MOLDAVIA: Una domenica di proteste a Chisinau

Domenica 1° luglio le strade di Chisinau, capitale della Moldavia, sono state teatro di una imponente manifestazione di protesta contro la decisione della Corte Suprema che ha invalidato le elezioni del nuovo sindaco della città. Le consultazioni avevano sancito la vittoria di Andrei Nastase, un ex magistrato favorevole all’avvicinamento del paese all’Europa.

I fatti

I cittadini di Chisinau si sono recati alle urne lo scorso 3 giugno per eleggere il nuovo sindaco della capitale. I due sfidanti, Andrei Nastase e Ion Ceban, esprimono la tipica dicotomia che caratterizza la terra incastonata tra il Prut e il Nistro: il primo rappresenta l’ala pro-occidentale, mentre il secondo, esponente del partito socialista e molto vicino al presidente Igor Dodon, è emblema dello schieramento favorevole alla tradizionale conservazione degli stretti legami con Mosca. Gli abitanti di Chisinau hanno chiaramente espresso la loro preferenza, accordando più del 50% dei consensi a Nastase, che avrebbe quindi dovuto insediarsi sullo scranno del primo cittadino immediatamente dopo il voto, se la sentenza della Corte Suprema non avesse reso tutto vano.

Elezioni da ripetere

La Corte ha annullato il risultato del voto perché entrambi i candidati avrebbero usato i social media a fini di campagna elettorale il giorno delle elezioni, nonostante il chiaro divieto. Nastase ha ribattuto affermando la sua totale innocenza; si sarebbe infatti limitato soltanto a spingere i cittadini al voto, a prescindere dalla preferenza espressa. Un sindaco a interim continuerà a reggere la città fino alle nuove elezioni, da tenere nel 2019. La sentenza getta un’ombra inquietante sulla situazione politica moldava, e sembra politicamente influenzata. La Corte ha imputato un uso improprio dei social ad entrambi i candidati, che si sarebbero resi protagonisti della stessa infrazione. Annullare una consultazione elettorale così importante per tali ragioni sembra francamente eccessivo.

La protesta

Domenica 1° luglio decine di migliaia di cittadini si sono recati in piazza per protestare contro la decisione dei magistrati. Sono stati scanditi cori molto simili a quelli che da un anno e mezzo a questa parte si sentono a Bucarest; slogan contro i “ladri” del governo e contro la corruzione. I manifestanti hanno anche rilasciato un documento pubblico, nel quale chiedono espressamente le dimissioni e la messa in stato di accusa dei giudici della Corte. Anche i moldavi all’estero hanno organizzato piccole manifestazioni di protesta davanti a consolati e ambasciate.

Le reazioni internazionali

La sentenza della Corte Suprema moldava è stata aspramente criticata sia dagli Stati Uniti che dall’Unione Europea. Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che la “non trasparente” decisione dei giudici rappresenta “una minaccia per la democrazia moldava”. Il 25 giugno il segretario di Stato Mike Pompeo ha detto esplicitamente al primo ministro moldavo Filip che le “elezioni devono rappresentare il volere dei cittadini, senza ingerenze politiche”. Anche Bruxelles si è espressa sulla vicenda, affermando che “il torbido annullamento delle elezioni priva i cittadini di Chisinau di un sindaco eletto democraticamente”. Da Bucarest non giungono reazioni significative ai fatti moldavi, anche a causa della complessa situazione politica attuale romena, scossa dalla recente condanna del leader del partito social-democratico Liviu Dragnea.

Foto: internazionale.it

Chi è Francesco Magno

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Dottorando presso l'università di Trento con un progetto sulle politiche nazionalizzatrici dei governi romeni nel periodo interbellico. Laureato in storia contemporanea presso l'università di Padova con una tesi sulle epurazioni del regime comunista romeno nel mondo delle libere professioni. Si occupa da anni di Romania, paese dove ha trascorso diversi soggiorni di studio e ricerca, con particolare attenzione al nazionalismo romeno e alle politiche di nazionalizzazione in aree di frontiera.

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Un commento

  1. Pro Mosca o pro occidente, ma combattere la corruzione perché vivrebbero meglio con uno stato di diritto funzionante fa così schifo?

    Hanno bisogno dell’occidente per combattere per delle cause giuste?

    Un paese deve far crescere al proprio interno le forze che lo plasmano e lo fanno avanzare.

    L’occidente, come la situazione in UE dimostra, non salva proprio un bel niente, né economicamente né legalmente.

    Cari moldavi, se fate qualcosa, non fatelo per gli altri, ma fatelo per voi stessi.

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