UCRAINA: Rincaro del gas, Tymošenko accusa: “un genocidio tariffario”

Da KIEV – La situazione economica ucraina, di cui abbiamo recentemente parlato qui, non sembra in grado di decollare, come promesso, entro la fine del 2018. I fattori da considerare sono molti, ma le ultime decisioni riguardanti il prezzo del gas prese dalla Verhovna Rada sembrano aver toccato l’apice, destando il malcontento tra il popolo e, soprattutto, tra gli oppositori del governo di Petro Porošenko.

Il rincaro del gas

Dopo otto mesi di esitazione, il Consiglio dei ministri ucraino ha deciso di aumentare, a partire dal 1° novembre, il costo del gas per la popolazione del 23,5%: il prezzo al metro cubo salirà quindi da 6,96 a 8,55 grivne (ovvero da 0,22 a 0,27 centesimi di euro secondo il cambio attuale). Un rincaro percettibilissimo, questo è certo, e che non ha di certo reso contenti milioni e milioni di ucraini che già faticano a sbarcare il lunario, causa il deficit di bilancio, l’instabilità politica interna ed esterna, l’instabilità della valuta nazionale e, più in generale, il rincaro del costo della vita quotidiana.

La decisione finale presa dalla Verchovna Rada lo scorso 19 ottobre era abbastanza prevedibile e inevitabile, viste le condizioni dettate dal Fondo monetario internazionale (FMI), ente a cui l’Ucraina si affida per il pagamento dei debiti a favore dei creditori stranieri, il quale ammonta oggi a 6 miliardi di dollari. Nonostante le negoziazioni portate avanti dal primo ministro ucraino Volodymyr Grojsman a più riprese durante l’ultimo anno, il FMI è stato irremovibile. Quest’ultimo ha dichiarato di assegnare a Kiev un aiuto economico di 800 milioni di dollari per far fronte ai debiti a patto che il paese continui a cooperare. E la principale condizione da rispettare è quella di portare il prezzo del gas all’equivalente del prezzo di acquisto del carburante negli hub europei.

Grojsman ha cercato di giustificarsi ribadendo: “Se non saremo in grado di continuare le relazioni con i partner internazionali, non saremo in grado di pagare i debiti, e l’Ucraina finirà in default”. Secondo il primo ministro, la tormentata decisione si protrae da luglio e l’unico compromesso ottenuto è stato quello di abbassare il rialzo dal 60% (quota proposta inizialmente) al 23,5%. Il primo ministro ha inoltre rassicurato i suoi concittadini, garantendo loro l’assegnazione di sussidi a chiunque dovesse averne bisogno. Tuttavia il malcontento c’è e si fa sentire tramite le voci degli oppositori al governo in carica.

La lotta al “genocidio tariffario” di Julija Tymošenko

Tutti i principali leader dell’opposizione hanno condannato simultaneamente l’aumento delle tariffe del gas, commentando amaramente la decisione del parlamento ucraino. L’ex ministro della difesa ucraino e oggi leader conservatore del partito “Posizione Civica” (Hromadjans’ka Posicija), Anatolij Hrytsenko, ha sottolineato quanto è facile una manovra simile che va a pesare principalmente sui cittadini: “È più facile alzare il prezzo del gas che rinunciare alla corruzione, soluzione che facilmente coprirebbe tutti i debiti e i pagamenti dovuti al FMI”. Non si è tuttavia dilungato, lasciando la parola a Julija Tymošenko e a Oleh Ljaško (leader del partito radicale), i quali hanno preso particolarmente a cuore questo tema.

L’indiscussa leader del partito Batkivščyna ha emotivamente espresso il suo disaccordo di fronte ai deputati, schierandosi con il “popolo” e definendo la scelta del governo un “genocidio tariffario”, dichiarando che la decisione porterà alla “distruzione totale della vita degli ucraini”. Ha aggiunto che la manovra del suo acerrimo rivale, il presidente Petro Porošenko, è una catastrofe che spinge gli ucraini in una nicchia di povertà e ha fatto appello direttamente al presidente per chiedere la fine di questo “genocidio”.

