CAUCASO

PANKISI, LA VALLE DEI MUJAHEDDIN

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La valle del Pankisi si trova ai piedi del Grande Caucaso, nella Georgia nord-orientale, proprio al confine con la Cecenia, ed è abitata dai kist, una piccola comunità di fede musulmana, che ha saputo conservare nel tempo le proprie antiche tradizioni. La valle del Pankisi è diventata negli ultimi anni un centro di diffusione del fondamentalismo islamico e base per il reclutamento di mujaheddin destinati ad andare a combattere in Siria, al punto che uno dei capi del cosiddetto Stato islamico, Omar al-Shishani, è nato proprio in uno dei villaggi della valle. Il Pankisi si è guadagnato così l’attenzione della stampa internazionale, ma dietro ai titoli sensazionalistici si cela una realtà complessa. Per comprenderla siamo andati nella valle, vivendo ospiti della popolazione locale, osservando da vicino i traumi di una comunità che, dell’estremismo islamico, è la prima vittima.

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CECENIA: Il terrorismo ceceno nella polveriera caucasica

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L'arresto in Turchia di alcuni terroristi ceceni è sintomo di una persistente guerriglia locale, che non pare essere stata significativamente intaccata dalle strategie adottate dall'establishment filorusso. In Cecenia, inoltre, ha iniziato a svilupparsi un fenomeno di affiliazione al terrorismo jihadista, capace di generare effetti dirompenti sulle relazioni estere.

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REPORTAGE: Pankisi, la valle di mujaheddin

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In versione e-book, il nostro lavoro sulla Valle dei Pankisi realizzato con il contributo dei lettori di East Journal. Un racconto che affronta i nodi del fondamentalismo islamico - che dal Pankisi si allunga alla Siria, all'ISIS, e al terrorismo internazionale - e che coniuga diversi linguaggi e approcci: storia, reportage, geopolitica e fotografia. Un testo breve e agile per sapere tutto quel che c'è da sapere sul Pankisi e sui ceceni del Caucaso.

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RUSSIA: ISIS rivendica attacco in Daghestan, in un anno oltre cento vittime nella regione

Medvedev a Naryn-Kala

RUSSIA: Alcuni combattenti dichiaratisi appartenenti allo Stato Islamico hanno rivendicato l’attacco del 29 dicembre alla fortezza di Naryn-Kala, in Daghestan, che ha portato alla morte di un ufficiale dei servizi segreti russi e al ferimento di altre 10 persone. In tutto il 2015 in Daghestan si sono contate circa 120 vittime di attentati ed episodi di violenza

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GEORGIA: Garibashvili annuncia a sorpresa le dimissioni, Kvirikashvili nominato nuovo primo ministro

Garibashvili e Kvirikashvili

GEORGIA: Nella notte del 23 dicembre il primo ministro georgiano Irakli Garibashvili attraverso un messaggio alla nazione diffuso in televisione ha annunciato a sorpresa le proprie dimissioni, lasciando spiazzato l’intero paese. A prendere il suo posto sarà l'ex ministro degli Esteri Giorgi Kvirikashvili. Il tutto accade a meno di anno dalle elezioni, con il Sogno Georgiano in piena perdita di consensi

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Ucraina e Georgia verso la fine dei visti Schengen nel 2016. Rimandato il Kosovo

European flag

UE: La Commissione europea ha recentemente dato il via libera alla liberalizzazione dei visti per i cittadini dell’Ucraina e della Georgia, che a partire dal 2016 potranno recarsi nei paesi dell’Unione per soggiorni di breve durata senza l’obbligo del visto. Dovrà invece ancora aspettare il Kosovo, che non ha soddisfatto tutti i requisiti richiesti

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RUSSIA: Il declino dell’Emirato del Caucaso e l’ascesa dell’ISIS

ISIS Caucasus

RUSSIA: Ormai da qualche anno l’Emirato del Caucaso, movimento islamista che ambisce a liberare il Caucaso settentrionale dal dominio russo, sembra stia vivendo una crisi irreversibile, provocata soprattutto dalla dura lotta al terrorismo messa in atto da Putin e Kadyrov negli ultimi anni. La crisi del movimento, aggravatasi in seguito alla morte del leader Umarov, ha raggiunto il suo apice dopo l’ascesa dell’ISIS, con cui si è creata una grande rivalità per il controllo della regione

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RUSSIA: L’Emirato del Caucaso, all’origine del jihadismo caucasico

