POLONIA: Proteste contro la riforma della Corte Suprema

Giovedì 26 luglio, una folla di migliaia di manifestanti si è riversata davanti al palazzo presidenziale di Varsavia protestando contro la volontà del Capo di Stato polacco di firmare la legge sulla riforma della Corte Suprema, che garantirebbe al Presidente poteri di nomina dei giudici. Nello stesso giorno, le proteste contro le riforme volute dal partito conservatore PiS al governo hanno coinvolto molte altre città polacche.

Le riforme alla base delle proteste

La Legge sulla Corte Suprema, approvata dalla Camera bassa venerdì 20 luglio e confermata senza emendamenti dal Senato mercoledì 25 luglio, modifica le procedure di selezione dei giudici e del primo presidente della Corte Suprema. L’atto prevede che l’elezione del quest’ultimo avvenga con una maggioranza qualificata dei due terzi dei giudici della Corte e concede al governo maggiori poteri di controllo sulla Corte stessa. Il Premier Jaroslaw Kaczyński ha affermato che tali riforme hanno l’obiettivo di rendere più efficiente l’intero sistema giuridico polacco e che “senza riforme giuridiche, non possiamo ricostruire lo Stato polacco in modo che serva i suoi cittadini” .

Dal 2015, anno in cui il PiS è salito al potere, decine di giudici sono stati assolti dal loro impiego e, nel solo ultimo mese, ventidue giudici della Corte Suprema sono stati licenziati. Il giudice della Corte Małgorzata Gersdorf si è tuttavia rifiutata di lasciare il proprio incarico, affermando che il suo mandato terminerà nel 2020, come stabilito dall’articolo 183(3) della Costituzione polacca.

La reazione della Commissione Europea

Nel dicembre 2017, la Commissione Europea aveva proposto l’attuazione dell’articolo 7 del TUE, che prevede raccomandazioni nei confronti di un paese che violi l’articolo 2 del Trattato. Il 2 luglio, la Commissione Europea ha dunque avviato una procedura di infrazione contro la Polonia in merito alla Legge sulla Corte Suprema, con l’obiettivo di difendere l’indipendenza giuridica in Polonia, prevista anche all’articolo 173 della Costituzione polacca.

Inoltre, il 25 luglio la Corte di Giustizia dell’UE ha ricordato che le corti devono essere indipendenti per poter “esercitare le proprie funzioni in modo totalmente autonomo” e imparziali per poter “mantenere un’equa distanza tra i partiti e i processi e i loro rispettivi interessi”. Nello stesso documento, pertanto, la Corte afferma che non si può attribuire alcuna efficacia a un mandato di arresto europeo nel caso in cui l’individuo possa soffrire di una limitazione della libertà a un equo processo in seguito a mancanza di indipendenza e imparzialità del tribunale giudicante.

 

Immagine: The Krakow Post

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Amedeo Amoretti

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