RUSSIA: Condanna della Corte di Strasburgo per gli arresti di Navalny

Lo scorso 15 novembre, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato la Russia ad un risarcimento di più di 63.000 euro al leader dell’opposizione Aleksej Navalny, accogliendone la denuncia. Navalny si era rivolto alla Corte sostenendo che gli arresti subiti tra il 2012 e il 2014, sette in tutto, fossero politicamente motivati.

Il contesto

Grazie alla sua capacità di mobilitare un gran numero di manifestanti anche tra i giovani, Navalny è diventato il volto pubblico delle proteste contro Vladimir Putin nel 2011. Arrestato più volte per via del suo ruolo nell’organizzazione di queste manifestazioni, nel 2013 è stato inoltre condannato con l’accusa di corruzione. La condanna gli ha impedito la candidatura alle elezioni di quest’anno.

La Corte ha riconosciuto una violazione dell’articolo 18 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, stabilendo che mentre nei primi quattro arresti Navalny aveva rivestito un compito centrale nelle proteste, nel quinto e nel sesto il suo ruolo era stato marginale. Sulla base di queste motivazioni, la Corte ha condannato la violazione dei diritti fondamentali di Navalny, ritenendo che le autorità lo avessero preso di mira.

Navalny, che si è recato a Strasburgo per la sentenza, si è dichiarato soddisfatto, esordendo su Twitter con  la frase “Abbiamo vinto!”. La sentenza, ha spiegato, è di grande importanza non solo per lui ma anche per i numerosi altri attivisti sottoposti a persecuzioni e arresti nel paese.

Le conseguenze per la Russia

La sentenza della Corte è vincolante, dal momento che la Russia ha ratificato la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo nel 1998 ed è membro del Consiglio d’Europa. Mosca, tuttavia, aveva già temporeggiato nell’esecuzione di sentenze simili nel passato, ritenendole un’ingerenza nella sua sovranità giuridica. Nel 2015, la Duma ha inoltre approvato una legge che permette alla Corte Costituzionale di cassare le sentenze della Corte e pone di fatto la costituzione russa al di sopra delle sentenze di Strasburgo.

Il Ministero della Giustizia russo ha fatto sapere attraverso l’agenzia stampa RIA Novosti che procederà al pagamento del risarcimento entro i termini stabiliti. Tuttavia, il Cremlino, che non ha voluto commentare la sentenza, aveva minacciato più volte l’uscita  dal Consiglio d’Europa in seguito alla sospensione della delegazione russa dopo l’annessione della Crimea nel 2014. 

 

Immagine: Medium.com

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