REFLEKTOR

La redazione Reflektor lavora su inchieste e reportage allo scopo di accendere una luce su storie meno note e apparentemente marginali, oppure per guardare da punti di vista diversi i fatti più importanti, così da mostrare la realtà da angolature originali. La verità – soprattutto nel giornalismo – resta inattingibile, ma avvicinarsi ad essa il più possibile, attraverso ricerche sul campo, interviste, indagini, mostrandone una parte, tuttavia senza parzialità, è la ragione che muove Reflektor. Il lavoro di Reflektor, come quello di tutto East Journal, è basato sul volontarismo, del tutto privo di mezzi economici, e quindi impossibilitato ad arrivare alle grandi vicende dei media mainstream. Reflektor sarà allora dove le piccole storie si compongono per realizzare, infine, la grande storia di cui tutti siamo parte.

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Aleviti - Silvia Padrini (2)

Aleviti, alla scoperta di una minoranza dimenticata nel cuore della Turchia

In Turchia sono sei milioni. O forse quindici. Magari venti. Le stime demografiche sugli aleviti non potrebbero essere più vaghe. Quello che è certo è che essi rappresentano la più consistente minoranza religiosa presente in Anatolia, nonché uno dei gruppi più perseguitati e sotto-rappresentati delle storia ottomana e turca. Se dell’etnia curda si è (a ragione) tanto parlato, una coltre di ignoranza e disattenzione ha invece soffocato nel nulla la questione alevita.

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KUMANOVO, UNA STORIA SBAGLIATA

Kumanovo, seconda città della Macedonia, il 9 maggio 2015 è stata teatro di violenti scontri armati tra tra sedicenti milizie dell’Uck, l’esercito di liberazione del Kosovo, e le forze dell’ordine macedoni. Tali scontri, che hanno devastato parte della città, sono una pagina oscura della recente storia del paese. La versione ufficiale - secondo la quale terroristi albanesi sarebbero giunti in città per compiere attentati - non convince anche perché i fatti di Kumanovo si inseriscono nella complessa crisi politica che la Macedonia ha attraversato tra il 2015 e il 2016, e che ha fatto emergere trame criminali riguardanti governo e servizi segreti macedoni, con sullo sfondo imponenti proteste di piazza. Secondo alcuni, gli scontri di Kumanovo sarebbero stati un diversivo organizzato proprio dal governo, grazie all'intervento di Sašo Mijalkov, cugino del premier e capo dei servizi segreti, al fine di riaccendere le mai sopite tensioni etniche tra slavo-macedoni e minoranza albanese.

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PANKISI, LA VALLE DEI MUJAHEDDIN

La valle del Pankisi si trova ai piedi del Grande Caucaso, nella Georgia nord-orientale, proprio al confine con la Cecenia, ed è abitata dai kist, una piccola comunità di fede musulmana, che ha saputo conservare nel tempo le proprie antiche tradizioni. La valle del Pankisi è diventata negli ultimi anni un centro di diffusione del fondamentalismo islamico e base per il reclutamento di mujaheddin destinati ad andare a combattere in Siria, al punto che uno dei capi del cosiddetto Stato islamico, Omar al-Shishani, è nato proprio in uno dei villaggi della valle. Il Pankisi si è guadagnato così l’attenzione della stampa internazionale, ma dietro ai titoli sensazionalistici si cela una realtà complessa. Per comprenderla siamo andati nella valle, vivendo ospiti della popolazione locale, osservando da vicino i traumi di una comunità che, dell’estremismo islamico, è la prima vittima.

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