SLOVENIA: Un ex-comico come primo ministro?

Dopo il voto anticipato del 3 giugno scorso e più di due mesi di stallo, a metà agosto il parlamento sloveno ha eletto nuovo primo ministro Marjan Šarec, ex comico, imitatore e radio-conduttore. Per la nascita del governo bisognerà attendere il 13 settembre, quando il parlamento dovrà dare la fiducia al nuovo esecutivo formato dal pentapartito Lista Marjan Šarec, Socialdemocratici (SD), il Partito del Centro Moderno (SMC), Pensionati del DeSUS e Partito Alenka Bratušek. Grazie alle sue posizioni anti-sistema la Lista Marjan Šarec si è guadagnata a sorpresa il secondo posto alle elezioni di giugno con il 12,6 %, preceduta solo dai conservatori del Partito Democratico Sloveno (SDS) di Janez Janša.

Il governo si appresterebbe dunque a governare con una maggioranza incerta data dai 46 seggi del pentapartito uniti ai nove del partito di Sinistra. Porte chiuse invece per l’SDS, che non ha trovato alleati per la formazione del governo. In un’intervista alla televisione francese France 24, difatti, Šarec ha smentito ogni ipotesi di coalizione con Janša, delineando in questo modo uno scollamento totale dall’ala conservatrice della classe dirigente.

Chi è Marjan Šarec?

Šarec inizia la sua carriera lavorando per la televisione nazionale slovena dove le sue apparizioni sono famose per la chiave fortemente satirica con cui interpreta personaggi della politica slovena e internazionale. Nel 2010 si candida a sindaco della città di Kamnik nel centro-nord della Slovenia, vincendo. Nel 2014 corre per il secondo mandato e viene rieletto a sindaco con la maggioranza schiacciante di due terzi dei voti espressi.

Dal 2017 si lancia nella politica nazionale, fino al risultato straordinario delle elezioni di giugno scorso. Secondo le statistiche, Šarec ha convogliato su di sé i voti della popolazione giovane e degli scontenti del governo presieduto dal primo ministro dimissionario Miro Cerar.

Una stagione di scandali

Il successo di Šarec deve molto alla sua estraneità dal mondo politico, martoriato da numerosi scandali. La Slovenia negli ultimi anni, difatti, è stata messa a dura prova da una serie di scandali, come quello che ha portato lo stesso Janša alle dimissioni dalla guida del governo nel 2013 per un caso di corruzione, che vide il premier ungherese Viktor Orbán come finanziatore della campagna elettorale dell’SDS tramite personaggi e organizzazioni a lui vicine.

Nel 2017, a causa dell’annullamento da parte della Corte Suprema del referendum che aveva dato il via libera ad un imponente progetto ferroviario sulla tratta Divaccia-Capodistria che sarebbe costato 1 miliardo di euro, l’ex premier Miro Cerar si era dimesso dando il via all’iter per le elezione anticipate del 3 giungo.

Un futuro incerto per la Slovenia

La priorità del nuovo governo verterà sulla riduzione del debito pubblico, che dovrebbe scendere a circa il 70% del PIL quest’anno, dopo che nel 2013 la Slovenia aveva rischiato un salvataggio internazionale per la situazione delle sue banche. ll futuro premier punta anche su misure volte a migliorare la situazione vigente della sanità e della sicurezza del Paese e disposto il rafforzamento dei controlli sui confini. Migliorare le condizioni dei pensionati e la lotta al precariato sono stati altri due punti fondamentali della proposta politica di Šarec.

Se il 13 settembre l’ex-comico riceverà la fiducia dal parlamento, si troverebbe però tra le mani una bomba a orologeria, soprattutto considerando le tensioni anti-migranti del paese, e dovrà fare i conti con i malumori del suo stesso elettorato. Si troverà difatti a dover gestire le pressioni migratorie provenienti dalla rotta balcanica, che ha visto la Slovenia come paese di transito dal 2015 ad oggi.

Quella di Šarec, dunque, è una posizione molto scomoda che lo vede in minoranza all’interno di una coalizione da cui si è ricavata a fatica una squadra di governo, che lo vede contrapposto ad una maggioranza elettorale rappresentata dall’SDS con alleati potenti sul fronte Viségrad. La partita fondamentale si giocherà sulla resistenza di questo governo già dato per dimissionario dalle opposizioni, e sul mantenimento di una linea moderata riguardo alle sfide che comporterà, e sta comportando, la gestione dei flussi migratori. In un’Europa dove trionfano i partiti nazional-conservatori quella che sta interpretando Šarec è una commedia dal finale molto incerto.

 

Foto Haber Ibar Hatti

Chi è Gabriele Gatti

Gabriele Gatti
Nato a Reggio Emilia nel 1996, frequenta la facoltà di lettere classiche all'Università di Bologna. Dal 2016 lavora come reporter sulle rotte balcaniche e in zone di crisi, pubblicando per diverse testate italiane e internazionali. Nel 2017 esce il suo documentario "La Foto di Omid" sulla situazione degli insediamenti informali lungo il confine serbo-ungherese e sulla situazione di emergenza umanitaria a Belgrado. Oggi lavora come reporter freelance in Serbia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Grecia e Ucraina.

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