STORIA: Franceska Mann, la ballerina ebrea che sparò alle SS

Photo: Narodowe Muzeum Cyfrowe/Zaklad fotograficzny

Nell’autunno del 1943, dopo anni di guerra, miseria e segregazione razziale, agli occhi di molti ebrei polacchi la ferocia del nazismo doveva assumere le sembianze di un male eterno e implacabile. Una forza in grado di spazzare via ogni speranza di cambiamento e di piegare qualsiasi tentativo di resistenza all’autorità. Eppure, il 23 ottobre 1943, una giovane ballerina di nome Franceska Mann decise di non piegarsi al ruolo di vittima passiva della follia nazista. La donna, ferendo a morte un membro delle SS, Josef Schillinger, diede vita ad un lampo di rivolta che, pur essendo a cavallo tra storia e leggenda, rimane tra i più intrepidi atti di ribellione accaduti in un campo di sterminio.

Il ghetto di Varsavia e la trappola dell’Hotel Polski

La Mann inizia la sua carriera nella Varsavia degli anni Trenta con il nome di Lola Horovitz, e in breve tempo diventa una delle ballerine più apprezzate nella capitale polacca, dove spesso si esibisce al Melody Palace. Nel maggio del ’39 partecipa ad una gara internazionale di danza a Bruxelles, raggiungendo il quarto posto e confermandosi come una delle migliori promesse della sua generazione. La sua scalata al successo viene però brutalmente stroncata dall’arrivo della guerra. Pochi mesi dopo la competizione internazionale di Bruxelles assiste inerme alla spartizione della Polonia tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica. Finisce così nell’inferno del ghetto di Varsavia, da dove tenta di fuggire senza successo. Sarà vittima, come altri 2500 ebrei, della trappola dell’Hotel Polski, ideata dalla Gestapo grazie all’aiuto di alcuni collaborazionisti. Attirati dalla promessa di espatriare in sud America con passaporti stranieri, gli abitanti del ghetto coinvolti nell’operazione vengono invece consegnati nelle mani dei loro futuri persecutori.

Un episodio controverso

Comincia così il viaggio in treno che decreterà la fine della giovane ballerina e dei suoi sventurati compagni di viaggio. Il convoglio arriva prima a Bergen Belsen e poi ad Auschwitz, dove i nazisti ordinano ai prigionieri di scendere. Da questo momento in poi, lo sviluppo degli eventi non è lineare poiché esistono diverse varianti narrative dei fatti. La distruzione di molti documenti relativi all’Olocausto, avvenuta per mano dei nazisti durante la parte finale del conflitto, ha contribuito a rendere più controversa la ricerca storica su questo e molti altri episodi avvenuti all’interno dei campi di concentramento. Tuttavia, diversi testimoni oculari hanno confermato che fu una giovane di nome Franceska (o Franziska) Mann ad uccidere Schillinger e a dare vita ad una rivolta tutta al femminile. A variare sono quindi i dettagli dell’episodio ma non il finale, caratterizzato dalla morte di Schillinger per mano di una donna e segnato da un disperato quanto coraggioso tentativo di ribellione delle altre prigioniere.

L’atto di coraggio di Franceska Mann

Nel libro “Sexual violence against Jewish women during the Holocaust”, a cura di Sonja Maria Hedgepeth e Rochelle G. Saidel, Schillinger viene descritto come un soggetto sadico, avvezzo allo stupro e alle peggiori atrocità. Una descrizione che viene confermata da alcune testimonianze registrate nel 1961 durante il processo per crimini di guerra ai danni dell’ufficiale delle SS Adolf Eichmann. Nella ricostruzione del libro, Schillinger, insieme ad un altro membro delle Schutzstaffel, Wilhelm Emmerich, si dirige ubriaco verso gli spogliatoi femminili adiacenti alla camera a gas dove la Mann e le altre donne sono state portate per svestirsi. Entrati nella stanza, la loro attenzione viene catturata dalla giovane ballerina dal corpo tonico e i modi aggraziati. Franceska Mann però si rifiuta di denudarsi di fronte a loro e Schillinger reagisce aggredendola. Mentre l’uomo tenta di strappargli la biancheria di dosso, la Mann gli sfila la pistola dalla fondina e lascia partire due proiettili che lo feriscono mortalmente colpendolo allo stomaco. Rivolge poi la pistola contro Emmerich, ferendolo ad una gamba. Seguendo l’esempio della giovane, le donne presenti tentano di dare vita ad una rivolta, ma è troppo tardi. Nessuna delle prigioniere muore nelle camere a gas: i nazisti arrivano sul posto e massacrano tutte le presenti. Nella ricostruzione della storica Cynthia Southern, Franceska Mann venne in contatto con Schillinger diversamente, ovvero utilizzando la sua bellezza per distrarlo con uno spogliarello improvvisato. Secondo la storica della Shoah, nel mezzo di questo spogliarello la donna lanciò prima una scarpa contro l’uomo delle SS per poi impossessarsi dell’arma e sferrare i due colpi mortali.

La varietà delle narrazioni e delle testimonianze collezionate nel corso degli anni ha contribuito ad accrescere il mito di questa donna che non si arrese passivamente ad un destino già segnato. Franceska Mann era giovane e bella, proprio come gli eroi descritti dal cantautore Guccini nella canzone “La locomotiva”. Non conosciamo il colore dei suoi capelli, il suono della sua voce o i suoi sogni di ventenne, ma il suo gesto ci insegna che i tiranni non sono immortali e che il potere di questi, per quanto perverso e spietato, si può combattere anche nelle peggiori avversità.

Chi è Stefano Cacciotti

Stefano Cacciotti
Nato a Colleferro (RM) nel 1991. Laureato in Sociologia e in Interdisciplinary research and studies on Eastern Europe. Ha vissuto a Varsavia (2013) e a Budapest (2016), dove ha approfondito i suoi studi sulla storia contemporanea e sociale dell'Europa centro-orientale.

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