RUSSIA: La fuga di Biryukova torna a far parlare di torture in carcere

Irina Biryukova, l’avvocato responsabile di aver procurato al quotidiano russo Novaya Gazeta il video di un detenuto vittima di torture da parte della polizia russa, ha lasciato il proprio Paese in seguito alle minacce ricevute. I fatti sono stati così riportati il 23 luglio dalla ONG Public Verdict. Biryukova, che collabora con l’associazione nella lotta per i diritti umani, si è più volte appellata alle autorità legislative russe per ottenere protezione per sé e la sua famiglia.

Il filmato

Il video è stato pubblicato dal quotidiano indipendente il 20 luglio, suscitando reazioni di indignazione sia in Russia che all’estero. Nei dieci minuti di filmato si vede il detenuto Yevgeny Makarov che, disteso su due tavoli negli uffici del centro di detenzione di Yaroslavl, a nord-est di Mosca, viene tenuto fermo da due agenti e torturato da almeno altri dieci colleghi in divisa. Gli ufficiali, tutti nella stessa stanza, si accaniscono sugli arti inferiori della vittima dandosi il cambio l’uno con l’altro. Questo nonostante le continue urla di dolore e le ripetute implorazioni da parte di Makarov.

Novaya Gazeta ha comunicato che la vicenda risale al giugno 2017. Il 22 luglio, il prefetto regionale di Yaroslavl ha riferito che, in seguito alla diffusione del materiale, i responsabili delle violenze sono stati individuati e sono stati presi provvedimenti di detenzione nei loro confronti. In seguito a ciò, alcuni familiari e conoscenti degli agenti avrebbero fatto pervenire minacce direttamente alla Biryukova, convincendola a prendere la decisione di lasciare il Paese.

Le violenze nei penitenziari russi

Sempre Public Verdict aveva dichiarato nell’aprile 2017 Makarov e altri due detenuti – Ruslan Vakhapov e Ivan Nepomnyashchikh – avevano subito violenze da parte di personale in divisa nella stessa sede. Il secondo dei due era stato incarcerato in seguito agli scontri di protesta alla vigilia della cerimonia di insediamento del Presidente Vladimir Putin nel 2012 e stava scontando una pena di 30 mesi.

La Corte Europea dei Diritti Umani ha ordinato a Mosca di indagare approfonditamente sull’accaduto, che si aggiunge ai sempre più frequenti casi di violenze e torture nei penitenziari russi.

 

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Chi è Marco Caldera

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Geografo urbano milanese nato nel 1993, appassionato di periferie ed edilizia post-socialista. Ha studiato tra Milano e Torino approfondendo tematiche legate al comparto sociale, politico, demografico nelle città dei paesi dell'Europa centro-orientale con una tesi sui cambiamenti urbanistici di Budapest durante il periodo comunista. Nel 2018 ha avuto un'esperienza in Polonia come ricercatore nel comparto delle politiche pubbliche urbane.

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