FEUILLETON: Camus e il destino dei giusti – quarta puntata

di Matteo Zola

Facel-Vega

Sergej aveva il naso storto in maniera sorprendente: in tutta Leningrado si raccontava che fosse stato un abile pugile in gioventù, ma squattrinato e sempre defraudato dei suoi denari da avidi amministratori. Non era molto intelligente, anche questo si diceva a Leningrado, venuto dalle campagne di Lodejnoe Pole, orfano di guerra, con la madre che -ancor bella- si trovò a donar le proprie grazie al commissario Nebes’kov. Quando la madre si suicidò nella Neva, il senso di colpa costrinse Nebes’kov a occuparsi del giovane Sergej. Così, dopo essersi rotto tre volte il naso, Sergej il pugile venne messo a libro paga dal soviet: utile idiota, la sua mansione.

Non era solo quella notte a Thoisey, e come avrebbe potuto? Con lui una sagoma arcigna in un cappotto di lana grezza controllava che nessuno si avvicinasse. Fuori dalla locanda una brina silenziosa attutiva i passi. Gli scarponi chiodati di Sergej lasciavano appena lievi segni intorno alla Facel Vega, che la notte avrebbe presto ricoperto di nuova brina, senza lasciare traccia.

La Facel-Vega era una casa automobilistica dalle grandi ambizioni: produrre auto sportive di lusso in grado di competere sui mercati, e sulle piste, con le inglesi Rolls Royce, Bentley, Aston Martin. Ma il tricolore transalpino sventolò appena dieci anni, dal 1954 al 1964, poi le quattro ruote più veloci di Francia smisero di correre. Il motivo è da ricercarsi nella serie di incidenti causati da guasti meccanici che lesero irrimediabilmente l’immagine della casa automobilistica parigina. Tra questi incidenti anche quello che provocò la morte di Albert Camus.

Michel Gallimard non era tipo da correre troppo per strada ma i cavalli della Facel Vega tirati al massimo arrivavano fino ai 250 km/h, e lui lo sapeva. Quando percorreva i 755 chilometri che da Parigi separano Cannes, le  strade di Francia lo riconoscevano dal rombo del motore, ma non cercava mai di percorrere in una sola giornata l’intero tragitto: temeva la stanchezza. E il tragitto, prima della costruzione dell’autostrada Parigi-Riviera, era lungo e poco scorrevole: villaggi e cittadine più o meno piccole costellavano il percorso.

Il viaggio con Camus fu ancora più tranquillo, erano previste numerose soste. Partirono il 3 gennaio del 1960 da Lourmarin e si fermarono a Orange, poco a nord di Avignone, per il pranzo. Da lì avrebbero proseguito per Auxerre e Sens, e da Sens a Parigi via Fontainebleau. La prima notte si fermarono poco dopo Macôn, presso il villaggio di Thoisey, dove avevano prenotato due camere in una rinomata locanda, il Chapon Fin. La padrona della locanda, la signora Blanc conservò la scheda dell’albergo compilata da Camus, a testimoniare il soggiorno di un così illustre ospite. Fu l’ultima firma fatta dallo scrittore in vita sua. Ad accompagnare Albert e Michel erano la moglie e la figlia di quest’ultimo: Janine e Anna, di diciott’anni appena. Quella serà festeggiarono il suo compleanno.

Intanto fuori dalla locanda l’uomo con il naso storto agì in fretta. Con rude forza Sergej sollevò con una mano un lato della vettura e con l’altra allentò la biella che collegava il mozzo al giunto. Poi, infilandosi sotto la vettura, fece lo stesso con il semiasse collegato all’albero motore. In questo modo, dopo qualche chilometro, una delle due ruote avrebbe smesso di girare in modo uniforme, slittando senza curvare. Nelle macchine a trazione anteriore, come la Facel Vega, il giunto -detto omocinetico- trasmette il moto rotatorio dal semiasse al mozzo della ruota matenendo la velocità angolare invariata. La biella, una volta sganciatasi dal mozzo, avrebbe squarciato il pneumatico causando uno sbandamento dell’autovettura che il pilota non avrebbe più potuto correggere.

Finito il lavoro il rude Sergej uscì da sotto la Facel Vega con sulla schiena un bianco strato di brina e sull’ampio torace una nera striscia di olio e grasso. Così, come un’ottusa divinità, segnando il confine la vita dalla morte, correndo goffamente si allontanò nella notte.

Prima puntata: Un complotto

Seconda puntata: Lourmarin

Terza puntata: La simmetria

2 Comments

  1. MARIAROSAMARIAROSA04-12-2011

    La mansione di quell’utile idiota,mi dà un gran peso allo stomaco,e ancor più
    pensare,quanti “utili idioti”,ci sono ancora..
    E’ coinvolgente seguire sui vostri “passi” la storia,descritta bene,
    quanto è assurdo il destino di quel grande scrittore, leggere le vostre puntate è come percorrere il tempo all’indietro,vorrei fermarlo,ma è sogno il mio desiderio!
    Grazie,le vostre testimonianze,raccontate così bene sono pillole utili contro la malattia dell’idiota… alla prossima

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