Come in una favola senza lieto fine la Polonia si risveglia eliminata dall’Europeo organizzato in casa propria. A nulla è servito l’entusiasmo di un paese intero, che fino all’ultimo ha creduto in una storica qualificazione ai quarti di finale, che peraltro era abbondantemente alla portata. La formazione di Smuda è mancata proprio più sul più bello, quando oltre alle gambe sarebbe servita soprattutto la testa per gestire la pressione psicologica di una vittoria da ottenere a tutti i costi, ed è mancato soprattutto il suo allenatore che è riuscito nella difficile impresa di sbagliare tutte le mosse.
Nell’arena dello Stadion Miejski di Wrocław bardato a festa, la Polonia aveva l’obbligo di battere la Repubblica Ceca per accedere al turno successivo. La prestazione fornita contro la Russia lasciava ben sperare, considerando anche il fatto che gli avversari non avevano dato l’impressione di essere particolarmente irresistibili e si presentavano senza la loro punta di diamante, Rosicky. Invece i padroni di casa sono esistiti solo per dieci minuti, durante i quali hanno sfiorato ripetutamente il vantaggio che avrebbe cambiato l’inerzia alla partita. Dopo la sfuriata iniziale hanno però arretrato il baricentro, forse per non consumare subito tutte le energie, ma in questo modo hanno dato l’opportunità alla Repubblica Ceca di riorganizzarsi e anzi di acquisire fiducia. La svolta della partita è arrivata quando le squadre stavano scendendo negli spogliatoi per l’ intervallo. Da Varsavia è arrivata infatti la notizia del vantaggio della Grecia sulla Russia, un risultato che per la classifica avulsa avrebbe eliminato i cechi anche in caso di pareggio. Nella ripresa gli ospiti sono infatti scesi in campo con un piglio decisamente più aggressivo e ha messo subito sotto la Polonia, incapace di affrontare la partita a viso aperto. Il gol di Jiracek è stato quindi la conseguenza più naturale della sciagurata partita giocata dai polacchi e della diligente organizzazione ceca. Sono stati evidenti i limiti di Smuda che pur avendo a disposizione uno dei migliori attaccanti d’Europa, Lewandowski, lo ha sempre lasciato isolato a fungere il ruolo di centro boa, quando il suo compito avrebbe dovuto essere quello di finalizzare le iniziative dei compagni. Anche l’ atteggiamento troppo attendista della squadra ha fatto storcere il naso a molti. Non si può pensare di giocare in contropiede una partita in cui bisogna assolutamente vincere. Sono state tante le polemiche che hanno investito il commissario tecnico, che però non ha lasciato troppo spazio ai suoi detrattori, e sulla scia di quanto fece Marcello Lippi dopo i mondiali sudafricani (interessante il parallelo di due pareggi e una sconfitta in un girone non proprio di ferro), ha già fatto intendere che la sua esperienza sulla panchina della nazionale polacca è terminata. Al suo posto potrebbe subentrare Orest Lenczyk, fresco vincitore del campionato con lo Słask Wroclaw.
Digerito il boccone amaro dell’eliminazione la Polonia cerca di farsene una ragione e Gazeta Wyborcza titola “L’ Euro non è perso”. Il torneo è ancora lungo, e l’aspetto organizzativo non è meno importante di quello sportivo, da cui l’ immagine del paese vuole uscirne rafforzata. Solo dopo il primo luglio si potrà veramente dire se la Polonia ha vinto o perso questi Europei.












