ROMANIA: Fallito il referendum contro i matrimoni omosessuali

da BUCAREST – Il referendum promosso dal partito social-democratico (PSD) volto al cambiamento della definizione di famiglia nella Costituzione è clamorosamente fallito, non raggiungendo il quorum fissato al 30%. La votazione avrebbe dovuto trasformare la definizione di famiglia da “unione tra coniugi” a “unione tra un uomo e una donna”. La percentuale dei votanti si è fermata al 20,41 %, ben lontana dalla soglia minima richiesta per rendere la consultazione valida. In mattinata, con la chiusura dei seggi nella costa occidentale degli Stati Uniti, sono terminate le operazioni di voto anche dei romeni all’estero; ieri alle 21.00, la percentuale di votanti si era attestata al 18%. Vi sono diverse spiegazioni dietro al fallimento dell’iniziativa promossa dalla “coalizione per la famiglia”, appoggiata vigorosamente dalla chiesa ortodossa.

Uno schiaffo a Liviu Dragnea

Non c’è dubbio che la causa principale di questo risultato sia stata la volontà dei romeni di dare uno schiaffo al leader del PSD Liviu Dragnea, uno dei principali promotori del referendum sulla famiglia. Dragnea ha scommesso sul tradizionale conservatorismo dei romeni per ottenere un appoggio popolare fondamentale in un momento di particolare debolezza politica. I fatti del 10 agosto sono ancora vivi nella memoria della gente, l’UE ha più volte redarguito il governo romeno per le sue politiche nel campo dei diritti civili e, come se non bastasse, nella mattinata di oggi il leader socialista è atteso davanti ai giudici della Corte Suprema per presentare appello alla condanna di 3 anni e 6 mesi ricevuta a giugno per assunzioni fittizie e abuso d’ufficio. Il calcolo di Dragnea si è rivelato quanto mai errato; i romeni hanno capito la strumentalizzazione politica del referendum e hanno deciso di boicottare quella che hanno percepito come l’ennesima presa in giro della classe politica. Dragnea è stato vittima anche del fuoco amico del suo stesso partito: il sindaco socialista di Bucarest, Gabriela Firea non è andata a votare, e si è da sempre dichiarata contraria al referendum. La percentuale dei votanti nella capitale si è fermata al 14%; in molte sezioni della città non si è presentato neppure un cittadino.

Una società che cambia

Dietro il fallimento del referendum vi è anche un cambiamento sostanziale della società romena, ormai sempre più spinta a una forte “occidentalizzazione”. Nelle grandi città il tema delle unioni tra persone dello stesso sesso non scalda gli animi della gente, per vari motivi, Le nuove generazioni sono sempre più aperte e libertarie, assestandosi sulle posizioni dei loro coetanei del resto del continente; la generazione della Rivoluzione e dei terribili anni ’90, conformemente al tradizionale fatalismo romeno, è semplicemente indifferente al tema, e risolve la questione con un laconico “facciano quel che vogliono gli omosessuali, abbiamo altri problemi“. I più anziani, specialmente nelle zone rurali, sono fermamente contrari, ma nello stesso tempo vengono mobilizzati con sempre più difficoltà, specialmente quando non viene prospettato loro un tornaconto immediato. Vi è poi un altro fattore da non sottovalutare: in Romania i matrimoni omosessuali sono percepiti come qualcosa di prettamente occidentale. Molti romeni restano intimamente avversi, ma se parlare di unioni civili significa ribadire l’appartenenza della Romania all’UE, essi son disposti a ingoiare l’amara pillola, in nome di un fine superiore. La Romania resta uno dei paesi più europeisti dell’intera Unione. Tuttavia, non bisogna commettere l’errore opposto a quello compiuto da Dragnea, ossia immaginare la Romania come un moderno Bengodi arcobaleno, paradiso per LGBT: la Romania resta un paese conservatore, ma che sta cambiando a una velocità inaspettata anche per i più fini osservatori.

Il futuro

Dragnea ha ricevuto un colpo durissimo, ed è probabile che nelle prossime settimane manterrà un profilo basso, cercando di elaborare una controffensiva. Il principale partito d’opposizione, i liberali, avevano appoggiato il referendum, e oggi si leccano le ferite insieme ai socialisti. L’unico partito d’opposizione da sempre contrario è stato l’Unione per la Salvezza della Romania (USR), un piccolo partito formato soprattutto da attivisti anti-corruzione. Difficile immaginare che basti questo successo per rendere l’USR un’alternativa credibile al PSD. Il presidente Iohannis non si è implicato nella campagna referendaria: ha cercato di non scontentare nessuno, e nel pomeriggio di domenica si è anche recato a votare, senza tuttavia lasciare alcuna dichiarazione. Da settimane Iohannis tiene un profilo volutamente basso: le voci che lo danno come sostituto di Donald Tusk alla presidenza del Consiglio Europeo si fanno sempre più insistenti, ed è probabilmente per questo motivo che ha deciso di non compromettersi troppo nella politica interna. Se alla fine Iohannis dovesse davvero succedere a Tusk, il candidato anti Dragnea alla presidenza della Repubblica  potrebbe essere l’ex premier Dacian Ciolos, che non a caso ieri è stato uno dei primi a esultare ad urne chiuse. In questi giorni di inizio ottobre a Bucarest splende il sole; anche politicamente si prospetta un autunno particolarmente caldo.

Foto: sette-giorni.ro

Chi è Francesco Magno

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Dottorando presso l'università di Trento con un progetto sulle politiche nazionalizzatrici dei governi romeni nel periodo interbellico. Laureato in storia contemporanea presso l'università di Padova con una tesi sulle epurazioni del regime comunista romeno nel mondo delle libere professioni. Si occupa da anni di Romania, paese dove ha trascorso diversi soggiorni di studio e ricerca, con particolare attenzione al nazionalismo romeno e alle politiche di nazionalizzazione in aree di frontiera.

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Un commento

  1. STEFANO VALSECCHI

    “La generazione della rivoluzione” mah!!! Sarebbe onestamente più corretto scrivere “la generazione del colpo di stato” o meglio “la generazione a cui hanno fanno credere e continuano a far credere che sia stata una rivoluzione”…ma d’altra parte non ci sarebbe da aspettarsi di meglio dato che nel suo curriculum spicca “l’epurazione del regime comunista nel mondo delle libere professioni”…invece non so ad esempio ricerche sui circa 2000 fedeli al partito comunista assassinati, come i coniugi Ceausescu, durante il golpe nazifascista del 1989. Stefano Valsecchi

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