SERBIA: “Difendiamo i fiumi”, una battaglia contro lo sfruttamento dell’ambiente

E’ di pochi giorni fa la notizia che la Suprema Corte di Cassazione serba ha confermato la legittimità della decisione del ministero della Protezione ambientale di bloccare la costruzione di una mini-centrale elettrica (Small Hydro-Power Plant, SHPP) a Paklestica, sul fiume Visovika, nei Monti di Stara Planina, parco naturale protetto al confine con la Bulgaria. La decisione del ministero si originava dall’aver rilevato inaccettabili differenze tra lo studio d’impatto ambientale presentato dagli investitori e la situazione riscontrata sul terreno dall’Istituto per la conservazione della Natura.

Le proteste popolari

La disposizione della Suprema Corte arriva solo poche settimane dopo le proteste popolari che avevano coinvolto migliaia di persone radunatesi nel settembre scorso a Pirot, principale centro dell’area di Stara Platina. Persone che hanno anche dato vita a un’organizzazione informale denominata “Difendiamo i Fiumi di Stara Planina”, che vanta oltre 45 mila membri sul proprio profilo Facebook. Con lo slogan “nessun altro deciderà della sopravvivenza dei nostri fiumi se non coloro che vi abitano le sponde”, i manifestanti avevano rimosso lo sbarramento temporaneo realizzato per deviare l’alveo di un altro torrente, il Rudinjska (dove i lavori stavano per iniziare), riportandolo al proprio corso naturale.

Le mini centrali elettriche e il loro impatto sull’ambiente

Le mini-centrali, denominate così perché generano al massimo 10MW (ma di solito addirittura meno di 1MW), funzionano grossomodo come quelle grandi ma non hanno bisogno di dighe o di laghi artificiali: ricordano piuttosto i vecchi mulini, in cui la ruota è sostituita da una turbina che, con l’aiuto di un generatore, trasforma l’energia cinetica dell’acqua in energia elettrica. Detto così il quadro potrebbe sembrare persino bucolico, quasi da mulino bianco.

La realtà è, invece, un po’ più complessa: la loro costruzione comporta, infatti, la realizzazione di condotte interrate, l’edificazione di manufatti in cemento e, soprattutto, la canalizzazione e la diversione delle acque. La conseguenza è una riduzione della portata dei fiumi, fino al completo prosciugamento nel periodo estivo, con gravi ripercussioni sia sulla fauna sia sulla flora autoctona, messe addirittura a rischio di sopravvivenza. Ma non è tutto: possono essere pesanti gli impatti sulla morfologia fluviale e persino sul microclima locale.

Il piano di sviluppo delle mini centrali in Serbia

In Serbia le prime mini-centrali elettriche risalgono al secondo dopoguerra e il primo catasto ufficiale che ne definisce il piano di sviluppo, al 1987. Tale piano è rimasto, però, per larga parte disatteso: delle 857 SHPP previste ne sono state realizzate solo un’ottantina, soprattutto a causa della inadeguatezza dei luoghi prescelti e dell’opposizione della gente.

Questo ha indotto il ministro per i Trasporti e le Infrastrutture, Zorana Mihajlovic, a rilanciare il piano, mettendo mano a un nuovo catasto la cui uscita è prevista il prossimo febbraio. Nelle intenzioni tale catasto dovrebbe contenere, oltre alle linee guida per l’ottenimento dei necessari permessi, anche un elenco dei siti in cui sarà consentita la realizzazione delle nuove mini-centrali.

La proattività del governo serbo su questo tema si giustificherebbe con la necessità di soddisfare la richiesta della UE di incrementare la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili, oggi ferma al 27% circa: il contributo prevedibile delle mini-centrali è stimato in circa il 5% e questa valutazione ha fatto dire a molti che è stata scelta la strada più semplice ma non la più conveniente, nemmeno dal punto di vista economico, trascurando invece la possibilità di perseguire soluzioni più sostenibili, come l’eolico e il solare.

Le iniziative di contrasto in corso

A metà luglio il Partito Verde (ZS), favorevole a una moratoria totale delle SHPP in aree protette, ha presentato un disegno di legge che prevede l’obbligatorietà di una valutazione di impatto ambientale per l’ottenimento dei permessi necessari alla costruzione di una centrale; negli stessi giorni il ministro per l’Ambiente, Goran Trivan, si è dichiarato disponibile a ridiscutere con gli investitori le autorizzazioni già rilasciate per lo sviluppo delle centrali in aree protette, 60 solo a Stara Platina, per indurli a realizzarle altrove.

Intanto il 30 novembre, il Parlamento europeo ha approvato un emendamento alla risoluzione sulla Serbia in cui il governo serbo viene invitato ad “adottare le necessarie misure di conservazione delle aree protette, tenendo conto in particolare lo sviluppo di centrali idroelettriche in aree sensibili come il Parco Nazionale di Stara Planina”. Il Parlamento europeo ha anche auspicato che, in questo ambito, la valutazione di impatto ambientale venga effettuata in linea con gli standard dell’UE.

Chi è Pietro Aleotti

Pietro Aleotti
Milanese per caso, una laurea del secolo scorso e svariati articoli su temi ambientali, pubblicati in tutto il mondo. Collabora con East Journal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani ma di Bosnia ha scritto anche per Limes e l’Espresso. E’ anche autore per il teatro: il suo monologo “Bosnia e il rinoceronte di pezza” ha vinto il premio l’Edizione 2018 ed è arrivato secondo nella XVI edizione del Premio Letterario Internazionale Lago Gerundo.

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