Fonte: Wikimedia Commons

BOSNIA: Al voto tra un mese, cambio al vertice tra i serbo-bosniaci?

Il prossimo 7 ottobre si terranno le elezioni generali per i membri della Presidenza federale della Bosnia-Erzegovina, oltre che delle cariche istituzionali della Federazione croato-musulmana (FbiH) e della Republika Srpska (RS). Storicamente, le tornate elettorali in Bosnia-Erzegovina sono state l’occasione perfetta per riproporre rivendicazioni nazionaliste e fortemente identitarie, a dimostrazione di come le tensioni etniche nel paese siano tutt’altro che superate. Queste elezioni si inseriscono in un contesto regionale piuttosto teso, con la questione della ridefinizione dei confini tra Kosovo e Serbia che potrebbe avere non poche ripercussioni sul fragile equilibrio raggiunto nel paese. La mancata risoluzione di problemi endemici, come l’emigrazione giovanile o l’insufficiente crescita economica, potrebbe costare caro ai partiti e ai leader che fino a oggi hanno dominato la scena politica.

I principali candidati nella Federazione croato-musulmana

Per quanto riguarda l’elezione del membro bosgnacco, a sfidarsi saranno il candidato del Partito d’Azione Democratica (SDA), Šefik Džaferović, fedele alleato degli Izetbegović, e Fahrudin Radončić del Partito per un futuro migliore (SBB), proprietario del giornale Dnevni Avaz e di TV Alfa. L’SDA ha inaugurato la sua campagna elettorale il 5 settembre a Mostar con lo slogan Razvoj i o(p)stanak (“Sviluppo e sopravvivenza/permanenza”), con la chiara intenzione di concentrare la campagna elettorale sulla questione dell’emigrazione giovanile. L’SBB invece ha lanciato la campagna nella città di Srebrenica, una scelta che può essere considerata come una risposta alla decisione del parlamento della RS di invalidare il Rapporto su Srebrenica, relativo al genocidio avvenuto nel Luglio 1995. Sul versante croato, i due candidati più accreditati sono il presidente uscente Dragan Čović dell’Unione Democratica Croata di Bosnia ed Erzegovina (HDZ BIH) e Željko Komšić del Fronte Democratico (DF), già membro della Presidenza dal 2006 al 2014.

Čović non ha mai nascosto la sua vicinanza politica con Dodik, con cui condivide la storica idea di una divisione etnica e nazionale del paese. Dopo un incontro avvenuto nel maggio scorso, i due hanno pubblicamente dichiarato di voler creare una coalizione in caso di vittoria alle elezioni. Se Čović è famoso per la sua affinità con Dodik, Komšić può invece contare su un forte sostegno della componente bosgnacca, i cui voti sono stati determinanti nelle precedenti vittorie elettorali e rischiano di esserlo anche in questa occasione.

La situazione nella Republika Srpska

Piuttosto turbolenta appare l’atmosfera nella Republika Srpska, dove la candidatura di Milorad Dodik rischia di aprire nuovi interessanti scenari. Attuale Presidente della RS e fondatore dell’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD), Dodik è stato il protagonista indiscusso della scena politica serba in Bosnia negli ultimi vent’anni. La sua battaglia più importante è da sempre quella per l’indipendenza della RS, obiettivo rilanciato in una recente intervista dove ha affermato che “la Republika Srpska non cambierà il suo territorio con nessuno, né si unirà alla Serbia, ma un giorno sarà indipendente e preserverà l’unità territoriale con la Serbia”.

Famoso per le sue provocanti proposte contro lo status quo, Dodik non ha perso occasione di ribadire che se il Kosovo dovesse diventare membro delle Nazioni Unite e di altre istituzioni internazionali la RS sarà pronta a chiedere la stessa cosa. A infuocare ulteriormente la campagna elettorale ci ha pensato il suo consigliere Slavko Mitrović, che qualche giorno fa ha annunciato l’intenzione di adottare una nuova Costituzione che tuteli maggiormente gli interessi della RS e che sia pienamente coerente con gli Accordi di Dayton. Inoltre, nella stessa intervista si è mostrato piuttosto scettico sul processo di adesione all’UE della Bosnia a causa dei problemi e delle trasformazioni in atto in Unione Europea. Secondo un sondaggio condotto dall’International institute for middle east and balkans studies nell’aprile scorso (altri sondaggi saranno disponibili probabilmente tra qualche giorno) si profila un testa a testa tra Dodik e Mladen Ivanić, attuale membro serbo della presidenza federale e candidato dell’Alleanza per il Cambiamento (SZP). Il sondaggio dà Dodik al 51% contro il 49% di Ivanić, ma non sono escluse sorprese.

Negli ultimi mesi, Dodik ha dovuto fare i conti con un crescente malcontento tra la popolazione e con il tentativo delle opposizioni di creare un blocco compatto contro il suo strapotere. Inoltre, il caso irrisolto della morte di David Dragicevic, ventunenne di Banja Luka trovato morto lo scorso marzo in circostanze ambigue e che hanno scatenato la protesta di piazza guidata dal padre Davor, potrebbe rappresentare un forte calo di popolarità per Dodik, che viene fortemente criticato per la gestione della sicurezza nell’entità serba.

E se una possibile vittoria rilancerebbe Dodik e i suoi progetti, aprendo la strada a scenari imprevedibili tanto per la RS quanto per la Bosnia in generale, una sua sconfitta potrebbe invece definitivamente segnare la fine della sua carriera politica e l’avvio di un processo di rinnovamento della classe politica nella RS.

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