Emirato del Caucaso

RUSSIA: Ancora prima dell'ISIS, Mosca negli ultimi anni ha spesso dovuto avere a che fare con il terrorismo islamista, sviluppatosi soprattutto nel Caucaso settentrionale in seguito all'instabilità causata dalle due guerre cecene. Il nemico più temuto in questi anni è stato l’Emirato del Caucaso, proclamato da un gruppo di ribelli capeggiati da Dokku Umarov dopo la salita al potere di Kadyrov in Cecenia con l’obiettivo di estendere la ribellione da Grozny a tutta la regione, per creare un nuovo stato islamico alle porte dell’Europa

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NAGORNO-KARABAKH: Non si spara per gioco

Monastero di Gandzasar, Nagonro-Karabakh. Importante luogo sacro per il culto armeno,

Anna Mazzone è una giornalista della RAI inserita nella black lista dell'Azerbaigian: a causa del suo lavoro, non potrà più mettere il piede in territorio azero. Le abbiamo chiesto se ritiene possibile che torni la guerra in Nagorno-Karabakh, piccola regione contesa al centro di un'intricata rete di alleanze e interessi.

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AZERBAIGIAN: Elezioni senza opposizione. Aliyev ancora alla guida del paese

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AZERBAIGIAN: Il 1° novembre si sono svolte in Azerbaigian le elezioni parlamentari, che come da copione hanno sancito l’ennesima vittoria del Partito del Nuovo Azerbaigian, agevolata anche dalla decisione dell’opposizione di boicottare le elezioni. All’elezione non hanno potuto prendere parte gli osservatori internazionali dell’OSCE, fermati da una serie di restrizioni del governo

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OSSEZIA DEL SUD: Aria di referendum. L’annessione alla Russia è vicina?

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OSSEZIA DEL SUD: Leonid Tibilov, presidente de facto dell’autoproclamata repubblica dell’Ossezia del Sud, secessionista dalla Georgia, ha annunciato che per il suo paese è giunto il momento di prendere una storica decisione: decidere se unificarsi alla Russia, come sognato da tante generazioni di osseti, e garantire così la sicurezza della repubblica nei secoli a venire

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Tra negazionismo e libertà d’espressione. I giudici di Straburgo e il genocidio armeno

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Per la Corte europea dei diritti dell’uomo negare pubblicamente l’esistenza del genocidio armeno non costituisce reato. Smentita la condanna inflitta in Svizzera nel 2007 al politico turco Doğu Perinçek, che aveva definito gli eventi del 1915 “una menzogna internazionale”. Ciò costituirebbe un’indebita “interferenza con l’esercizio del suo diritto alla libertà di espressione”.

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AZERBAIGIAN: Amnesty International cacciata dal paese alla vigilia delle elezioni

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A meno di un mese dalle elezioni, due membri di Amnesty International sono stati bloccati e deportati dall’aeroporto di Baku, capitale dell’Azerbaigian. Abbiamo intervistato una di loro, Natalia Nozadze. Il tutto mentre prosegue inarrestabile la deriva autoritaria orchestrata dal presidente Aliyev. Un’operazione sistematica, che non riguarda solo le poche voci libere rimaste nel paese, ma sempre più spesso anche le organizzazioni internazionali, prese di mira per le attività di promozione dei diritti umani.

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ARMENIA: Altra notte di protesta, ma non è uno “scenario ucraino”

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Un’altra notte di protesta a Yerevan. Malgrado la repressione della polizia, migliaia di persone sono rimaste amanifestare davanti al palazzo del governo che si è rifiutato di ascoltare le richieste della popolazione e ha confermato di voler aumentare del 16% i prezzi dell’energia elettrica a partire dal prossimo agosto. Una decisione che si deve alla svalutazione della moneta locale ...

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GEORGIA: Il Sogno Georgiano al giro di boa: riepilogo di due anni e mezzo di governo

http://www.civil.ge/eng/category.php?id=87&gallery=84

Sono passati ormai due anni e mezzo da quando nell’ottobre 2012 la coalizione del Sogno Georgiano (Kartuli Otsneba), partito fondato dal miliardario Bidzina Ivanishvili, vinse le ultime elezioni parlamentari, decretando di fatto la fine dell’era di Mikheil Saakashvili, iniziata quasi dieci anni prima, nel 2003, in seguito alla Rivoluzione delle ...

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