accadere.
La Georgia rimane una società culturalmente tribale. Le elezioni rappresentano non lo scontro tra due visioni politiche, economiche e sociali differenti, ma solo il passaggio di potere tra un clan ad un altro. Chiunque prenda il potere non può che utilizzarlo per instaurare un governo semidittatoriale in cui tutto il sistema politico ed economico (anche quello in teoria privato ed indipendente) appartiene a parenti, amici ed amici di amici. Questo è il grande dramma della Georgia. Solo un cambio di mentalità può permettere al Paese di cominciare una vera crescita democratica, sociale ed economica.












