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CROAZIA: La cupola nel caveau, passaggio in onda su Radio Radicale

Passaggio in onda: La cupola nel caveau

Passaggio in onda su Radio Radicale, ospiti di Roberto Spagnoli e del suo Passaggio a Sud Est, per Gaetano Veninata e Matteo Zola, redattori di East Journal, che per Narcomafie hanno pubblicato l’inchiesta La cupola nel caveau sull’intreccio tra mafia, politica e crimine organizzato nei Balcani concentrandosi specificamente su caso croato. In Croazia l’arresto nel dicembre scorso di Ivo Sanader– ex primo ministro fino al 2009 – ha scoperchiato un intreccio di malaffare che vede in Sanader uno dei protagonisti di un romanzo criminale che affonda le radici nella guerra d’indipendenza croata guidata da Franjo Tudjman. Sanader, e con lui l’attuale ministro degli Interni, Tomislav Karamarko, sarebbero i vertici di una cupola che tesse rapporti con i clan del narcotraffico da un lato (su tutti, il kosovaro clan Osmani) e con il mondo della finanza dall’altra.

Il gruppo carinziano Hypo Alpe Adria Group, con filiali in unidici Paesi tra cui l’Italia, sarebbe coinvolto in questa vicenda, come pure la Bayern LB – banca pubblica bavarese- guidata dall’allora governatore Edmud Stoiber, leader della Csu tedesca. I fatti risalgono al 2009 e oggi l’amministrazione di Hypo Group nulla a che vedere con i fatti narrati. Il Gruppo, dal 2009, è stato infatti nazionalizzato a seguito della crisi economica. Il dissesto di Hypo, però, si deve anche a relazioni criminali: utilizzata come bancomat da Jorg Haider (defunto governatore della Carinzia) il quale otteneva fondi neri in cambio di favori, la holding Hypo Group avrebbe riciclato il denaro sporco degli Osmani, di Darko Saric e – nei primi anni Novanta – persino di Franjo Tudjman. Denaro, quello di Tudjman, che proveniva dal controllo delle rotte del narcotraffico, dal racket degli aiuti umanitari, dal traffico d’armi. Emissario per conto di Tudjman fu Ivo Sanader, futuro primo ministro.

Ma Sanader non è coinvolto nella vicenda solo per i fatti legati a Tudjman. Egli , quale primo ministro in carica, avrebbe fatto pressioni sul governatore della Banca nazionale croata, Zeliko Rohatinski, affinché quest’ultimo favorisse lo sbarco del Gruppo Hypo in Croazia. Sanader, amico personale di Haider, si dimise misteriosamente nel 2009: si sospetta abbia ricevuto minacce dai clan che serviva. Già: perché se durante la guerra era la politica a servirsi della mafia, nel dopoguerra è la mafia a controllare la politica.

I giornalisti che hanno provato a occuparsi dell’intreccio tra mafia, politica e finanza in Croazia sono stati uccisi (come Ivo Pukanic e Nino Franjic) o minacciati (come Demagoj Margetic e Zeliko Peratovic). Minacce anche “legali”: processati, licenziati, intimiditi da chi non voleva – nel mondo della politica – che emergesse la cupola di malaffare che stava stritolando il Paese. Uno su tutti, proprio il ministro degli Interni, Tomislav Karamarko.

La cupola si estendeva (e forse ancora si estende) a tutti i Balcani con connessioni evidenti in Kosovo e Montenegro, forse anche in Serbia. L’arresto di Sanader è solo la punta dell’iceberg, in attesa di vedere come si svolgerà il processo a suo carico il Paese si prepara alle elezioni in un clima tormentato e torbido.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con alcune riviste di politica internazionale. E' stato redattore a Narcomafie, mensile su mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015. Ha un master in Giornalismo, e una laurea magistrale in Lettere.

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