BOSNIA: Tra l’integrazione UE e la politica neo-ottomana di Erdogan

Il 20 maggio scorso il presidente turco Recep Tayyp Erdogan si è presentato a Sarajevo per tenere un comizio elettorale in vista delle elezioni presidenziali e parlamentari in Turchia del 24 giugno.
Il comizio si è rivelato un successo, sollevando consensi tra l’élite musulmana conservatrice bosniaca, convinta che quello di Erdogan rappresentasse un aperto supporto a Bakir Izetbegović, membro musulmano della presidenza collegiale bosniaca.
Perché il presidente turco avrebbe dovuto fare proprio di Sarajevo la cassa di risonanza all’estero per la sua campagna elettorale? La scelta non è stata casuale, bensì assolutamente consapevole, dettata dal fatto che molti paesi dell’Unione Europea non gli hanno permesso di tenere un discorso elettorale in casa loro, e che la Bosnia rappresenta un ponte tra l’Europa integrata e quella fuori dall’UE.

L’Unione Europea e l’allargamento verso i Balcani occidentali

Il comizio di Erdogan a Sarajevo assume un significato importante perché avviene proprio nel momento in cui l’Unione Europea decide di fare un passo indietro sull’allargamento ai Balcani occidentali.
La Turchia ha quindi deciso di approfittare del momento propizio per estendere la sua sfera di influenza anche ai Balcani e specialmente verso la Bosnia. Complice inconsapevole di questo avvenimento è stato il dietrofront dell’UE nel processo di allargamento ai Balcani.
Nonostante in un primo momento il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Junker, e l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, Federica Mogherini, avessero spinto per la stesura di una strategia per l’allargamento dell’UE verso Serbia, Macedonia, Montenegro, Bosnia-Herzegovina e Albania entro il 2025, il 17 maggio scorso il processo ha subito un arresto. Al summit di Sofia tra UE e stati della regione che avrebbe dovuto confermare la futura adesione, infatti, l’allargamento non è stato nemmeno menzionato. Così, la prospettiva di integrazione nell’Unione Europea per i Balcani sembra ora più lontana.

I finanziamenti turchi per la costruzione dell’autostrada Belgrado-Sarajevo

In questo particolare periodo storico, il ridimensionamento della promessa di allargamento dell’Unione Europea, dovuta di certo a problemi strutturali causati dal metodo intergovernativo dominante, non è stato privo di conseguenze. In primis, la popolarità di Erdogan è cresciuta molto nel panorama politico della Bosnia-Erzegovina, come confermano gli eventi tenutisi lo scorso 15 luglio a Sarajevo per celebrare la “vittoria della democrazia” a due anni dal colpo di stato; inoltre, la possibilità di posizionarsi sotto l’ala di influenza turca è diventata incredibilmente allettante per la maggioranza della popolazione musulmana, che già vedeva di buon occhio la politica neo-ottomana di Erdogan.

Ma c’è di più. Uno dei fattori che influisce particolarmente sull’ascesa dell’influenza di Ankara è la promessa di investire ingenti capitali per un progetto che è da sempre stato caro a due paesi dell’ex Jugoslavia: la costruzione dell’autostrada che collegherà Sarajevo a Belgrado.
Erdogan sostiene che la Turchia sarà uno dei maggiori investitori nel progetto, promettendo di stanziare ingenti somme, rassicurando Izetbegovic che la Turchia pagherà interamente la costruzione dell’autostrada in cambio di un’agevolazione della durata di trent’anni sui pedaggi.

In realtà il disegno della Turchia di stabilire la propria influenza sulla Bosnia, grazie ai suoi strumenti di soft power, non è recente, ma ha radici più lontane. Rimane da vedere se la Turchia nei prossimi mesi riuscirà a sfidare l’Unione Europea e ampliare ancora la sua influenza sui Balcani occidentali, partendo proprio da Sarajevo.

Foto: Anadolu

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Carolina Muzzillo

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Un commento

  1. Dubito che Erdogan possa andare oltre l’influenza sui musulmani di Bosnia.

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