RUSSIA: La riforma delle pensioni che i russi non vogliono

Domenica 9 settembre 2018, durante le elezioni locali e regionali russe, importanti manifestazioni si sono registrate nelle maggiori città russe. Quella di domenica è stata l’ennesima giornata di proteste in Russia dopo le molte che si sono susseguite a partire da fine giugno in seguito alla proposta di legge avanzata dal governo inerente all’innalzamento dell’età pensionabile.

La proposta di legge

Il 14 giugno il premier Dmitrij Medvedev ha presentato alla Duma un progetto di legge che prevedrebbe l’innalzamento dell’età pensionabile per gli uomini da 60 a 65 anni e per le donne da 55 a 63 anni (oppure, rispettivamente, a 45 e 40 anni di contributi). Questa manovra dovrebbe garantire, secondo il ministro delle Finanze Anton Siluanov, delle pensioni più alte a tutti: entro il 2024 la pensione media passerà, secondo le sue stime, da 14000 (175 euro ca.) a 20000 rubli (250 euro ca.).

Questo progetto è stato, secondo le procedure costituzionali, sottoposto prima di tutto al vaglio delle regioni: se più di un terzo dei soggetti federali si fosse detto contrario, allora si sarebbe dovuta creare una commissione apposita per il vaglio della proposta. Tuttavia, così non è stato: nonostante le vicine elezioni di settembre e la probabile insoddisfazione dell’elettorato, le amministrazioni regionali hanno scelto una via mesta ed evitato di compromettere la propria fedeltà alla linea del Cremlino. Il ministro del lavoro Topilin a metà luglio ha affermato che ben 61 regioni avevano presentato alla Duma opinioni positive in merito al progetto di legge.

Il 19 luglio la Duma di Stato ha così approvato in prima lettura il progetto sull’innalzamento dell’età pensionabile, nonostante le molte proteste e manifestazioni delle settimane precedenti e nonostante i sondaggi sull’apprezzamento del partito del presidente in caduta libera. Dei quattro partiti che siedono alla Duma, solo i 328 deputati di Russia Unita hanno votato compattamente a favore – un numero comunque sufficiente perché la proposta passasse.

Verso la seconda lettura

Considerato il malcontento, il 20 agosto – in previsione dell’audizione parlamentare dedicata al progetto – il partito al governo ha presentato la propria variante di modifica allo stesso, che comprende l’accesso a tariffe agevolate e sconti per “pensionati” già alle over-55 e agli over-60, la pensione dopo 37 e 42 anni di contributi rispettivamente per donne e uomini, pensione anticipata per professioni usuranti e per chi vive in zone artiche.

Questa apertura a una variante più dolce della proposta di legge potrebbe suggerire che il governo avesse all’inizio alzato troppo l’asticella consapevolmente, in modo da far passare poi in maniera più liscia una misura che anche in termini meno drastici sarebbe difficilmente stata accolta.

Il 29 agosto in un video ad ampia diffusione il presidente Putin si è rivolto ai cittadini, invitandoli a ragionare con calma e obiettività sulla necessità della misura. Assicurando di parlare “in maniera obiettiva, dettagliata e assolutamente sincera”, il presidente ha, in circa mezz’ora, riassunto la situazione demografica e storica della Russia sovietica e post-sovietica. Putin ha ricordato di aver egli stesso ritenuto non necessaria in passato una riforma delle pensioni, ma ha sottolineato come i tempi siano cambiati.

Il compito fondamentale delle modifiche proposte al sistema pensionistico è quello di “garantire la stabilità finanziaria del sistema per molti anni a venire”, ha dichiarato, “e non solo una conservazione, ma anche una crescita dei redditi, delle pensioni per gli attuali e futuri pensionati”.

Stando ai dati che il presidente ha portato a proprio sostegno, se nei primi anni 2000 l’aspettativa di vita era poco al di sopra dei 65 anni, oggi si è alzata di 7,8 anni; l’obiettivo è raggiungere quota 80 entro il prossimo decennio, “e faremo di tutto perché le persone nel nostro paese vivano a lungo e in salute”. Proprio uno degli slogan delle proteste è #Dožit’DoPensii, ovvero #ArrivareAllaPensione: le stime sulle aspettative di vita in Russia presentate da Putin non trovano infatti tutti d’accordo.

Putin ha inoltre spiegato che alternative a queste misure sono state prese in considerazione e scartate in quanto “essenzialmente, non risolvono nulla, al massimo tappano buchi”.

Un’attenzione particolare il presidente l’ha poi rivolta alle donne – per le quali apre le porte verso un abbassamento dell’età pensionabile a 60 anni, e addirittura a 50 anni nel caso si parli di madri con più di cinque figli – e ai lavoratori anziani, per i quali promette di adottare delle misure che garantiscano loro di restare con garanzie e stabilità sul mercato del lavoro fino al raggiungimento della nuova età pensionabile.

Stando ai sondaggi del centro CIPKR, dopo il video del presidente, i contrari al progetto di legge sono passati dal 71% al 51%; tuttavia, ora il 26% (e non più il 15%) vede nel presidente l’iniziatore principale di queste modifiche impopolari.

La seconda lettura del progetto di legge alla Duma è prevista nei prossimi mesi autunnali.

Breve storia delle pensioni in Russia

La pensione per anzianità venne introdotta in Russia, o meglio Unione Sovietica, per la prima volta nel 1928 e da allora l’età pensionabile non è mai stata ritoccata: 55 anni d’età per le donne, 60 per gli uomini.

Nel 1997 venne per la prima volta discussa alla Duma la possibilità di portare l’età pensionabile a 60 anni per le donne e 65 per gli uomini, ma allora il progetto di legge non venne approvato.

Di nuovo durante la presidenza Medvedev (in particolare tra 2010 e 2012) si tornò a parlare di pensioni, ma la maggior parte dei ministri – compreso l’allora premier Putin – rigettarono la proposta.

Nel 2015 il ministro dell’economia Uljukaev reintrodusse l’idea, visto il deficit pensionistico raggiunto in quel momento, e Putin questa volta si mostrò possibilista, sottolineando tuttavia come la Russia non fosse pronta a una modifica repentina del sistema.

Dopo la rielezione di Vladimir Putin di quest’anno, in maggio Medvedev dichiarò apertamente che il suo governo avrebbe al più presto inviato alla Duma delle proposte relative all’età pensionabile. Nel farlo, ricordò che l’età di 55 e 60 anni venne sancita ancora in Unione Sovietica nel 1928 quando l’aspettativa di vita si attestava attorno ai 40 anni. Stando ai dati ROSSTAT, nel 2017 l’aspettativa di vita è di 67,5 anni per gli uomini e 77,6 anni per le donne.

Chi è Martina Napolitano

Martina Napolitano
Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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