Il leader del partito radicale, Oleh Ljaško, oppositore non solo del presidente in carica, ma della stessa Tymošenko, non ha paura di giocare con la “principessa del gas” e si rivolge direttamente al popolo chiamando uno “sciopero all’ucraina” se il governo non soddisferà i requisiti dei radicali (cancellazione della decisione del rincaro del gas, aumento di salari e pensioni, riduzione delle spese condominiali). Tuttavia per ora questo sciopero sembra poter trasformarsi solo in qualche vana protesta.

Indubbiamente, è la “principessa del gas” ad avere la meglio sulla questione. Julija Tymošenko ha colto la palla al balzo: l’occasione è perfetta per aumentare la sua popolarità nel pieno della sua campagna elettorale e oltrepassare gli ultimi piccoli successi di Petro Porošenko (autocefalia della Chiesa ortodossa in primis). “Tengo anche ad informarvi che quando questo potere guidato dall’attuale presidente sarà eliminato attraverso elezioni democratiche in 7 mesi, vi garantisco che le tariffe di gas e riscaldamento saranno perlomeno dimezzate, se non diminuite di oltre il doppio”, aggiunge l’ex-leader della rivoluzione arancione.

Julija è convinta che il rincaro sia dovuto a interessi di stampo mafioso: il gas è sempre stato un prodotto a buon mercato in Ucraina, sufficiente e accessibile a tutti; la leader ritiene le spiegazioni delle autorità sui motivi dell’aumento dei prezzi del gas false, e non hanno nulla a che fare con la prevenzione del debito pubblico. È persuasa che il governo attuale si nasconda dietro il FMI per mettere diversi miliardi di dollari nei paradisi fiscali durante questi mesi. “L’Ucraina non è minacciata di default, è pura propaganda che viene imposta alle persone”, afferma con tenacia.

L’economia ucraina rimane vulnerabile

A prescindere dalle tariffe riguardanti l’oro blu, il paese si è aggiudicato l’ottavo posto nella classifica sull’indice di vulnerabilità esterna (External Vulnerability Index) stilata da IHS Markit. La società ha condotto la ricerca studiando 190 economie mondiali sulla base della stabilità della propria valuta, utilizzando come misure il saldo delle partite correnti, l’esposizione al debito estero, le riserve valutarie e l’inflazione, non dimenticando fattori quali la situazione politica attuale, i sistemi di cambio di valuta dei paesi e le dimensioni degli investimenti.

L’Ucraina si piazza al fianco di Sudan, Niger, Yemen, Sierra Leone ed Etiopia, in testa alle economie più vulnerabili del mondo. La valuta nazionale, la grivna ucraina, lo ricordiamo, ha subito forti pressioni negli ultimi anni e l’anno in corso non ha aiutato la moneta a stabilirsi in maniera proficua. Come afferma l’economista Nariman Behravesh insieme ai suoi esperti collaboratori, la debolezza dell’economia ucraina è stata spiegata da una serie di fattori: il deficit di bilancio e l’instabilità politica interna ed esterna ne costituiscono i principali.

A tal proposito, i paesi più resistenti ai rischi esterni tra le economie in via di sviluppo sono diventati la Cina e la Russia. Gli esperti, in particolare, indicano un’eccedenza nella bilancia dei pagamenti, un piccolo debito estero e una grande quantità di riserve valutarie per entrambi. La Russia, nonostante sia soggetta a rischi geopolitici, ha mostra un indice credito tra i più bassi dei paesi BRICS. Il miglior rating è stato dato, comunque, alle banche cinesi.

L’Ucraina non ha finora raggiunto i successi sperati e, in termini economici, rimane attualmente tra i dieci paesi più vulnerabili del mondo. Forse la svolta avverrà dopo le tanto attese elezioni presidenziali di marzo 2019.

Foto: Unian

Chi è Claudia Bettiol

Claudia Bettiol
Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari nella città di Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente Italia e Francia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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3 commenti

  1. ERRATA CORRIGE.

    UCRAINA: Il rincaro del gas, un “genocidio tariffario” targato POROSHENKO?

    Il titolo inganna!!! l”articolo da ragione alla Tymishenko!!! Un”errore o una …trovata propagandistica per ingannare i lettori?

    • Matteo Zola

      Egr. Vincenzo

      grazie della segnalazione. L’errore è mio, gli autori non scrivono i titoli degli articoli, ed è stato corretto. E di errore si tratta, cordiali saluti

      Matteo Zola

      • Ed io segnalo la “prolissità degli articoli”. Suggerisco di dividrli almeno in due parti o puntate. Saluti.-

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